venerdì 13 marzo 2026


 

Il nido del Corvo

Pierluigi Pulixi



Pulixi sta diventando una delle voci più interessanti nel noir italiani. Quest’anno ci ha regalato due nuovi investigatori, protagonisti del su ultimo lavoro per adulti: Il nido del Corvo, edito da Feltrinelli.

Il romanzo è la caccia ad un killer misterioso. Ma tutto ruota, inevitabilmente, intorno ai due protagonisti: Daniel Corbu (Corvo) e Viola Zardi. Il primo ha una storia pesante di abusi alle spalle e sappiamo che è stato adottato, vive in campagna con tutta la sua famiglia e ha un rapporto strettissimo con il padre (gravemente malato), è anche molto religioso. La Zardi, invece, è ludopatica, frequenta un ragazzo molto più giovane di lei, ma che sembra non amare fino in fondo. E se Corbu è sempre preciso ed elegante, la Zardi è sempre trasandata. Due figure così diverse non potevano che attrarsi, da un punto di vista professionale. E poi c’è la Sardegna, un elemento tutt’altro che estraneo alla narrazione, come abbiamo imparato a capire dalle storie di Pulixi. Una Sardegna rurale e desolata, la penisola del Sinis e Oristano.

La storia inizia quando il cellulare di Angela Floris viene riacceso. La donna era scomparsa sei mesi prima e non si sapeva nulla di lei. Le indagini, capiamo abbastanza presto, erano ferme fino a quell’inaspettato indizio. Ma quando arrivano sul luogo dove era stato individuato il cellulare i due investigatori trovano anche un altro, macabro, regalo, una mano tagliata.

Parte una caccia all’uomo.

Quello che capiamo, fin da subito, è una particolare perversione del killer verso le mani delel sue vittime, tanto da essere chiamato Artista per come curava in maniera maniacale le mani delle sue vittime.

In un recente articolo apparso su La Repubblica, Pulixi scrive: “Per decenni, il pilastro della serialità popolare è stato il personaggio iconico e ripetitivo: l'investigatore infallibile alla Poirot, l'agente segreto intramontabile come James Bond, il medico legale geniale in stile Kay Scarpetta. Il lettore cercava consolazione nella reiterazione di una formula collaudata: stessa voce, medesimo mondo, identica struttura rassicurante. Oggi, questo modello mostra le sue crepe. Il pubblico, soprattutto quello più giovane, nutrito da narrazioni crossmediali complesse, desidera sempre più profondità e interconnessioni. Non basta più seguire le vicende di un singolo eroe. Si vuole esplorare l'universo in cui quell'eroe vive, incontrare i personaggi di sfondo, vedere eventi da punti prospettici multipli. Il modello classico della serialità, quello del personaggio ricorrente che risolve casi o vive avventure in una successione lineare di romanzi, non è più l'unico paradigma dominante”.

I personaggi di questa storia hanno una profondità magistrale. Seguiamo l’evolversi della malattia del padre del Corvo, le delusioni d’amore della Zardi. È una profondità che ci fan ben sperare di un loro rapido ritorno su un nuovo caso. Grazie alla profondità della descrizione dei personaggi riusciamo a capirne anche le decisioni e come agiscono.

giovedì 12 marzo 2026

 

Sotto mentite spoglie

 


 

Sotto mentite spoglie è il settimo romanzo che vede come protagonista il vicequestore della questura di Aosta Rocco Schiavone, creato da Antonio Manzini.

I libri di Manzini su Schiavone sono tanti capitoli della vita di Schiavone. Quindi il romanzo parte proprio da dove avevamo lasciato il Vicequestore e la sua squadra in Il passato è un morto senza cadavere.

Sandra Buccellato era stata rapita dalla sorella e salvata da Schiavone, trovandola però in pessime condizioni. Ed è da lì che parte questo nuovo giallo di Manzini. Sandra è ancora ricoverata e sta concludendo la fisioterapia, forse l’unica nota positiva per Rocco che sta per affrontare un nuovo Natale su ad Aosta, uno dei periodi peggiori per il poliziotto, anche per la presenza, nelle strade della città, di cori che intonano canti natalizi. 

A questo si aggiungono due, anzi, tre casi.

Prima la rapina in una banca, che porterà Schiavone nel ridicolo, anche dopo aver concluso le indagini ed assicurato i malviventi alla giustizia. Ma il tempo di godersi la vittoria e viene ritrovato un corpo senza nome nel lago. Iniziano subito le indagini per capire chi è e perché è stato ucciso, ma nello stesso tempo un chimico di un’importante casa farmaceutica sparisce nel nulla. Per Schiavone non ci sono dubbi sulla priorità dei casi da seguire: per lui il caso importante è l’omicidio, ma il questore, che deve dar conto anche alla politica, insiste per la ricerca del chimico. Questo, infatti, lavora per un’importante azienda che sta per mettere sul mercato un nuovo prodotto frutto di anni di ricerca, e la mancanza del lancio della nuova medicina porterebbe a dei danni economici enormi.

Così Schiavone deve portare avanti le 2 indagini parallelamente, con gli uomini contati (per altro con evidenti limiti come il solito D’Intino) e con l’aiuto esterno di Caterina (spesso prestata dalla sezione in cui lavora, quello contro la violenza sulle donne). Una grossa mano arriverà dai suoi amici romani. Furio e Brizio sentono la mancanza del loro amico relegato ad Aosta e decidono quindi di andare su per Natale, e daranno un grosso contributo alle indagini.  

E, come spesso accade con Manzini, le indagini di Schiavone sono anche la scusa per approfondire tutti i personaggi creati da Mazini, a partire dallo stesso Schiavone. In questo capitolo, infatti, Rocco appare più fragile, soprattutto nel suo rapporto con Sandra. Come ogni personaggio seriale, i personaggi ricorrenti devono crescere con il passare del tempo per dare sempre più corpo alle storie. Vediamo quindi le pene d’amore di D’Intino, i dubbi di Scipioni, l’evoluzione della nuova famiglia di Casella, il matrimonio di Fumagalli e la Gambino.

Anche in questo caso poi, il romanzo non ha un vero finale. Certo, tutte le indagini sono finite ed hanno una conclusione, ma si ha sempre la sensazione che la narrazione sia quasi troncata, aspettando il prossimo capitolo della vita di Rocco.

mercoledì 11 marzo 2026

 

Kay Scarpetta




Nel 1990 la giornalista statunitense Patricia Cornwell pubblica il romanzo Postmortem dando vita al personaggio del medico legale Kay Scarpetta. In questo primo romanzo Scarpetta, che sappiamo essere nata a Miami nel 1956 (come la Cornwell), è un medico legale con specializzazione in patologia forense e assume l'incarico di direttrice dell'istituto di medicina legale della Virginia, oltre ad essere direttrice del National Forensic Academy di Hollywood in Florida. Con questo personaggio si cambia la prospettiva dell’indagine investigativa dando un peso maggiore alla parte scientifica dell’investigazione. Il lettore si abituerà a frequentare non solo le aule dei tribunali o i corridoi delle stazioni di polizia, ma anche obitori, laboratori della scientifica, oltra ad avere un altro tipo di approccio verso le scene del crimine. Come nella vita reale, oltre a smontare alibi e trovare moventi, gli investigatori (e quindi i lettori) devono prendere dimestichezza con DNA e impronte digitali.

Cornwell descrive Scarpetta come una donna brillante e ambiziosa, che si muove in ambienti dominati storicamente da uomini (siamo a metà degli anni 90). La sua competenza scientifica è la sua arma principale: attraverso autopsie, analisi balistiche e studio delle tracce biologiche, ricostruisce la verità nascosta dietro morti apparentemente inspiegabili.

Naturalmente, diventando seriale, la Cornwell ha bisogno di personaggi comprimari di altro livello che aiutano Scarpetta. Pete Marino è un Detective rude ma leale e lavora assiduamente con Scarpetta, il loro rapporto è spesso conflittuale ma basato su rispetto reciproco. Benton Wesley non solo è uno Psicologo dell’FBI ma anche un grande amore della vita di Scarpetta. E poi c’è Lucy Farinelli, nipote geniale e problematica, esperta di tecnologia e investigazioni informatiche.

Kay Scarpetta è presente in quasi trenta romanzi (l’ultimo uscito per Mondadori nel novembre del 2025 è Taglio Letale).  Una lunga carriera che la fa passare per crisi professionali, trasferimenti, scandali politici e attacchi personali. La Cornwell cerca sempre di umanizzarla: Scarpetta è una donna che dubita, soffre, commette errori.

Sono tutti ingredienti che ne fanno un personaggio complessissimo e non poteva mancare la sua trasposizione sul piccolo schermo.

Ci ha pensato Prima. Dall’11 marzo sarà disponibile su Prime Video Scarpetta.  Ad interpretare la protagonista Nicole Kidman. Con lei Jamie Lee Curtis (che interpreta la sorella di Scarpetta), Bobby Cannavale (il detective Pete Marino), Simon Baker (Benton Wesley) e Ariana DeBose (la nipote di Kay). Lo sviluppo della serie e la sceneggiatura sono stati affidati a Liz Sarnoff (tra i sceneggiatori di Lost).

Nella serie Scarpetta deve fare i conti con il suo passato. 28 anni prima aveva portato a termine un caso che ora sembra tornare. E lei ha una seconda occasione per scoprire la verità

martedì 10 marzo 2026

 In libreria

L'ultimo turno

Chris Pavone



 

Chicky Diaz è il portiere più amato del Bohemia, il palazzo più prestigioso dell’Upper West Side, dimora di celebrità, finanzieri e dell’élite culturale di New York. Nel suo lussuoso attico, l’appartamento 11C-D, Emily Longworth ha tutto quello che ha sempre desiderato. Peccato che odi profondamente suo marito, che detestava in silenzio già prima delle recenti rivelazioni sull’origine della sua immensa ricchezza. Ma il contratto prematrimoniale è inattaccabile e lei non ha ancora trovato la forza di lasciarlo. Al piano inferiore, nell’appartamento 2A, Julian Sonnenberg – critico d’arte di successo e uomo che ha vissuto per cinquant’anni una vita piena e cosmopolita – riceve una telefonata devastante. Una notizia che non fa che confermare la sua sensazione: quella di essere ormai irrimediabilmente out. Intanto, nei sotterranei del Bohemia, il personale del palazzo – quasi tutto afroamericano e ispanico – segue con inquietudine le notizie in tv: a pochi isolati di distanza, un nero è stato ucciso dalla polizia. La città sta esplodendo in proteste, scontri, violenze. Mentre si prepara per il suo turno serale, Chicky infrange una regola sacra del mestiere: stasera porterà con sé una pistola. Perché lui sa che, proprio davanti all’ingresso sontuoso e all’apparenza inespugnabile del palazzo, si sta giocando qualcosa di più grande. Stanotte, nemici si scontreranno, lealtà verranno messe alla prova, segreti svelati – e vite spezzate. In un affresco inedito e feroce della New York di oggi, Chris Pavone scrive un giallo perfetto per i nostri tempi, dove suspense, critica sociale e ritmo narrativo si fondono senza soluzione di continuità.

lunedì 9 marzo 2026

 


inganno di troppo



 

Harlan Coben non è solo un autore particolarmente prolifero di thriller, ma sembra particolarmente apprezzato anche da molti produttori (inglesi e francesi in particolare), tanto che da moltissimi suoi libri sono nate fortunate miniserie e sulla piattaforma Netflix c’è una sezione dedicata alle produzioni tratte dai suoi lavori.

Tra queste, dal 1° gennaio 2024, è uscito Un inganno di troppo (Fool Me Once il titolo originale della serie, tratto dall’omonimo libro edito in Italia da Longanesi).

La vita di Maya Stern è sconvolta in pochi mesi. È un’ex soldatessa allontanata dall’esercito (durante la serie vediamo diversi flashback dove la troviamo pilotare un elicottero e sparare dei missili durante una battaglia). Prima perde la sorella, uccisa durante una rapina in casa. E poi il suo amato marito, Joe, ucciso da dei rapinatori nel parco mentre passeggiavano.

Ma mentre si sta riprendendo da questi lutti vede il marito apparire in un baby monitor. Maya è comprensibilmente sconvolta. Parte da qui un’indagine parallela a quella della polizia per capire cose sia successo al marito, capire se quello che aveva visto era solo la sua immaginazione, se il marito fosse realmente morto. Per altro la registrazione della telecamera è stata fatta sparire dalla baby sitter che nega tutto. E insieme alla ricerca del marito anche scoprire chi avesse ucciso la sorella. Ma in tutto questo c’è anche un’indagine ufficiale della polizia, affidata al detective Sami Kierce, un poliziotto non più giovanissimo e, soprattutto, malato (in una delle prime scene lo vediamo perdere improvvisamente i sensi mentre era al volante). Maya poi deve scavare anche nei segreti della famiglia del marito. Joe, infatti, appartiene ad una ricca e potente famiglia inglese, proprietari di una grande azienda farmaceutica a cui capo c’è proprio la madre di Joe.

La serie, 8 puntate in tutto, con una media di 50 minuti a puntata (tranne l’ultima di soli 35 minuti) è scritta per tenerti con il fiato sospeso fino alla fine, strutturata con il cliffhanger (espediente narrativo che interrompe bruscamente una scena in un momento di alta tensione o colpo di scena rimandando la fine della scena alla puntata successiva).

I personaggi sono ben descritti e hanno una grande profondità, il rapporto tra Maya e la suocera, o per meglio dire, il loro conflitto, è ben descritto tanto che la protagonista sembra sempre sul punto di crollare (si gioca molto sulla possibilità che lei sia una donna instabile, segnata dalla guerra e finita con la morte della sorella prima e del marito dopo, mentre la suocera, si capisce, è una psicologa). Per altro non rimangono domande sospese, ma ogni mistero viene svelato alla fine (un bel finale inaspettato) e tutto si tiene insieme. Soprattutto la serie punta a un colpo di scena finale forte che chiude tutte le linee narrative senza lasciare buchi.

 

sabato 7 marzo 2026

 True Crime


William Henry Bury




William Henry Bury nasce il 25 maggio del 1859 a Staffordshire, in Inghilterra. Alcuni hanno addirittura provato a sostenere che sia lui il famigerato Jack lo squartatore. La cosa che sappiamo con certezza è che lo squartatore aveva ucciso le sue vittime nel 1888 e Bury verrà impiccato, per aver ucciso la moglie, nel 1889, ma, come vedremo, ci saranno altre somiglianze.

Il 10 aprile 1860 il padre, Henry Bury, morì in seguito ad un incidete mentre lavorava. La madre, probabilmente già depressa, venne ricoverata al Worcester County Pauper and Lunatic Asylum pochi mesi dopo, il 7 maggio 1860, e in questa struttura rimase fino alla sua morte, il 30 marzo 1864.

Senza più il padre e con la madre ricoverata in ospedale, William si trasferisce a Dudley, da uno zio materno, ma nel 1871 torna nel suo paese natale, quando venne iscritto alla Blue Coat, una scuola di beneficenza.

A sedici anni iniziò a lavorare, ma mai con stabilità. Prima un magazzino a Wolverhampton (una ventina di chilometri da Birmingham) e poi, nella stessa città. per un produttore di serrature da dove venne però licenziato per furto tra il 1884 e il 1885. Si sa poi che nel 1887 faceva il venditore ambulante a Birmingham. Ma le notizie sono scaerse.

Anche a Birmingham ebbe poca fortuna. Così decise di trasferirsi a Londra, dove arrivò nell’ottobre del 1887. Qui incontrò Ellen Elliot. William aveva conosciuto Ellen grazie a James Martin, per il quale lavoravano entrambi (Ellen come domestica e, probabilmente, prostituta).

Nel marzo 1888, Ellen e William vanno a vivere insieme e il 2 aprile 1888 si sposano, presso la chiesa parrocchiale di Bromley.

Bury viene descritto come un ubriacone violento, e più di una volta era stato colto nel minacciare la moglie, come il 7 aprile 1888, solo 5 giorni dopo il matrimonio, quando la padrona di casa, la signora Haynes sorprese Bury mentre minacciava con un coltello di tagliarle la gola. La coppia restò a Londra fino all’inizio dell’anno successivo, quando si trasferirono a Dundee in Scozia.

Il 10 febbraio Bury entra nella stazione di polizia di Dundee per denunciare il suicidio di sua moglie. La deposizione venne raccolta dal tenente James Parr. Secondo la testimonianza che Bury rilascia alle forze dell’ordine, la coppia avevano bevuto molto la notte prima e lui si era addormentato. Ma al suo risveglio, la mattina seguente, aveva trovato il corpo di sua moglie sul pavimento con una corda intorno al collo. Qui Bury dice di essere entrato nel panico e invece di chiamare un medico, aveva invece tagliato il corpo della donna e lo aveva nascosto in una cassa.

 

Parr era rimasto colpito dal racconto e portò Bury dal capo del dipartimento investigativo della stazione, il tenente David Lamb.  A quel punto Bury fu perquisito e venne trovato un piccolo coltello, un libretto di risparmio, la chiave di casa e alcuni gioielli della donna. Tutto fu confiscato in attesa delle indagini. Poi i poliziotti si recarono a casa di Bury dove, effettivamente, trovarono i resti mutilati di Ellen stipati in una cassa.

Dopo aver scoperto il cadavere della donna, Lamb tornò alla stazione di polizia e accusò William dell'omicidio della moglie.

L’autopsia fu eseguita da una equipe di cinque medici e conclusero che Ellen era stata strangolata e il suo assalitore era arrivato alle sue spalle. La sua gamba destra era rotta in due punti in modo da poter essere stipata nella cassa. Il corpo presentava ferite da arma da taglio.

Il capo della polizia inviò tutte le informazioni raccolte alla polizia metropolitana di Londra. Nel documento il capo della polizia descriveva nel dettaglio l’omicidio, soffermandosi in particolare sui dettagli della mutilazione della donna. Le informazioni, in particolare, erano per i poliziotti che stava investigando sui crimini di Jack lo Squartatore. Gli investigatori, pur non considerando Bury un sospettato credibile, vollero approfondire e in particolare l'ispettore Frederick Abberline interrogò alcuni testimoni a Whitechapel collegati allo stesso Bury,

Il 18 marzo 1889, Bury fu accusato dell'omicidio della moglie e si dichiarò non colpevole. Il processo si tenne davanti l'Alta Corte di Giustizia il 28 marzo. L'udienza durò 13 ore. Tra i testimoni dell'accusa c'erano la sorella di Ellen, Margaret Corney, l'ex datore di lavoro di William, James Martin, la padrona di casa londinese dei Bury, Elizabeth Haynes, il compagno di bevute di William, David Walker, il tenente Lamb e i dottori Templeman e Littlejohn che avevano fatto l’autopsia. La difesa basava la sua strategia sulla testimonianza del dottor Lennox, uno dei 5 medici che aveva fatto l’autopsia ma che era in disaccordo con gli altri medici. In particolare, secondo Lennox Ellen si era strangolata. Alle 22:05 il processo terminò e la giuria si ritirò per deliverare. Alle 22:40, tornarono con un verdetto unanime di colpevolezza e il giudice, Lord Young, emise la condanna a morte.

Bury venne impiccato il 24 aprile 1889.

Fu l'ultima esecuzione tenutasi a Dundee.

 



giovedì 5 marzo 2026

 The Rip - Soldi sporchi





Nel 2022 Ben Affleck e Matt Damon danno vita alla casa di produzione Artists Equity. Ma i due non sono solo colleghi e soci in affari, la loro è una lunghissima amicizia, nata da giovani a Boston, e spesso, si sono trovati a lavorare insieme. L’ultimo lavoro fatto insieme era stato Air - La storia del grande salto (uscito a 2023), che racconta la storia del sodalizio tra la Niky e Michael Jordan. In quel film Affleck firmava anche la regia. Ben Affleck e Matt Damon, con la Artists Equity, firmano anche un contratto di collaborazione con Netflix per la produzione di una serie di film.

Tra i primi prodotti di questa collaborazione The Rip, un film che riunisce sul set Ben Affleck e Matt Damon. Il film è disponibile dallo scorso gennaio sulla piattaforma Netflix (in italiano è stato tradotto con Soldi sporchi, invece che Lo strappo). La regia è di Joe Carnahan (The A-Team). The Rip si apre con la morte del capitano Jackie Velez della polizia di Miami ad opera di due killer. Per gli investigatori che indagano c’è il sospetto che l’omicidio sia maturato all’interno della polizia stessa. Non solo, c’è anche il sospetto che, all’interno delle forze dell’ordine, ci sia una squadra che vada in giro a rapinare gli spacciatori. È in questo clima teso che al tenente della Tactical Narcotics Team (TNT), Dane Dumars (Damon) arriva la segnalazione di una casa con all’interno i proventi della vendita di droga. Ma durante il raid notturno nella casa Dumars con il sergente J.D. Byrne (Affleck) e la sua squadra, scopre un bottino inaspettato: infatti nella casa non c’era qualche centinaio di migliaia di dollari ma barili pieni di contante, 24 milioni di dollari.

Quello che doveva essere un banale sequestro diventa un incubo: tra sospetti di tradimento, cartelli messicani alle calcagna che rivogliono i soldi e l'ombra del passato che riemerge, i poliziotti iniziano a dubitare l'uno dell'altro.

Il punto di forza del film non è l'azione né la trama, ma il rapporto tra i due protagonisti. La loro intesa è sempre fantastica. Ben Affleck e Matt Damon danno vita a due personaggi complessi, Demon più cauto e ligio al dovere mentre Affleck più impulsivo. I vari scontri dialettici durante il film fanno aumentare la tensione della narrazione. Lo spettatore dubita di tutti. E poi c’è tutta la squadra che irrompe nella casa vede nei soldi la soluzione per tutti i loro problemi, tutti risultano ambigui.

"The Rip" non è un capolavoro rivoluzionario, ma è un thriller che vale la pena vedere per apprezzare una buona regia e un cast affiatato.