Forse sarebbe stato più saggio non portare in Italia il film
Dylan Dog.
Il personaggio inventato da Tiziano Sclavi da noi è una vera
icona, arrivando ad essere il fumetto più venduto subito dietro a Topolino.
L’indagatore dell’incubo è invece marginalmente conosciuto in America, presente
solo grazie ad alcuni albi tradotti.
La storia di per se è abbastanza semplice, un investigatore
privato deve tornare a vestire quelli “dell’investigatore dell’incubo “dopo che
un killer sovrannaturale uccide prima un uomo (la figlia prova a chiedere
l’aiuto di Dylan ma lui rifiuta) e dopo uccide Markus, il suo assistente di Dog
nel film (che tornerà da zombi). Una volta tornato Dylan si trova al centro di
una guerra senza quartiere tra vampiri e zombi.
Se non fosse stato scomodato il nome di Dylan Dog forse il
film, certo non un capolavoro, si poteva anche guardare. Ma il regista Kevin
Munroe ha provato subito a mettere le mani avanti "So di dover fare i
conti con una base di fan fedelissimi al Dylan Dog dei fumetti. Dog in Italia è
un mito, un’icona. So a cosa sto andando incontro e non mi tiro indietro, ho
affrontato i fan anche quando ho girato il film delle Tartarughe Ninja.”
Le differenze tra il personaggio del film e quello dei
fumenti è enorme. Alcune cose si possono sinceramente perdonare, altre sono
errori gravi di un regista che, o non ha studiato un personaggio non originale
oppure è stato abbastanza presuntuoso da volerlo reinventarlo.
Il colore della macchina, il mitico Maggiolone, (nera nel
film, bianca nel fumetto), potrebbe non essere un problema, questa la
perdoniamo.
Ma il resto…
Già la sceneggiatura sembra molto lontana da quello che è
Dylan Dog, nonostante i 300 albi ufficiali oltre decine di speciali e raccolte.
L’indagatore dell’incubo è un antieroe, vegetariano,
claustrofobico e non ama la tecnologia. E, soprattutto, vive a Londra. Un
personaggio complesso e con tanti tratti distintivi.
Il personaggio di Munroe è palestrato, rimane chiuso in una
bara senza troppi problemi. Ma soprattutto, vive a
New Orleans.
E forzata anche la costruzione del personaggio, lo racconta
lo stesso Dylan nel corso del film, di essere stato, in passato, l’arbitro
nella lotta tra vampiri, zombi e licantropi. Il Dog di Sclavi non si sarebbe
abbassato a tanto.
Capiamo l’assenza di Groucho, la famiglia Marx non da i
diritti, ma si poteva provare a ricreare lo spirito del personaggio con altre
fattezze, invece si è puntato a fare un assistente giovane si stralunato ma senza
la simpatia e l’irriverenza di Groucho.
E poi c’è la totale assenza di Bloch, vero padre spirituale
di Dog.
In un’intervista Munroe ha spiegato: “bisogna capire che le
differenze tra film e fumetto sono inevitabili. Succede sempre: un conto è il
personaggio disegnato, un conto è quello che fai vivere nel film. Abbiamo
cercato di rimanere fedeli allo spirito del fumetto.”
Be, diciamo che non basta una giacca blu e una camicia rossa
per mantenere lo spirito di un personaggio molto complesso.