martedì 28 gennaio 2014

UNKNOWN - SENZA IDENTITÀ

Jaume Collet-Serra, regista e produttore spagnolo, porta al cinema il romanzo dello scrittore francese Didier Van Cauwelaert ”Fuori di me dello”. Un thriller adrenalinico dove la memoria è la protagonista principale.

Il Dr. Martin Harris (un fantastico Liam Neeson) arriva a Berlino per partecipare ad un congresso dove si dovrebbe annunciare una importante scoperta scientifica, quando rimane vittima di un terribile incidente stradale. Si risveglia dal coma dopo alcuni giorni e scopre che la sua identità gli è stata sottratta e che sua moglie non lo riconosce più, sostenendo di non averlo mai visto. Confuso e inseguito da un misterioso killer, Martin Harris inizia a cercare la verità mettendo anche in dubbio la veridicità dei pochi frammenti di ricordi che gli affiorano alla mente. Tutto questo con l'aiuto di Gina, la donna che guidava il taxi dell’incidente.

Un bel film, girato bene, recitato anche meglio, con pochissime sbavature. I personaggi sono intriganti e ben studiati. Per tutto il film non si capisce se la moglie di Harris sia complice o vittima, se voglia aiutare il marito o no. Tutto questo con una leggerissimo profumo di guerra fredda che non stona affatto nel film.

Naturalmente la verità metterà in discussione tutte le piccole certezze che Neeson ha, ma è un finale tutt’altro che scontato.

lunedì 27 gennaio 2014

Marco Malvaldi, Argento vivo



Marco Malvaldi
Argento vivo
Sellerio, 2013
14.00 euro, 288 p.


In Argento Vivo, Marco Malvaldi mette a riposo tutta la squadra del Bar Lume (il barista Massimo e i quattro vecchietti che hanno reso famoso lo scrittore pisano) ma senza distaccarsi da quel sottogenere che vede in lui uno dei migliori scrittori italiani, quello del thriller umoristico.

Come sempre Malvaldi caraterizza molto i personaggi che ruotano intorno alla storia. La trama sembra semplice, viene rapinata la casa di un famoso scrittore e tra le tante cose, viene portato via anche il computer dove c’era anche l’unica copia del suo ultimo romanzo. Sarà intorno a questo furto che ruota tutta la storia e dove ruotano tanti personaggi che si incontreranno nel corso del libro.

Giacomo è lo scrittore famoso derubato ma inizierà a rendersi conto che la sua produzione letterario (compreso il manoscritto perduto) rischiano di essere sempre uguali a se stessi; Leonardo è un informatico (e blogger letterario) che totalmente estraneo alla vicenda, si ritroverà protagonista del racconto: il Gobbo e Gutta sono due spacciatori che la crisi economica li ha portati a diventare ladri d’appartamento, Costantino è un ex dipendente di una ditta di sistemi d’allarma ma che, suo malgrado, sarà costretto a diventare anche lui complice del Gobbo, Stelea è un agente di polizia di origini rumene che mal sopporta il suo capo e che vuole arrivare in fondo a questo caso.

La storia è piacevole e scorrevole e strappa sempre più di una risata, e comunque, per chi apprezza Malvaldi, non si può non leggere.

giovedì 23 gennaio 2014

36 QUAI DES ORFÈVRES

36 quai des orfèvres è la storica sede della polizia francese, quella dove lavorava anche Meigret per intenderci. Il regista e sceneggiatore francese Olivier Marchal porta sul grande schermo una storia cruda, piena di tradimenti, vendette ed arrivismo che accadono al “36”.

Quando Robert Mancini (André Dussollier), capo della polizia, viene promosso a direttore generale, ha il difficile compito di indicare il suo successore. Visto che è uno che non vuole lasciare “merda” sotto i tappetini, decide di lanciare una sfida tra i due suoi sottoposti, Léo Vrinks (Daniel Auteuil) capo dell’Antirapina, e Denis Klein (Gérard Depardieu) capo dell’Antibanditismo. I loro compito sarà quello di arrestare una banda di criminali che sta mettendo in ginocchio Parigi. Chi dei due  riesce ad arrestarla diventerà capo.

Parte tra i due, e le loro squadre, una vera e propria sfida, dove i colpi proibiti e immorali non sono esclusi.

Non è solo un thriller emozionante, pieno di colpi di scena fino all’ultimo fotogramma, è un film che prova a descrivere anche la lotta tra bene e male, e tra due poliziotti che vogliono a tutti i costi diventare i  capi e, per fare questo, sono pronti ad andare contro la propria morale e le proprie convinzioni. Un bellissimo prodotto anche grazie alla splendida sceneggiatura di Marchal, ex poliziotto che dedica il film al capitano Dominique Loiseau morto nell’84 in servizio, che riesce a creare un’atmosfera veramente noir intorno ai protagonisti. Alcune parti della sceneggiatura sono poi riprese dalla sua esperienza di poliziotto, come le circostanze che portarono alla morte lo stesso Loiseau, ucciso mentre era in appostamento.

mercoledì 22 gennaio 2014

Leonardo Sciascia, Una storia semplice




Leonardo Sciscia
Una Storia semplice
Adelphi, 1989
8.00 euro, 66 p.


Leonardo Sciascia nel suo testamento chiede di pubblicare questo piccolo libricino, da considerarsi più un racconto lungo che un romanzo, il giorno della sua morte. E così il 20 novembre del 1989 viene pubblicato "Una storia semplice". Ma il titolo è ingannevole visto che questa è una storia complicatissima, un giallo siciliano, con sfondo di mafia e droga. La storia inizia con una telefonata alla polizia. Al centralino l’uomo dice di chiamarsi Giorgio Roccella e vuole parlare con il questore. Questi, che sta indossando il cappotto, pronto per passare il fine settimana fuori dall’ufficio, fa rispondere al suo brigadiere. Al telefono Roccella da i suoi dati, il luogo in cui si trova e chiede l’intervento della polizia. Il brigadiere è pronto a raggiungere Roccella, ma il questore gli suggerisce di andarci l’indomani anche perché, sostiene, è probabile che si tratti di uno scherzo visto che Roccella è un diplomatico e non viene in Sicilia da tempo.

Ascoltato il consiglio del suo superiore il brigadiere raggiunge il luogo indicato da Roccella, un vecchio casolare abbandonato. Qui trova il corpo di Giorgio. A prima vista sembra un suicidio, con una pistola affianco del cadavere, una vecchia arma tedesca della prima guerra mondiale, e il corpo chino su dei fogli con su scritto “Ho trovato”.

Ma la semplicità di questa storia finisce qui,  poi si apre la complicata ricerca della verità, ma la scoperta dell’assassino (presto si scarta la teoria del suicidio) è solo un elemento di una trama molto più intrecciata dove criminalità organizzata, personaggi equivoci, dipinti spariti si intrecciano.

Solo il brigadiere cerca fino alla fine di trovare la soluzione.

martedì 21 gennaio 2014

DYLAN DOG IL FILM


Forse sarebbe stato più saggio non portare in Italia il film Dylan Dog.
Il personaggio inventato da Tiziano Sclavi da noi è una vera icona, arrivando ad essere il fumetto più venduto subito dietro a Topolino. L’indagatore dell’incubo è invece marginalmente conosciuto in America, presente solo grazie ad alcuni albi tradotti.

La storia di per se è abbastanza semplice, un investigatore privato deve tornare a vestire quelli “dell’investigatore dell’incubo “dopo che un killer sovrannaturale uccide prima un uomo (la figlia prova a chiedere l’aiuto di Dylan ma lui rifiuta) e dopo uccide Markus, il suo assistente di Dog nel film (che tornerà da zombi). Una volta tornato Dylan si trova al centro di una guerra senza quartiere tra vampiri e zombi.
Se non fosse stato scomodato il nome di Dylan Dog forse il film, certo non un capolavoro, si poteva anche guardare. Ma il regista Kevin Munroe ha provato subito a mettere le mani avanti "So di dover fare i conti con una base di fan fedelissimi al Dylan Dog dei fumetti. Dog in Italia è un mito, un’icona. So a cosa sto andando incontro e non mi tiro indietro, ho affrontato i fan anche quando ho girato il film delle Tartarughe Ninja.”

Le differenze tra il personaggio del film e quello dei fumenti è enorme. Alcune cose si possono sinceramente perdonare, altre sono errori gravi di un regista che, o non ha studiato un personaggio non originale oppure è stato abbastanza presuntuoso da volerlo reinventarlo.
Il colore della macchina, il mitico Maggiolone, (nera nel film, bianca nel fumetto), potrebbe non essere un problema, questa la perdoniamo.

Ma il resto…
Già la sceneggiatura sembra molto lontana da quello che è Dylan Dog, nonostante i 300 albi ufficiali oltre decine di speciali e raccolte.
L’indagatore dell’incubo è un antieroe, vegetariano, claustrofobico e non ama la tecnologia. E, soprattutto, vive a Londra. Un personaggio complesso e con tanti tratti distintivi.
Il personaggio di Munroe è palestrato, rimane chiuso in una bara senza troppi problemi. Ma soprattutto, vive a  New Orleans.
E forzata anche la costruzione del personaggio, lo racconta lo stesso Dylan nel corso del film, di essere stato, in passato, l’arbitro nella lotta tra vampiri, zombi e licantropi. Il Dog di Sclavi non si sarebbe abbassato a tanto.

Capiamo l’assenza di Groucho, la famiglia Marx non da i diritti, ma si poteva provare a ricreare lo spirito del personaggio con altre fattezze, invece si è puntato a fare un assistente giovane si stralunato ma senza la simpatia e l’irriverenza di Groucho.
E poi c’è la totale assenza di Bloch, vero padre spirituale di Dog.
In un’intervista Munroe ha spiegato: “bisogna capire che le differenze tra film e fumetto sono inevitabili. Succede sempre: un conto è il personaggio disegnato, un conto è quello che fai vivere nel film. Abbiamo cercato di rimanere fedeli allo spirito del fumetto.”

Be, diciamo che non basta una giacca blu e una camicia rossa per mantenere lo spirito di un personaggio molto complesso.

lunedì 20 gennaio 2014

P .D. JAMES, Morte in seminario



P .D. JAMES
MORTE IN SEMINARIO
Mondadori, 2002
Prezzo 10.00, Pag 504


Un giovane seminarista, Ronald Treeves, viene trovato morto sulla spiaggia a pochi metri dal seminario di Saint Anselm, costruito in un luogo sperduto ed arroccato sulle coste della Cornovaglia.

Nonostante un verdetto di morte accidentale, il facoltoso padre di Ronald, Alfred Treeves, decide di mettere in campo tutte le sue conoscenze per far luce su una vicenda che lui stesso giudica dubbia. Per questo si rivolge a Scotland Yard e riesce a convincere il capo della polizia a mandare uno dei suoi migliori uomini ad indagare. La scelta non può che non ricadere su Adam Dalgliesh, il personaggio che P.D. Jemes ha creato nel lontano 1962. Dalgliesh conosce il posto, lui, figlio di un parroco, era solito passare qualche giorno di vacanza, quando era ancora giovane, proprio in quel seminario.

Arrivato a Saint Anselm, Dalgliesh si accorge che non è il luogo di pace frequentato da lui un tempo. Anzi. La morte del giovane si iscrive in una serie di eventi complicati. Lo stesso seminario, luogo di cultura, ma molto esclusivo, rischia di chiudere per volere dell’arcidiacono Crampton.

P.D. cerca di tratteggiare bene i vari personaggi, provando a dare uno spessore psicologico importante, ed inserendo una serie di personaggi oltre quelli che si possono comunemente trovare in un qualsiasi seminario. Infatti, durante i giorni di permanenza a Saint Anselm, il seminario ospiterà, oltre agli ordinandi (4) e ai sacerdoti (4, tra cui il direttore, Padre Morell, e l’anziano ex direttore, Padre Martin), anche alcuni personaggi che si riveleranno centrali per la storia, come lo stesso arcidiacono Crampton. Tutti si riveleranno intrecciati fra di loro.

Ma quello che sembrava una semplice indagine di routine, si rivelerà presto tutt’altro. Perché, mentre la morte di Roland potrebbe essere veramente un incidente, quella dell’arcidiacono, morto nella chiesa del seminario, davanti ad un Giudizio Universale di grande valore, è tutt’altro che accidentale.

Parte da qui, siamo quasi a metà libro, la vera indagine. Tutti sono sospettati (tranne padre Martin, che ha trovato il corpo a notte fonda, ma non in grado di compiere quel tipo di delitto). Tutti avevano un valido motivo per odiare l’arcidiacono, tutti preoccupati per la certa chiusura del seminario.

P.D. prova a mettere molti elementi nel libro, senza rischiare di annoiare il lettore. Sesso, soldi, incesto, vendette, personaggi dal passato dubbio, sacerdoti condannati per abusi sessuali e un po’ di esoterismo (nel seminario è conservata un’antica pergamena di Pilato che avrebbe ordinato di far spostare il corpo mortale di Gesù), sono tutti ingredienti che si intrecciano fra loro, e ogni volta che Adam sembra avvicinarsi alla verità questa gli sfugge.

Fino alla conclusione, senza troppi colpi di scena, ma con un’indagine razionale che porta alla scoperta inevitabile del colpevole.

venerdì 17 gennaio 2014

Millennium

Forse neanche l’autore si sarebbe aspettato un successo così grande, ma la trilogia Millennium (Uomini che odia le donne, La ragazza che giocava con il fuoco e La regina dei castelli di carta, tutti editi da Marsilio) ha toccato la cifra record di 27 milioni di copie vendute in nove  anni dalla prima pubblicazione del libro e la distribuzione in 40 paesi (è stato anche il primo autore a vendere più di un milione di libri in e-book). I tre volumi (veri tomi da 600 pagine di media ma di una scorrevolezza impressionante) però sarebbero dovuti essere solo una parte di un’opera ben più grande (sembra che l’autore avesse pensato a 10 libri, continuando a sviluppare i personaggi di  Mikael Blomkvist e Lisbeth Salander). Stieg Larsson infatti è morto prematuramente a 50’anni, stroncato da un infarto. Lui, giornalista e scrittore, esperto di gruppi neonazisti in Svezia consulente di Scotland Yard, fino al 2004 aveva pubblicato solo saggi politici sulla Svezia. Poco prima di morire però aveva preso contatto con una famosa casa editrice e aveva presentato i primi tre volumi della sua opera, assicurando che stava già preparando le bozze per il quarto ed il quinto volume. La stessa trilogia Millennium è stata pubblicata solo dopo la morte dell’autore. Purtroppo la sua scomparsa non solo ha lasciato a meno della metà l’opera, ma sono anche iniziate a circolare diverse ipotesi e vere e proprie leggende su che fine avessero fatto gli altri due volumi iniziati.

Il padre di Larsson ha dichiarato, qualche anno fa, di aver visto il manoscritto, salvato in un computer introvabile, quasi completo, ma che non sapeva che fine avesse fatto;  la compagna, anche lei giornalista, Eva Gabrielsson  ha provato a smentire questa ipotesi, intervistata da Marie Claire nel 2012 dice “La gente deve ormai prendere atto della realtà e accettarla, così come l'ho dovuta accettare io: Stieg è morto e non importa quanto tutti noi lo vorremmo ancora vivo. Non risorgerà dalla sua tomba e non dobbiamo aspettarci altri romanzi in arrivo”. E se tra qualche tempo si trovasse un nuovo manoscritto alcuni maligni metterebbero sicuramente in giro la voce che non si tratterebbe di un’opera originale ma di una trovata della casa editrice stessa.

C’è poi un’altra storia che gira intorno alla figura di Larsson, un suo vecchio collega ha infatti dichiarato  che non sarebbe stato lo scrittore svedese l’autore della trilogia, una prosa troppo elaborata, secondo lui, ma la sua compagna Eva Gabrielsson (ma anche su questo c’è stata una secca smentita).

All’inizio del 2011 poi, mentre la Gabrielsson stava per dare alla stampa un libro che ha per oggetto il suo rapporto con lo scrittore, è circolata un’altra voce interessante, lei sarebbe in possesso delle prime 200 pagine del quarto libro (che avrebbe anche un titolo: La vendetta divina) e pronta a completarlo, ma anche questa sembra solo una voce, probabilmente per attirare pubblico.

Ma la trilogia Millenium non è solo un caso editoriale ma ha portato all’uscita di molti libri collaterali. Marsilio ha infatti pubblicato sia il libro di Eva Gabrielsson ( Stieg ed io) nel quale la giornalista racconta il rapporto con il suo compagno (i due sono stati insieme 32 anni), ma anche “La Stoccolma di Stieg Larsson” una vera guida alla città descritta nei romanzi di Larsson. Interessante, per scoprire qualche retroscena e qualche mistero intorno alla figura di Larson e dei suoi romanzi, anche Guida alla trilogia Millennium (della giornalista francese Guillaume Lebeau edito in Italia da Velardi).

Sul sito della Marsilio editore ci sono anche le trascrizioni delle lettere tra Larson e la sua casa editrice (http://blog.marsilioeditori.it/2009/01/08/le-lettere-inedite-di-larsson/ ).

Larson ha comunque aperto le porte ad un mercato internazionale che vede oggi gli scrittori svedesi e scandinavi in genere riempire gli scaffali delle librerie e balzare alla testa delle classifiche dei libri più venduti.

La trilogia ha già avuto un adattamento cinematografico, tre pellicole in lingua svedese (ma tradotte in tutto il mondo) il primo capitolo affidato alla regia del danese Niels Arden Oplev, mentre per gli altri due allo svedese Daniel Alfredson. E, nel 2011, è stato girato il rifacimento statunitense del primo film con la regia di David Fincher (ha diretto tra gli altri Fight Club, The Game e Seven), con Rooney Mara (The Social Network) nella parte di Lisbeth Salander e Daniel Craig in quella di Mikael Blomkvist. Già dopo l’uscita del primo film USA si è iniziato a parlare del sequel, anche se ancora non si vedono i frutti, fermi, secondo alcuni dai continui impegni del regista David Fincher o dal compenso per Daniel Craig (sensibilmente aumentato dopo il successo di 007 Skifall)