lunedì 2 marzo 2026

 In libreria

Un caso complicato per l'avvocato Ligas. Perdenti

Gianluca Ferraris

 

Mentre sta per uscire su Sky la prima stagione Avvocato Ligas interpretato da Luca Argentero, Corbaccio riporta il libreria il libro di Giancluca Ferraris che dà vita all'avvocato milanese.

 Lorenzo Ligas è un avvocato penalista brillante. Forse il più geniale sulla piazza di Milano. Ma la sua vita è andata in frantumi. È un disastro e lo sanno tutti. I suoi soci lo allontanano perché ha smarrito definitivamente il confine tra dovere e piacere. Lui, però, non può smettere di lavorare. Così decide di fare ciò che gli riesce meglio: sceglie i casi che nessuno vuole, quelli già decisi dal pregiudizio e dal rumore dei media. Poi c’è la vita fuori dall’aula: un matrimonio finito e una figlia che Ligas ama più di ogni cosa al mondo. Il padre perfetto non esiste, lui lo sa. Può solo esserci quando conta, cercare di mettere sua figlia davanti a tutto senza lasciarsi travolgere dai propri demoni. Ma mentre cerca di restare a galla fra guai privati e problemi professionali, bussa alla porta un caso che puzza di guai. Un poliziotto ucciso. Un ex cantante sul banco degli imputati. Chat cancellate nell’ora sbagliata. Un misterioso telefono svizzero. Testimoni che spariscono. E un palazzo con un’uscita secondaria.

Tra bar rumorosi e corridoi di tribunale, Ligas cerca la crepa dove tutti vedono un muro. Se il colpevole perfetto fosse solo un alibi per qualcun altro? E soprattutto: a chi conviene davvero che l’imputato resti colpevole? È una corsa contro la fretta di condannare e contro le scorciatoie del sistema. Per Ligas la regola non cambia: tutti sono innocenti fino a prova contraria e meritano la miglior difesa possibile. La sua.

 

La montagna nel lago

Jacopo De Michelis

 




Dopo il successo con La Stazione (Giunti 2022), De Michelis torna con un potente thriller, La montagna nel lago (sempre per Giunti).

La storia è ambientata nell’isola di Montisola, nel cuore del lago Iseo. Un’ambientazione particolare, e, come spesso accade (ne abbiamo parlato per il romanzo La Prova https://tuttiicoloridelcrime.blogspot.com/2026/02/la-prova-di-michael-connelly-questo.html ), fondamentale per la costruzione dell’intero romanzo. Montisola, infatti, non fa solo da sfondo alla narrazione, ma diventa fondamentale per l’itero intreccio narrativo. Un posto isolato, dove tutti si conoscono, dove tutti sanno mantenere un segreto.

Il romanzo si apre la sera del 3 settembre 1992 quando Pietro Rota, oramai trentenne, torna sull’isola dopo dodici anni di assenza. Ma il suo non è un ritorno di piacere, infatti torna a Montisola per aiutare il padre Nevio, sospettato dell’omicidio di Emilio Ercoli, il cittadino più ricco dell’isola.

Pietro aveva lasciato l’isola proprio per fuggire ad un destino che lo vedeva costretto a seguire le orme paterne, quelle di un pescatore che avrebbe chiesto poco alla vita, mentre lui, che aveva l’ambizione di diventare un famoso giornalista, decide di lasciare tutto e tutti e trasferirsi a Milano. Negli anni arriva la decisione di non sentire più il padre (nel libro il loro rapporto, molto distante, è molto approfondito). A Milano le sue ambizioni si scontrano però con la realtà, e l’unico impiego che trova è in un giornale di dubbia qualità che segue solo la cronaca nera.

Tornando all’omicidio, Ercoli è stato trovato morto in modo brutale, e le indagini sembrano puntare ovviamente verso Nevio, con cui aveva avuto da tempo frequenti contrasti (l’ultimo proprio la sera prima della sparizione di Ercoli) anche se nessuno a Montisola sa come sia nato questo contrasto mentre tutti i cittadini dell’isola sono legati (anche finanziariamente) ad Ercoli. A trovare il corpo era stato Cristian Bonetti, vigile urbano dell’isola, amico fraterno di Pietro quando erano giovani. Convinto dell’innocenza paterna, Pietro, insieme proprio all’amico ritrovato, intraprende un’investigazione informale per scagionarlo, scavando non solo nel presente ma, è chiaro fin da subito, anche negli oscuri segreti dell’isola. Anche Cristian aveva un sogno nel cassetto, quello di fare il poliziotto, sogno anche suo infranto (come quello di Pietro). Entrambi, quindi, vedono nella ricerca del “vero” assassino una forma di riscatto.  

Il ritorno di Pietro a Montisola diventa quindi fondamentale per la ricerca della verità e scagionare il padre ma diventa anche pretesto per un suo profondo esame di coscienza, trovandosi a dover affrontare i suoi fallimenti personali come giornalista, e anche ripensare alle sue scelte personali: l’amicizia e l’amore perduto, tutto abbandonato per seguire i suoi sogni.

 

Per raccontare tutto questo, De Michelis costruisce una trama in cui il tempo presente della narrazione (il 1992), passato recente (quando Pietro era fuggito via dall’isola) e passato storico (la Seconda guerra mondiale e i segreti che si celano in quegli anni) si intrecciano in un’unica narrazione.

Ma l’intreccio regge anche grazie a personaggi complessi. Pietro è un protagonista tormentato, che vuole fare i conti con il suo passato e vorrebbe superare anche i fallimenti di una vita, vorrebbe rimettere tutto a posto ed è consapevole anche che la risoluzione del caso avrebbe portato a superare molti problemi. Ma c’è anche un altro aspetto, l’arrivo a Montisola coincide anche con il fuggire da Milano, da un lavoro stretto e precario, ma anche da debiti che lo perseguitano, con la consapevolezza che lì è al sicuro. A mio avviso unico neo di questo personaggio è la dipendenza dalla cocaina, che ne descrive molto il carattere, ma forse sarebbe stato un personaggio ben riuscito anche calcando meno questo aspetto. Vicino a Pietro altro personaggio fondamentale è Nevio. È una figura enigmatica: pescatore rude, uomo di poche parole, simbolo di un mondo che cambia e non sempre accetta di farlo, sembra quasi infastidito dalla presenza sull’isola del figlio. Insieme a Cristian c’è poi anche Betta. I tre erano un trio molto legato, anche sentimentalmente. Betta è diventata anche la moglie di Cristian, ma le cose sarebbero andate diversamente se Pietro sarebbe rimasto nell’isola.

Il passato storico ha poi un peso fondamentale in tutto il romanzo. E De Michelis riesce a raccontare fatti realmente accaduti (come la presenza delle X flottiglia MAS sull’isola e ad inserirlo nella costruzione del giallo) al giallo che ha costruito.

 

venerdì 27 febbraio 2026

 

Regina Rossa

 




Prodotta da Amazon Prime Video e disponibile sulla piattaforma Prime dal 29 febbraio 2020, Regina Rossa è una serie thriller spagnola, adattamento del romanzo spagnolo Reina Roja di Juan Gómez-Juradol. Il libro esce in Spagna nel 2018 ed ha una notevole diffusione mentre in Italia verrà pubblicato con il titolo “Regina Rossa” nel 2021 per la Fazi editore. Lo stesso Juan Gómez-Jurado, che in Spagna aveva già pubblicato diversi libri, era poco conosciuto da noi, prima, appunto, del grande successo di Regina Rossa, primo capitolo di una trilogia che comprende anche Lupa Nera e Re Bianco. La prima stagione della serie è composta da 7 episodi e segue una coppia di investigatori—Antonia Scott e Jon Gutiérrez—abbastanza surreale, insieme per risolvere una serie di crimini efferati che sconvolgono il mondo dell’élite economica e sociale del paese.

Antonia Scott (interpretata da Vicky Luengo) è descritta come la persona più intelligente del mondo, con un quoziente intellettivo altissimo, che ha deciso di isolarsi dal mondo dopo un grave trauma personale. Scopriamo quasi subito che Antonia fa parte di un reparto speciale della polizia.

Jon Gutiérrez, (Hovik Keuchkerian, conosciuto in Italia per il ruolo di Bogotà in La casa di carta) è un ispettore di polizia basco, omosessuale, sospeso per aver piazzato della cocaina nella macchina di un protettore. A guidare i due investigatori (anche se spesso sembra che tiri i fili delle loro esistenze) c’è Mentor (Àlex Brendemühl). Sarà lui ad avvicinare Jon che, in cambio della risoluzione di ogni problema legata alla sua sospensione, dovrà convincere Antonia a ritornare al lavoro.

Antonia e Jon devono quindi indagare su omicidi ritualistici e rapimenti collegati, in una corsa contro il tempo che mescola elementi psicologici, thriller e investigativi.

La serie segue abbastanza fedelmente la narrazione del libro, sia per quanto riguarda la descrizione dei protagonisti che per la risoluzione del caso. Il punto di forza della narrazione è sicuramente la coppia di protagonisti. Antonia sembra fuori dal mondo, nonostante la sua immensa intelligenza, mentre Jon, è descritto come cavaliere pronto a difendere la sua compagna, un uomo grande e grosso, ma dal cuore tenero (interessante il rapporto che ha con la madre), ma anche un fine investigatore quando deve dimostrarlo. Soprattutto entrambi hanno un passato ingombrante che li perseguita.

È in preparazione anche la seconda stagione, prevista nel corso del 2026, questa volta tratta dal secondo libro della trilogia, Lupa Nera.

giovedì 26 febbraio 2026

 Serial Killer


Richard Speck


 

È la notte tra il 13 e il 14 luglio del 1966. Siamo a Chicago. Un uomo si presenta al 2319 di E. 100th Street. Ha in mano una pistola. Bussa alla porta a quello che è un dormitorio per infermiere del South Chicago Community Hospital. Minaccia la ragazza che viene ad aprire la porta e si introduce nell’appartamento. Quello che accadde nelle ore successive sarà uno dei crimini più efferati della storia degli Stati Uniti, un crimine che ha segnato profondamente quella città. L’uomo lega le 9 ragazze presenti nella casa. Poi le violenta e le uccide. Una brutalità spietata.

Si salverà solo Corazon Amurao, 23 anni. Si nasconde sotto il suo letto fino alle prime luci dell’alba e sfugge all’assassino che probabilmente aveva perso il conto delle ragazze presenti nella casa. Corazon Amurao alle 6 del mattino esce dal suo nascondiglio. L’uomo era andato via. Va dalla polizia e racconta della notte appena passata.  Tra le cose che racconta, dice che l’omicida aveva un tatuaggio sul breccio con la scritta “Born to Raise Hell” (Nato per scatenare l'inferno). Inizia la caccia all’uomo.

Qualche giorno dopo viene arrestato Richard Speck. Speck aveva tentato il suicidio ed il medico che lo aveva soccorso aveva notato il tatuaggio “Born to Raise Hell”.

 

Ma chi era Richard Speck?

Richard Benjamin Speck nasce a Kirkwood, Illinois, il 6 dicembre 1941. Figlio di Benjamin Franklin Speck e Mary Margaret Carbaugh Speck, settimo di otto figli, sicuramente la sua era una famiglia con non pochi problemi economici. Il padre lavorava come imballatore presso la Western Stoneware di Monmouth, ma l’uomo morì nel 1947 per un infarto. Richard era molto legato al padre e questo evento sicuramente lo traumatizzò. Pochi anni dopo, nel 1950, la madre si sposa con Carl August Rudolph Lindberg (un uomo violento e con un grave problema con l’alcol) e la famiglia si sposta in Texas. Ma questa nuova vita con il patrigno è molto problematica. La famiglia, infatti, si traferisce di continuo (sembra una decina di indirizzi diversi in poco più di 12 anni), per di più Lindberg, il patrigno, trattava male il giovane Richard.

Richard a 12 anni inizia a fare uso di alcol, a 16 ha già lasciato la scuola e si avvia ad un futuro da criminale con vari arresti per reati minori. A 21 anni ha la sua prima condanna per furto, frode (incassa un assegno non suo) e rapina. Condannato a tre anni scontò solo 16 mesi in carcere uscendo in libertà condizionata.

Uscito dal carcere però continua ad avere problemi con la giustizia e il 6 marzo 1966 rapina un nuovo negozio. Ma poi fugge in Illinois e torna a Monmouth, sua città natale.

 

Ci sono almeno due episodi nei mesi successivi il suo ritorno a Monmouth che destano preoccupazione. Il 3 aprile Virgil Harris venne aggredita nel suo appartamento, venne legata e violentata, e l’aggressore fuggì con la refurtiva. Il 13 aprile fu ritrovato il cadavere di Mary Kay Pierce. La donna, una cameriera che lavorava nel bar frequentato proprio da Richard, era sparita qualche giorno prima. La polizia sospettò di lui, ma Richard fuggì a Chicago prima di essere arrestato. Quando la polizia perquisì l’appartamento di Richard trovarono la refurtiva della rapina a Virgil Harris.

Qualche mese più tardi, a luglio, come abbiamo detto, i fatti che hanno portato alla morte delle 8 infermiere.

 

Il processo inizia il 3 aprile 1967 a Peoria, Illinois. Contro Richard ci sono già una serie di indizi ma buona parte della strategia dell’accusa si basa sulla testimonianza di Corazon Amurao. Durante il processo, quando la ragazza venne chiamata a testimoniare su quella notte, indicò Richard Speck come l’autore dei delitti.

Fu un processo velocissimo, tanto che il 15 aprile successivo la giuria emise la sentenza di condanna. La giuria aveva discusso appena 49 minuti di camera di consiglio. Il 5 giugno 1967, il giudice Herbert J. Paschen condannò Speck alla sedia elettrica, condanna confermata il 22 novembre 1968 dalla Corte Suprema dell'Illinois.

Quando, nel 1972, Corte Suprema però deliberò sull’incostituzionalità della pena di morte, la condanna di Speck venne commutato in ergastolo.

Speck muore in carcere il 5 dicembre 1991 (vigilia del suo cinquantesimo compleanno), stroncato da un infarto, come il padre.

 


mercoledì 25 febbraio 2026


 

La prova

 

Tra fiction e true crime. La prova, serie tv su Netflix, è basata sul libro The Breakthrough, scritto dalla giornalista Anna Bodin e dal genealogista Peter Sjölund. Come leggiamo dalle primissime immagini della serie, tutto inizia il 19 ottobre 2004, nella cittadina svedese di Linköping, poco più di 100 mila abitanti. Un duplice omicidio, Mohamed Ammouri, di 8 anni, e Anna-Lena Svensson, di 56. Un omicidio che sconvolge la piccola comunità svedese, in una città dove si conoscono tutti. Quel 19 ottobre prende il via una delle più lunghe e complesse indagini investigative della storia della Svezia. Per il detective chiamato a risolvere il caso, questo omicidio diventa una vera a proprio ossessione, anche perché per quasi due decenni il caso non ha un colpevole. Sulla scena del crimine viene ritrovato sia l’arma del delitto, un coltello a farfalla, che tracce del DNA che appartengono all’assassino. Purtroppo, questo profilo genetico non è presente negli archivi della polizia, e nasce così un’indagine che porterà a fare 5 mila test sui maschi tra i 15 e i 30’anni e ad interrogare 7 mila individui. Per di più anche il delitto sembra strano, la vittima, il piccolo Mohamed, sembra sia stato scelto a casa e Anna-Lena sia stata uccisa solo perché ha provato a salvare il bambino, difficile trovare un movente e un modus operandi, quindi difficile fare un profilo psicologico dell’assassino, trovare una spiegazione. Difficile trovare l’assassino. Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, per 16 l’indagine non ha sviluppio, quando arriva la svolta (The Breakthrough, il titolo del libro e della serie originale, significa appunto la svolta, forse titolo sarebbe stato più appropriato): il genealogista Peter Sjölund inizia a collaborare con la polizia e, grazie al suo metodo d’indagine, si arriva ad individuare il colpevole.

Nella serie seguiamo il lavoro del detective John (interpretato da Peter Eggers). È lui ad avere la guida del caso, e capiamo fin da subito che per lui questo caso diventerà un’ossessione tanto da mettere in crisi il suo matrimonio (la moglie, incinta, lo lascerà appena nasce il bambino, lamentandosi proprio della sua assenza). Un’ossessione che dura 16 anni. Nella serie vediamo la prima parte delle indagini quando poi la polizia non riesce ad andare avanti. Gli anni passano e quel caso diventa un cold case, una notizia del TG.

Dopo 16 anni, il caso sta per essere archiviato, troppe risorse spese per nulla. A John sono consessi una manciata di giorni prima di doversi occupare di altro. Ed è qui che arriva la svolta, John viene a sapere che un genealogista (Mattias Nordkvist) ha un metodo innovativo per risalire all’identità dell’omicida. Inizia una corsa contro il tempo per arrivare alla verità.

La serie, come abbiamo detto, è il racconto di un caso di cronaca che ha colpito la Svezia, e non solo per la caparbietà delle forze dell’ordine che non hanno mai smesso di investigare, ma anche per l’utilizzo di tecniche scientifiche sperimentali ma determinanti per la risoluzione del caso. In qualche modo possiamo trovare delle analogie con caso di Yara.

martedì 24 febbraio 2026

In libreria


Tutta la morte davanti

                      Jeffery Deaver, Isabella Maldonado 




Dopo Fatal Intrusion (Longanesi 2025) torna in libreria Jeffery Deaver in coppia con l’ex agente dell’FBI Isabella Maldonado, con il secondo romanzo che a come protagonista l’agente dell’FBI Carmen Sanchez.

Se il giorno più bello diventa l’ultimo…

Tra le colline dorate di Hollywood, un elegante ricevimento di nozze si trasforma in incubo quando uno degli sposi muore per un incidente. Le risate si spengono in pianti, i balli cedono il passo alla fuga, la gioia più grande si trasforma nell’orrore più puro. Sul luogo della tragedia sopraggiungono l’agente Carmen Sanchez e il suo collega Jake Heron, esperto di sicurezza digitale. Ciò che inizialmente appare come una crudele fatalità rivela presto una verità ben più inquietante: questo infatti è il terzo matrimonio che si conclude con la morte di uno degli sposi. E il filo rosso sangue che lega tra loro questi omicidi porta dritto a un serial killer spietato, ossessionato non solo dalla morte, ma dalla distruzione emotiva che ne deriva. Un artista del dolore che colpisce dove l’amore è più luminoso. Mentre Carmen e Jake cercano di scoprire la sua identità per poterlo fermare, il killer ha già scelto la prossima coppia perfetta da distruggere… ed è proprio la loro. In questa caccia mortale dove i ruoli si confondono e gli inseguiti diventano inseguitori, l’amore diventa l’arma più pericolosa di tutte. Perché il killer non vuole solo uccidere: vuole assistere alla sofferenza di chi resta, goderne e firmare con il dolore il suo più grande capolavoro.


Cinema


 Inside Man: Most Wanted



Con 88 milioni di dollari incassati solo negli Stati Uniti, Inside Men è il film con il più grosso incasso di Spike Lee. Marito anche di un cast eccezionale: Denzel Washington, Clive Owen, Jodie Foster, Christopher Plummer, Willem Dafoe e Chiwetel Ejiofor. Il film, uscito nelle sale nel 2006, partiva dalla rapina ad una banca. la Manhattan Trust. Ma, anche conoscendo la sensibilità di un regista come Spike Lee, capiamo fin da subito che oltre la rapina ci sia qualcosa di più. Infatti i rapinatori non si erano introdotti nella banca per rubare i soldi, ma soprattutto per rubare un segreto che era custodito in una delle cassette di sicurezza della banca e che se fosse stato rivelato avrebbe portato a delle gravi conseguenze.

Visto questo grande successo, e dopo molti rumors sul coinvolgimento dello stesso Spike Lee alla regia, nel 2019 il seguito: Inside Man: Most Wanted.

Scritto da Brian Brightly e Russell Gewirtz (quest’ultimo autore del soggetto del primo capitolo), questa volta la regia è affidata a MJ Bassett.

Il film prova a riprendere i temi sviluppati nella prima pellicola, tanto che l’inizio del film si apre proprio con una scena della seconda guerra mondiale e con il ritrovamento di alcuni lingotti d’oro con l’effige del terzo Reich.

Anche qui un gruppo di rapinatori, guidati da Roxanne McKee, entrano nella Federal Reserve Bank di New York. Ma anche questa volta non è una semplice rapina: una volta chiusa la porta della banca e presi tutti in ostaggi, i rapinatori vanno nel caveau, ma qui, sorprendendo lo stesso direttore della banca, chiedono di aprire un magazzino di per sé in disuso. È qui che vengono conservati i lingotti d’oro della Seconda guerra mondiale con l’effige del terzo Reich.

A guidare i negoziati con i rapinatori vengono chiamati un agente speciale dell’FBI, Rhea Seehorn, e un detective della polizia, Aml Ameen.

Il film ha molti richiami con l’originale di Spike Lee, e si intuisce che questa rapina prende le mosse proprio da quella organizzata da Dalton Russell (il personaggio interpretato da Clive Owen).

Il film era arrivato sulla piattaforma Netflix e ora disponibile su Sky. In particolare, nel periodo su Netflix, nonostante le cattive recensioni anche negli Stati Uniti, ha avuto un discreto successo.

Il cast sicuramente non è all’altezza del primo capitolo, e manca un po' di mistero storico che troviamo nella pellicola di Spike Lee, ma comunque è un film anche piacevole da vedere ma senza particolari pretese.