mercoledì 25 febbraio 2026


 

La prova

 

Tra fiction e true crime. La prova, serie tv su Netflix, è basata sul libro The Breakthrough, scritto dalla giornalista Anna Bodin e dal genealogista Peter Sjölund. Come leggiamo dalle primissime immagini della serie, tutto inizia il 19 ottobre 2004, nella cittadina svedese di Linköping, poco più di 100 mila abitanti. Un duplice omicidio, Mohamed Ammouri, di 8 anni, e Anna-Lena Svensson, di 56. Un omicidio che sconvolge la piccola comunità svedese, in una città dove si conoscono tutti. Quel 19 ottobre prende il via una delle più lunghe e complesse indagini investigative della storia della Svezia. Per il detective chiamato a risolvere il caso, questo omicidio diventa una vera a proprio ossessione, anche perché per quasi due decenni il caso non ha un colpevole. Sulla scena del crimine viene ritrovato sia l’arma del delitto, un coltello a farfalla, che tracce del DNA che appartengono all’assassino. Purtroppo, questo profilo genetico non è presente negli archivi della polizia, e nasce così un’indagine che porterà a fare 5 mila test sui maschi tra i 15 e i 30’anni e ad interrogare 7 mila individui. Per di più anche il delitto sembra strano, la vittima, il piccolo Mohamed, sembra sia stato scelto a casa e Anna-Lena sia stata uccisa solo perché ha provato a salvare il bambino, difficile trovare un movente e un modus operandi, quindi difficile fare un profilo psicologico dell’assassino, trovare una spiegazione. Difficile trovare l’assassino. Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, per 16 l’indagine non ha sviluppio, quando arriva la svolta (The Breakthrough, il titolo del libro e della serie originale, significa appunto la svolta, forse titolo sarebbe stato più appropriato): il genealogista Peter Sjölund inizia a collaborare con la polizia e, grazie al suo metodo d’indagine, si arriva ad individuare il colpevole.

Nella serie seguiamo il lavoro del detective John (interpretato da Peter Eggers). È lui ad avere la guida del caso, e capiamo fin da subito che per lui questo caso diventerà un’ossessione tanto da mettere in crisi il suo matrimonio (la moglie, incinta, lo lascerà appena nasce il bambino, lamentandosi proprio della sua assenza). Un’ossessione che dura 16 anni. Nella serie vediamo la prima parte delle indagini quando poi la polizia non riesce ad andare avanti. Gli anni passano e quel caso diventa un cold case, una notizia del TG.

Dopo 16 anni, il caso sta per essere archiviato, troppe risorse spese per nulla. A John sono consessi una manciata di giorni prima di doversi occupare di altro. Ed è qui che arriva la svolta, John viene a sapere che un genealogista (Mattias Nordkvist) ha un metodo innovativo per risalire all’identità dell’omicida. Inizia una corsa contro il tempo per arrivare alla verità.

La serie, come abbiamo detto, è il racconto di un caso di cronaca che ha colpito la Svezia, e non solo per la caparbietà delle forze dell’ordine che non hanno mai smesso di investigare, ma anche per l’utilizzo di tecniche scientifiche sperimentali ma determinanti per la risoluzione del caso. In qualche modo possiamo trovare delle analogie con caso di Yara.

martedì 24 febbraio 2026

In libreria


Tutta la morte davanti

                      Jeffery Deaver, Isabella Maldonado 




Dopo Fatal Intrusion (Longanesi 2025) torna in libreria Jeffery Deaver in coppia con l’ex agente dell’FBI Isabella Maldonado, con il secondo romanzo che a come protagonista l’agente dell’FBI Carmen Sanchez.

Se il giorno più bello diventa l’ultimo…

Tra le colline dorate di Hollywood, un elegante ricevimento di nozze si trasforma in incubo quando uno degli sposi muore per un incidente. Le risate si spengono in pianti, i balli cedono il passo alla fuga, la gioia più grande si trasforma nell’orrore più puro. Sul luogo della tragedia sopraggiungono l’agente Carmen Sanchez e il suo collega Jake Heron, esperto di sicurezza digitale. Ciò che inizialmente appare come una crudele fatalità rivela presto una verità ben più inquietante: questo infatti è il terzo matrimonio che si conclude con la morte di uno degli sposi. E il filo rosso sangue che lega tra loro questi omicidi porta dritto a un serial killer spietato, ossessionato non solo dalla morte, ma dalla distruzione emotiva che ne deriva. Un artista del dolore che colpisce dove l’amore è più luminoso. Mentre Carmen e Jake cercano di scoprire la sua identità per poterlo fermare, il killer ha già scelto la prossima coppia perfetta da distruggere… ed è proprio la loro. In questa caccia mortale dove i ruoli si confondono e gli inseguiti diventano inseguitori, l’amore diventa l’arma più pericolosa di tutte. Perché il killer non vuole solo uccidere: vuole assistere alla sofferenza di chi resta, goderne e firmare con il dolore il suo più grande capolavoro.


Cinema


 Inside Man: Most Wanted



Con 88 milioni di dollari incassati solo negli Stati Uniti, Inside Men è il film con il più grosso incasso di Spike Lee. Marito anche di un cast eccezionale: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Christopher Plummer, Willem Dafoe e Chiwetel Ejiofor. Il film, uscito nelle sale nel 2006, partiva dalla rapina ad una banca. la Manhattan Trust. Ma, anche conoscendo la sensibilità di un regista come Spike Lee, capiamo fin da subito che oltre la rapina ci sia qualcosa di più. Infatti i rapinatori non si erano introdotti nella banca per rubare i soldi, ma soprattutto per rubare un segreto che era custodito in una delle cassette di sicurezza della banca e che se fosse stato rivelato avrebbe portato a delle gravi conseguenze.

Visto questo grande successo, e dopo molti rumors sul coinvolgimento dello stesso Spike Lee alla regia, nel 2019 il seguito: Inside Man: Most Wanted.

Scritto da Brian Brightly e Russell Gewirtz (quest’ultimo autore del soggetto del primo capitolo), questa volta la regia è affidata a MJ Bassett.

Il film prova a riprendere i temi sviluppati nella prima pellicola, tanto che l’inizio del film si apre proprio con una scena della seconda guerra mondiale e con il ritrovamento di alcuni lingotti d’oro con l’effige del terzo Reich.

Anche qui un gruppo di rapinatori, guidati da Roxanne McKee, entrano nella Federal Reserve Bank di New York. Ma anche questa volta non è una semplice rapina: una volta chiusa la porta della banca e presi tutti in ostaggi, i rapinatori vanno nel caveau, ma qui, sorprendendo lo stesso direttore della banca, chiedono di aprire un magazzino di per sé in disuso. È qui che vengono conservati i lingotti d’oro della Seconda guerra mondiale con l’effige del terzo Reich.

A guidare i negoziati con i rapinatori vengono chiamati un agente speciale dell’FBI, Rhea Seehorn, e un detective della polizia, Aml Ameen.

Il film ha molti richiami con l’originale di Spike Lee, e si intuisce che questa rapina prende le mosse proprio da quella organizzata da Dalton Russell (il personaggio interpretato da Clive Owen).

Il film era arrivato sulla piattaforma Netflix e ora disponibile su Sky. In particolare, nel periodo su Netflix, nonostante le cattive recensioni anche negli Stati Uniti, ha avuto un discreto successo.

Il cast sicuramente non è all’altezza del primo capitolo, e manca un po' di mistero storico che troviamo nella pellicola di Spike Lee, ma comunque è un film anche piacevole da vedere ma senza particolari pretese.

lunedì 23 febbraio 2026

 

La sezione Q






Nel 2007 in Danimarca esce “Kvinden i buret” dello scrittore Jussi Adler-Olsen. Adler-Olsen, classe 1950, è cresciuto nelle cliniche psichiatriche, ma non perché malato, più semplicemente il padre era un medico psichiatra. Prova diversi lavori, prova anche a seguire le orme del padre, ma alla fine sarà con Kvinden i buret che si presenta al grande pubblico. Libro arriva in Italia nel 2011, edito da Marsilio, con il titolo: La donna in gabbia.

Il libro ha un discreto successo e ne nasce una serie (da noi è appena uscito il 10 capitolo della saga dal titolo Sette metri quadri).

In La donna in gabbia inizia quindi la serie della Sezione Q, una squadra mal assortita della polizia di Copenaghen che ha il compito di indagare sui casi irrisolti. A guidare la squadra è l’ispettore Carl Mørck. Carl ha un recente passato burrascoso: una sparatoria all’interno di un appartamento dove lui e alcuni colleghi stavano facendo un sopralluogo. Le conseguenze sono nefaste, Carl ne uscirà con una grave ferita (e non solo fisica), un collega morto ed un altro, per altro amico dello stesso Carl, un grave problema alla spina dorsale. Quando riprende il lavoro viene marginalizzato dai colleghi e per trovargli un posto gli creano proprio la Sezione Q, con uffici nei sotterranei della centrale e come unico aiutante, Assad, un giovane immigrato.

Queste sono le premesse di una squadra pronta al fallimento.

Il primo caso a cui lavorano è quello di Merete Lynggaard. Lei era un parlamentare in rampa di lancio che un giorno, semplicemente, scompare. Era in viaggio, ma non scenderà mai dal traghetto su cui viaggiava. Che fine ha fatto?

Merete Lynggaard è scomparsa da cinque anni quando Carl riapre il caso. In verità Merete Lynggaard è chiusa da qualche parte e l’unico contatto con il mondo esterno, in quei cinque anni, è una voce metallica che le chiede di rispondere ad una semplice domanda: “perché sei qui?”.

Fin da subito quindi sappiamo che dietro alla scomparsa della parlamentare c’è qualcosa di personale e di profondo, anche se lei non riesce a dare una risposta. Adler-Olsen riesce, per altro, a dare, nella scrittura, quel senso di claustrofobia che ci aspetteremo di provare se fossimo rinchiusi un cono metallico.

Carl, con il suo nuovo collega, riesce a ripercorrere le indagini.

Da La donna in gabbia nascono due trasposizioni: un film e una serie televisiva.

Nel Film, uscito nel 2013, in Danimarca mantenendo il titolo del libro, mentre in Italia il titolo è diventato Carl Mørck - 87 minuti per non morire,  interpretato da Nikolaj Lie Kaas (Carl) e Fares Fares (Assad), troviamo le stesse ambientazioni che troviamo nel libro. E anche la narrazione è molto fedele all’originale.

Nel 2025 viene trasmesso per la piattaforma Netflix Dept. Q - Sezione casi irrisolti. La prima stagione della serie tv è proprio tratta da La donna in gabbia. Qualche differenza la troviamo tra libro e serie tv. Intanto è ambientata ad Edimburgo, in Scozia e non in Danimarca.  La vittima è la procuratrice Merritt Lingard, non più una politica (rampante come la politica, ma la differenza è evidente), e al posto di Assad troviamo il più maturo Akram Salim, un poliziotto di origine siriana (le differenze con questo personaggio sono molte, Akram Salim infatti ha tanta esperienza nel campo investigativo a differenza di Assad). Infine anche la risoluzione del caso è differente tra il libro e la serie (io personalmente preferisco quello originale).

 

 

 

 


venerdì 20 febbraio 2026

 True Crime


Yara Gambirasio

 




Yara era nata il 21 maggio 1997 e viveva a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Il suo sport preferito era la ginnastica artistica, che praticava nella palestra vicino a casa, a circa 700 metri da dove viveva con i suoi genitori.

Aveva appena 13 anni quel maledetto 26 novembre del 2010. Era una giornata normale, come tutte le altre. Non era neanche un giorno in cui si sarebbe dovuta allenare. Ma ad un certo punto dice di dover andare in palestra, avrebbe dovuto prestare uno stereo alla sua allenatrice. Arriva alla palestra intorno alle 17.30 e probabilmente, almeno secondo le testimonianze raccolto dagli inquirenti, ci resta fino le 18.40.

Poi scompare.

I suoi genitori si allarmano quando non la vedono arrivare e non risponde al telefono. Partono subito le ricerche. Gli inquirenti riescono a stabilire che dopo le 18.40 il cellulare della ragazza, oltre alla cella telefonica che copriva l’area di Brembate di Sopra, si era agganciata anche alle celle di Ponte San Pietro e Mapello.

Ma Yara è scomparsa nel nulla.

Le ricerche coinvolgono centinaia di volontari in tutta la zona coordinati dai carabinieri. Vengono anche utilizzati cani molecolari sperando che possano trovare una traccia della ragazza. Ma passano i giorni senza che succeda nulla. La ragazza non si trova, e naturalmente con il passare dei giorni la speranza che venga ritrovata ancora viva diminuiscono sensibilmente.

I cani seguono le tracce di Yara fino a Mapello, in un cantiere. Il fatto che proprio da quelle parti fosse stata agganciato il cellulare della ragazza il giorno della scomparsa, convincono gli inquirenti ad approfondire la questione. Così mettono sotto intercettazione i telefoni di alcuni operai.

Ad un certo punto i carabinieri credono di aver trovato un sospetto e arrestano un ragazzo di 22 anni. Mohammed Fikri è un piastrellista che lavorava in quel cantiere e viene fermato mentre “scappava” a Tangeri, e lo individuano grazie ad una intercettazione telefonica. Ma ben presto si scopre che è tutto un grosso errore. Il ragazzo infatti non stava affatto scappando a Tangeri, anzi, il biglietto per tornare a casa sarebbe stato acquistato prima della scomparsa di Yara; invece, la traduzione dell’intercettazione (il ragazzo infatti parlava in arabo) sarebbe stata errata e lui parlava della fidanzata. Fikri viene rilasciato poco dopo. E di Yara ancora nessuna notizia.

Le ricerche finiscono il 26 febbraio 2011, 3 mesi dopo la scomparsa.

A una decina di chilometri da casa Gambirasio c’è Chignolo d'Isola, un paesotto di poco più di 3 mila abitanti. Un uomo, in aperta campagna, stava facendo volare un suo modellino di aereo. Ad un certo punto scorge qualcosa proprio vicino a dove era atterrato il suo modellino. Era il corpo di una ragazza. La cosa che colpisce è che quella zona era stata già perlustrata, ma non è stato mai trovato nulla.

Avevano ritrovato Yara.

La ragazza aveva indosso gli stessi vestiti che aveva il giorno della scomparsa, con il reggiseno slacciato e gli slip lacerati e leggermente abbassati. Erano anche visibili dei lividi e delle ferite sul corpo. 

Naturalmente viene predisposta subito l’autopsia. I risultati sono sorprendenti. La ragazza infatti presenta, si, ferite multiple, ha anche un trauma cranico, un profondo taglio al collo e altre ferite da taglio. Ma nessuna di queste ferite era mortale, tanto che la causa della morte era stato attribuito a una combinazione di questi traumi con l’ipotermia. In pratica Yara fu abbandonata ferita nel campo e morì a causa del freddo durante la notte. Secondo le conclusioni del medico legale, poi, la ragazza non aveva ricevuto violenza sessuale.

Ora c’era un corpo da ridare alla famiglia e si iniziano le indagini per omicidio.

Ma questo ritrovamento porta anche ad una grande svolta del caso, perché sul corpo della ragazza verrà trovato anche un profilo genetico che non appartiene alla famiglia e che i periti denomineranno Ignoto 1.

Proprio questa traccia di DNA sarà fondamentale per la risoluzione del caso, ma non solo, farà partire il più importante lavoro scientifico ed investigativo sull’individuazione del sospettato; infatti, verrà fatto il test del DNA su più di 22 mila persone, probabilmente la ricerca, almeno in Italia, più importante mai fatta.

Ma non sarà semplice.

Andiamo con ordine.

Come abbiamo detto, i periti trovano questa traccia genetica sul corpo della ragazza e la confrontano con i parenti di Yara senza trovare però nessuna corrispondenza, poi inseriscono i risultati del test nella banca dati nazionale, ma anche questa volta nessun esito.

Per ora quel profilo è ignoto 1.

Con caparbietà gli inquirenti predispongono il test ad un campione altissimo, più di 22 mila uomini della zona e che si trovavano nel presunto orario del rapimento della ragazza nella zona.

Il primo risultato arriva. Uno dei test effettuati ha un grado di parentela con il padre del sospettato.

Viene così individuato Giuseppe Guerinoni, un ex autista di autobus. Guerinoni ha due figli. Ma secondo le analisi entrambi sarebbero estranei ai fatti. Guerinoni avrebbe un figlio illegittimo? Possibile. Ma c’è un problema, lui è morto nel 1999 senza lasciare traccia di un eventuale figlio illegittimo.  

Gli investigatori continuano la ricerca di ignoto 1 e arrivano a individuare la seconda parte del DNA di Ignoto 1 che apparterrebbe a Ester Arzuffi, madre biologica di Ignoto 1.

Gli inquirenti capiscono di trovarsi vicino alla soluzione del caso. Infatti, tre i figli di Ester c’è Massimo Bossetti, un operaio edile di Mapello. Attraverso un finto controllo stradale, riescono a procurarsi il DNA di Bossetti. Le analisi confermano che è lui ignoto 1. Per di più, attraverso alcune telecamere di sorveglianza, gli investigatori individuano il furgoncino di Bossetti nei pressi la palestra di Yara anche nel giorno del delitto.

Il 16 giugno 2014 Massimo Bossetti viene arrestato.

Naturalmente Bossetti si dichiara fin dal suo arresto innocente. Ma la prova del DNA sarebbe una prova di colpevolezza difficile da contestare. Ma secondo la difesa ci sarebbe una spiegazione: il sangue di Bossetti si sarebbe trovato su alcuni attrezzi da lavoro dello stesso Bossetti, attrezzi che gli erano stati però rubati e poi utilizzati dal “vero” killer per colpire Yara.

La Procura invece basa proprio sul DNA la sua tesi accusatoria. Altro elemento a carico di Bossetti, poi, sarebbe la compatibilità di alcune fibre ritrovate sul corpo di Yara con quelle dei tappetini del furgone di Bossetti stesso. Gli investigatori avrebbero anche trovato materiale compromettente nel PC della ragazza.

Il 27 aprile 2015 si avvia il processo.

A questo punto la difesa contesta il fatto di non poter analizzare i campioni di DNA ritrovati sul corpo della ragazza. Il motivo è molto semplice, il materiale genetico ritrovato sarebbe scarso e quindi impossibile ripetere gli esami stessi, l’unica possibilità è lavorare solo sui documenti prodotti dalla procura.

Il processo si conclude il 1° luglio 2016 quando la Corte d’Assise di Bergamo condanna Bossetti all’ergastolo per omicidio aggravato, con la qualificazione di delitto con tortura e crudeltà nei confronti della vittima minorenne. Sentenza confermata in appello (nel 2017) e in Cassazione (2018).

Caso finito?

Solo fino ad un certo punto. Perché anche dal carcere Bossetti continua a proclamarsi innocente. L’ultimo aggiornamento però c’è stato solo lo scorso novembre quando gli avvocati della difesa hanno avuto la possibilità di poter accedere a 9 mila (degli oltre 22 mila) campioni di DNA che sono stati prelevati durante le indagini.

giovedì 19 febbraio 2026

 

Rocco Schiavone




Nel 2013 esce per la casa editrice Sellerio Pista nera scritto da Antonio Manzini. Il libro, come sappiamo, è ambientato ad Aosta ed ha come protagonista Rocco Schiavone, probabilmente uno dei personaggi letterari e televisivi meglio riusciti nell’ultimo decennio. Oggi Schiavone è apparso in 15 romanzi (l’ultimo, Sotto mentite spoglie pubblicato nel 2025) alcuni racconti e dal 2016 anche una serie televisiva Rai.

Schiavone è un vicequestore romano trapiantato forzatamente ad Aosta come punizione disciplinare. È un uomo scorbutico, diretto, spesso volgare nei modi, ma estremamente intelligente e intuitivo nel lavoro investigativo. Detesta il freddo, la montagna e molte delle regole dell’istituzione che rappresenta, ma nonostante ciò è profondamente legato a un suo personale senso di giustizia. Fisicamente viene descritto come trasandato, sempre con il loden addosso, le Clarks ai piedi (che deve cambiare spesso visto che ad Aosta quando va bene piove e quando va male nevica, clima inadatto per portare le Clarks) e la sigaretta (e non solo) spesso in mano. Il suo stile è lontano dall’immagine classica del poliziotto irreprensibile. Spesso per perquisire fa a meno del mandato magari entrando di notte, scassinando la serratura. È anche un uomo cinico, ironico e disilluso, ma sotto la scorza dura nasconde una grande sensibilità.

Nel corso dei libri il suo personaggio cresce e consociamo sempre più il suo passato. Possiamo anzi dire che ogni volume sia un capitolo della sua storia. In questi 12 anni e 15 romanzi, a pensarci, vengono descritti poco più di 3 anni. i libri non sono solo conseguenziali, ma quasi partono dall’ultimo avvenimento del libro precedente.

Rocco è sicuramente segnato dalla morte della moglie Marina, evento che lo perseguita costantemente e che contribuisce al suo atteggiamento malinconico e autodistruttivo. Nei libri spesso vede Marina, con cui parla e alle volte lo mette anche sulla pista giusta per la risoluzione dei casi (anche se, con l’andar del tempo, la sua presenza tende a scomparire del tutto dalla vita del vicequestore).

Ha un rapporto conflittuale con l’autorità (ma anche qui i suoi superiori, il questore Costa e il PM Baldi, sono due personaggi che se in un primo momento diffidano di Schiavone, con l’andar del tempo, pur rimando perplessi sul passato e sui metodi adottati, comunque lo stimano per i risultati ottenuti), ma è leale con i pochi amici veri e mostra grande empatia verso le vittime, soprattutto i più deboli.

In poche parole quindi Schiavone rappresenta l’anti-eroe moderno: non è un poliziotto modello, ma un uomo pieno di difetti che cerca di fare la cosa giusta in un mondo ingiusto.

Ha anche dei forti legami. In particolare ha 3 amici romani (diventeranno 2 ma bisogna seguire le avventure di Schiavone) con cui ha un solidissimo rapporto. Erano amici fin da piccoli e sono rappresentanti della piccola criminalità di uno dei quartieri più iconici di Roma come Trastevere. Spesso questi amici sono parte integrante della risoluzione dei casi, quando Rocco ha bisogno di gente fidata e soprattutto disposta a trasgredire le regole chiama loro.

Abbiamo detto di diversi personaggi che ruotano intorno a Schiavone, ma dobbiamo ammettere che Manzini è riuscito a creare un mondo intero che partecipa ai libri, la sua squadra formata anche da personaggi surreali come l’abruzzese D’Intino, la sostituta della Scientifica (Michela Gambino, una grande scienziata con il limite di credere a molte teorie del complotto), l’anatomopatologo Alberto Fumagalli (un toscanaccio molto legato a Schiavone), ma anche alcuni personaggi femminili (come l’agente Caterina Rispoli e la giornalista Sandra Buccellato, donne con cui Rocco ha avuto storie tormentate).

Ed infine due caratteristiche che alleggeriscono il personaggio. La prima, Rocco racconta che fin da piccolo era fissato con gli animali, tanto da conoscere il nome scientifico e le caratteristiche principali di tutti, bene, questa passione lo porta a vedere somiglianze tra le persone che incontra (testimoni e sospettati) e gli animali. La seconda, le “rotture di cojoni”, con una personale scala di rotture (all’ultimo posto l’omicidio, ma dove c’è tutto, dai canti di natale alle rapine).

La serie di Manzini usa i casi criminali anche come pretesto per esplorare temi come il dolore, la corruzione, l’amicizia e l’alienazione.

 

martedì 17 febbraio 2026

 In Libreria


Un’ultima goccia di sole 

Emma Stonex 



Gennaio 1989. In un’ordinaria e gelida mattina d’inverno, Bridget “Birdie” Keller si sveglia con una notizia che in un istante spezza e stravolge la sua normalità: Jimmy Maguire, l’uomo che ha ucciso sua sorella Providence diciotto anni prima, sta per tornare in libertà. È il momento che Birdie stava aspettando e così, lasciati i figli a scuola, parte per Londra con una pistola nella borsa e un solo obiettivo: trovare Maguire e ottenere la sua vendetta. Ma ogni storia può essere raccontata da più punti di vista e, dietro ciò che Birdie ha sempre creduto di sapere, si celano bugie e segreti rimasti a lungo sepolti. È davvero Jimmy l’assassino di Providence? O è forse l’unica persona di cui lei possa realmente fidarsi? E, quando la verità verrà finalmente a galla, lascerà vincere il rancore o riuscirà a scegliere il perdono? Dopo il successo internazionale dei Guardiani del faro, Emma Stonex torna con un nuovo thriller mozzafiato, immerso nella suggestiva e inquietante bellezza delle campagne del Devon. Un mistero travolgente e magnetico, pieno di colpi di scena, che intreccia due vite segnate da un crimine terribile e racconta una storia indimenticabile di amore e vendetta.