L'omicidio
di Piersanti Mattarella
Miguel
Gotor
6
gennaio 1980 il presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, esce da
casa e sala sulla sua auto. Insieme alla moglie, Irma Chiazzese, sarebbero
andate alla messa per l’Epifania. Sta per partire, aspetta qualche ritardatario
che da casa doveva andare con loro.
Un
giovane si avvicina alla vettura e fa fuoco. Irma prova a proteggere il marito
facendo scudo con il proprio corpo, senza successo, Mattarella muore.
Miguel
Gotor, politico (è stato deputato e assessore al comune di Roma) è uno storico
che si occupa in particolare della storia degli anni 70 del 900. Diverse le sue
pubblicazioni in ambito storico (l memoriale della Repubblica. Gli scritti
di Aldo Moro dalla prigionia e La passione non è finita dove raccoglie
gli scritti di Enrico Berlinguer) prova a fare luce su un fatto di cronaca
politico- giudiziaria tutt’altro che conclusa con la pubblicazione appunto di L’omicidio
di Piersanti Mattarella (Einaudi 2025).
La
biografia del politico siciliano tratteggiata appunto da Gotor ci fa conoscere
meglio Piersanti. Figlio di Bernardo, un politico della DC più volte ministro e
deputato fin dalla prima legislatura, Piersanti prende le redini del padre in
Sicilia all’indomani della morte di Bernardo. Quella di Bernardo è un’eredità
pesante che Piersanti però porta a testa alta, allargando anche la base
elettorale del padre e diventando un punto di riferimento per molti sull’isola,
tanto che si vociferava per lui come futuro vicesegretario del partito. Era,
per altro, molto legato alla figura di Aldo Moro. Ma soprattutto, e questo
Gotor lo sottolinea con precisione nella sua analisi, in contrasto con Vito Ciancimino,
già sindaco di Palermo e poi punto di riferimento della mafia palermitana.
Sicuramente
Mattarella sarà, da presidente della Regione, un punto di riferimento della
lotta alla mafia, e il suo omicidio si può ascrivere a quel filone di omicidi
eclatanti che stava investendo la Sicilia in quegli anni (Boris Giuliano è
stato ucciso a Palermo il 21 luglio 1979; Pio La Torre il 30
aprile 1982; il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa ucciso a Palermo il 3
settembre 1982). Per questo omicidio il 12 aprile 1995 vennero condannati
all'ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca,
Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.
Quindi
solo un delitto di Mafia? E se sappiamo con certezza (giudiziaria) che dietro l’omicidio
ci sono dei boss mafiosi, chi ha, materialmente, sparato?
È
una domanda che Gotor si pone. E per rispondere deve prima però partire da una
riflessione su come si può cercare la verità (una pagina molto interessante del
libro che può ricordare il famoso articolo Io so, di Pasolini). Infatti,
se non abbiamo una verità giudiziaria sugli esecutori materiali di quel
delitto, possiamo provare, attraverso le analisi storica di quell’avvenimento e
di quegli anni, una supposizione storica. Vennero accusati, ma prosciolti i
terroristi di desta Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, due nomi tutt’altro
che estranei alla storia recente italiana, pensiamo al loro coinvolgimento alla
bomba alla stazione di Bologna (scoppiata 8 mesi dopo l’omicidio Mattarella il
2 agosto 1980).
Infatti,
quell’omicidio non si può leggere se non si guarda ad un contesto molto più
ampio, pensando al coinvolgimento dell’eversione nera (gente come appunto Fioravanti
e Cavallini che testimonianza collocavano a Palermo proprio all’inizio del
1980), ma anche alla massoneria deviata (la P2 di Gelli), la trattativa tra
stato e mafia.
Gotor
traccia una descrizione vivida di quegli anni dando al lettore tutte le
informazioni per farsi un’opinione.