venerdì 20 febbraio 2026

 True Crime

Yara Gambirasio

 




Yara era nata il 21 maggio 1997 e viveva a Brembate di Sopra, in provincia di Bergamo. Il suo sport preferito era la ginnastica artistica, che praticava nella palestra vicino a casa, a circa 700 metri da dove viveva con i suoi genitori.

Aveva appena 13 anni quel maledetto 26 novembre del 2010. Era una giornata normale, come tutte le altre. Non era neanche un giorno in cui si sarebbe dovuta allenare. Ma ad un certo punto dice di dover andare in palestra, avrebbe dovuto prestare uno stereo alla sua allenatrice. Arriva alla palestra intorno alle 17.30 e probabilmente, almeno secondo le testimonianze raccolto dagli inquirenti, ci resta fino le 18.40.

Poi scompare.

I suoi genitori si allarmano quando non la vedono arrivare e non risponde al telefono. Partono subito le ricerche. Gli inquirenti riescono a stabilire che dopo le 18.40 il cellulare della ragazza, oltre alla cella telefonica che copriva l’area di Brembate di Sopra, si era agganciata anche alle celle di Ponte San Pietro e Mapello.

Ma Yara è scomparsa nel nulla.

Le ricerche coinvolgono centinaia di volontari in tutta la zona coordinati dai carabinieri. Vengono anche utilizzati cani molecolari sperando che possano trovare una traccia della ragazza. Ma passano i giorni senza che succeda nulla. La ragazza non si trova, e naturalmente con il passare dei giorni la speranza che venga ritrovata ancora viva diminuiscono sensibilmente.

I cani seguono le tracce di Yara fino a Mapello, in un cantiere. Il fatto che proprio da quelle parti fosse stata agganciato il cellulare della ragazza il giorno della scomparsa, convincono gli inquirenti ad approfondire la questione. Così mettono sotto intercettazione i telefoni di alcuni operai.

Ad un certo punto i carabinieri credono di aver trovato un sospetto e arrestano un ragazzo di 22 anni. Mohammed Fikri è un piastrellista che lavorava in quel cantiere e viene fermato mentre “scappava” a Tangeri, e lo individuano grazie ad una intercettazione telefonica. Ma ben presto si scopre che è tutto un grosso errore. Il ragazzo infatti non stava affatto scappando a Tangeri, anzi, il biglietto per tornare a casa sarebbe stato acquistato prima della scomparsa di Yara; invece, la traduzione dell’intercettazione (il ragazzo infatti parlava in arabo) sarebbe stata errata e lui parlava della fidanzata. Fikri viene rilasciato poco dopo. E di Yara ancora nessuna notizia.

Le ricerche finiscono il 26 febbraio 2011, 3 mesi dopo la scomparsa.

A una decina di chilometri da casa Gambirasio c’è Chignolo d'Isola, un paesotto di poco più di 3 mila abitanti. Un uomo, in aperta campagna, stava facendo volare un suo modellino di aereo. Ad un certo punto scorge qualcosa proprio vicino a dove era atterrato il suo modellino. Era il corpo di una ragazza. La cosa che colpisce è che quella zona era stata già perlustrata, ma non è stato mai trovato nulla.

Avevano ritrovato Yara.

La ragazza aveva indosso gli stessi vestiti che aveva il giorno della scomparsa, con il reggiseno slacciato e gli slip lacerati e leggermente abbassati. Erano anche visibili dei lividi e delle ferite sul corpo. 

Naturalmente viene predisposta subito l’autopsia. I risultati sono sorprendenti. La ragazza infatti presenta, si, ferite multiple, ha anche un trauma cranico, un profondo taglio al collo e altre ferite da taglio. Ma nessuna di queste ferite era mortale, tanto che la causa della morte era stato attribuito a una combinazione di questi traumi con l’ipotermia. In pratica Yara fu abbandonata ferita nel campo e morì a causa del freddo durante la notte. Secondo le conclusioni del medico legale, poi, la ragazza non aveva ricevuto violenza sessuale.

Ora c’era un corpo da ridare alla famiglia e si iniziano le indagini per omicidio.

Ma questo ritrovamento porta anche ad una grande svolta del caso, perché sul corpo della ragazza verrà trovato anche un profilo genetico che non appartiene alla famiglia e che i periti denomineranno Ignoto 1.

Proprio questa traccia di DNA sarà fondamentale per la risoluzione del caso, ma non solo, farà partire il più importante lavoro scientifico ed investigativo sull’individuazione del sospettato; infatti, verrà fatto il test del DNA su più di 22 mila persone, probabilmente la ricerca, almeno in Italia, più importante mai fatta.

Ma non sarà semplice.

Andiamo con ordine.

Come abbiamo detto, i periti trovano questa traccia genetica sul corpo della ragazza e la confrontano con i parenti di Yara senza trovare però nessuna corrispondenza, poi inseriscono i risultati del test nella banca dati nazionale, ma anche questa volta nessun esito.

Per ora quel profilo è ignoto 1.

Con caparbietà gli inquirenti predispongono il test ad un campione altissimo, più di 22 mila uomini della zona e che si trovavano nel presunto orario del rapimento della ragazza nella zona.

Il primo risultato arriva. Uno dei test effettuati ha un grado di parentela con il padre del sospettato.

Viene così individuato Giuseppe Guerinoni, un ex autista di autobus. Guerinoni ha due figli. Ma secondo le analisi entrambi sarebbero estranei ai fatti. Guerinoni avrebbe un figlio illegittimo? Possibile. Ma c’è un problema, lui è morto nel 1999 senza lasciare traccia di un eventuale figlio illegittimo.  

Gli investigatori continuano la ricerca di ignoto 1 e arrivano a individuare la seconda parte del DNA di Ignoto 1 che apparterrebbe a Ester Arzuffi, madre biologica di Ignoto 1.

Gli inquirenti capiscono di trovarsi vicino alla soluzione del caso. Infatti, tre i figli di Ester c’è Massimo Bossetti, un operaio edile di Mapello. Attraverso un finto controllo stradale, riescono a procurarsi il DNA di Bossetti. Le analisi confermano che è lui ignoto 1. Per di più, attraverso alcune telecamere di sorveglianza, gli investigatori individuano il furgoncino di Bossetti nei pressi la palestra di Yara anche nel giorno del delitto.

Il 16 giugno 2014 Massimo Bossetti viene arrestato.

Naturalmente Bossetti si dichiara fin dal suo arresto innocente. Ma la prova del DNA sarebbe una prova di colpevolezza difficile da contestare. Ma secondo la difesa ci sarebbe una spiegazione: il sangue di Bossetti si sarebbe trovato su alcuni attrezzi da lavoro dello stesso Bossetti, attrezzi che gli erano stati però rubati e poi utilizzati dal “vero” killer per colpire Yara.

La Procura invece basa proprio sul DNA la sua tesi accusatoria. Altro elemento a carico di Bossetti, poi, sarebbe la compatibilità di alcune fibre ritrovate sul corpo di Yara con quelle dei tappetini del furgone di Bossetti stesso. Gli investigatori avrebbero anche trovato materiale compromettente nel PC della ragazza.

Il 27 aprile 2015 si avvia il processo.

A questo punto la difesa contesta il fatto di non poter analizzare i campioni di DNA ritrovati sul corpo della ragazza. Il motivo è molto semplice, il materiale genetico ritrovato sarebbe scarso e quindi impossibile ripetere gli esami stessi, l’unica possibilità è lavorare solo sui documenti prodotti dalla procura.

Il processo si conclude il 1° luglio 2016 quando la Corte d’Assise di Bergamo condanna Bossetti all’ergastolo per omicidio aggravato, con la qualificazione di delitto con tortura e crudeltà nei confronti della vittima minorenne. Sentenza confermata in appello (nel 2017) e in Cassazione (2018).

Caso finito?

Solo fino ad un certo punto. Perché anche dal carcere Bossetti continua a proclamarsi innocente. L’ultimo aggiornamento però c’è stato solo lo scorso novembre quando gli avvocati della difesa hanno avuto la possibilità di poter accedere a 9 mila (degli oltre 22 mila) campioni di DNA che sono stati prelevati durante le indagini.

giovedì 19 febbraio 2026

 

Rocco Schiavone




Nel 2013 esce per la casa editrice Sellerio Pista nera scritto da Antonio Manzini. Il libro, come sappiamo, è ambientato ad Aosta ed ha come protagonista Rocco Schiavone, probabilmente uno dei personaggi letterari e televisivi meglio riusciti nell’ultimo decennio. Oggi Schiavone è apparso in 15 romanzi (l’ultimo, Sotto mentite spoglie pubblicato nel 2025) alcuni racconti e dal 2016 anche una serie televisiva Rai.

Schiavone è un vicequestore romano trapiantato forzatamente ad Aosta come punizione disciplinare. È un uomo scorbutico, diretto, spesso volgare nei modi, ma estremamente intelligente e intuitivo nel lavoro investigativo. Detesta il freddo, la montagna e molte delle regole dell’istituzione che rappresenta, ma nonostante ciò è profondamente legato a un suo personale senso di giustizia. Fisicamente viene descritto come trasandato, sempre con il loden addosso, le Clarks ai piedi (che deve cambiare spesso visto che ad Aosta quando va bene piove e quando va male nevica, clima inadatto per portare le Clarks) e la sigaretta (e non solo) spesso in mano. Il suo stile è lontano dall’immagine classica del poliziotto irreprensibile. Spesso per perquisire fa a meno del mandato magari entrando di notte, scassinando la serratura. È anche un uomo cinico, ironico e disilluso, ma sotto la scorza dura nasconde una grande sensibilità.

Nel corso dei libri il suo personaggio cresce e consociamo sempre più il suo passato. Possiamo anzi dire che ogni volume sia un capitolo della sua storia. In questi 12 anni e 15 romanzi, a pensarci, vengono descritti poco più di 3 anni. i libri non sono solo conseguenziali, ma quasi partono dall’ultimo avvenimento del libro precedente.

Rocco è sicuramente segnato dalla morte della moglie Marina, evento che lo perseguita costantemente e che contribuisce al suo atteggiamento malinconico e autodistruttivo. Nei libri spesso vede Marina, con cui parla e alle volte lo mette anche sulla pista giusta per la risoluzione dei casi (anche se, con l’andar del tempo, la sua presenza tende a scomparire del tutto dalla vita del vicequestore).

Ha un rapporto conflittuale con l’autorità (ma anche qui i suoi superiori, il questore Costa e il PM Baldi, sono due personaggi che se in un primo momento diffidano di Schiavone, con l’andar del tempo, pur rimando perplessi sul passato e sui metodi adottati, comunque lo stimano per i risultati ottenuti), ma è leale con i pochi amici veri e mostra grande empatia verso le vittime, soprattutto i più deboli.

In poche parole quindi Schiavone rappresenta l’anti-eroe moderno: non è un poliziotto modello, ma un uomo pieno di difetti che cerca di fare la cosa giusta in un mondo ingiusto.

Ha anche dei forti legami. In particolare ha 3 amici romani (diventeranno 2 ma bisogna seguire le avventure di Schiavone) con cui ha un solidissimo rapporto. Erano amici fin da piccoli e sono rappresentanti della piccola criminalità di uno dei quartieri più iconici di Roma come Trastevere. Spesso questi amici sono parte integrante della risoluzione dei casi, quando Rocco ha bisogno di gente fidata e soprattutto disposta a trasgredire le regole chiama loro.

Abbiamo detto di diversi personaggi che ruotano intorno a Schiavone, ma dobbiamo ammettere che Manzini è riuscito a creare un mondo intero che partecipa ai libri, la sua squadra formata anche da personaggi surreali come l’abruzzese D’Intino, la sostituta della Scientifica (Michela Gambino, una grande scienziata con il limite di credere a molte teorie del complotto), l’anatomopatologo Alberto Fumagalli (un toscanaccio molto legato a Schiavone), ma anche alcuni personaggi femminili (come l’agente Caterina Rispoli e la giornalista Sandra Buccellato, donne con cui Rocco ha avuto storie tormentate).

Ed infine due caratteristiche che alleggeriscono il personaggio. La prima, Rocco racconta che fin da piccolo era fissato con gli animali, tanto da conoscere il nome scientifico e le caratteristiche principali di tutti, bene, questa passione lo porta a vedere somiglianze tra le persone che incontra (testimoni e sospettati) e gli animali. La seconda, le “rotture di cojoni”, con una personale scala di rotture (all’ultimo posto l’omicidio, ma dove c’è tutto, dai canti di natale alle rapine).

La serie di Manzini usa i casi criminali anche come pretesto per esplorare temi come il dolore, la corruzione, l’amicizia e l’alienazione.

 

martedì 17 febbraio 2026

 In Libreria


Un’ultima goccia di sole 

Emma Stonex 



Gennaio 1989. In un’ordinaria e gelida mattina d’inverno, Bridget “Birdie” Keller si sveglia con una notizia che in un istante spezza e stravolge la sua normalità: Jimmy Maguire, l’uomo che ha ucciso sua sorella Providence diciotto anni prima, sta per tornare in libertà. È il momento che Birdie stava aspettando e così, lasciati i figli a scuola, parte per Londra con una pistola nella borsa e un solo obiettivo: trovare Maguire e ottenere la sua vendetta. Ma ogni storia può essere raccontata da più punti di vista e, dietro ciò che Birdie ha sempre creduto di sapere, si celano bugie e segreti rimasti a lungo sepolti. È davvero Jimmy l’assassino di Providence? O è forse l’unica persona di cui lei possa realmente fidarsi? E, quando la verità verrà finalmente a galla, lascerà vincere il rancore o riuscirà a scegliere il perdono? Dopo il successo internazionale dei Guardiani del faro, Emma Stonex torna con un nuovo thriller mozzafiato, immerso nella suggestiva e inquietante bellezza delle campagne del Devon. Un mistero travolgente e magnetico, pieno di colpi di scena, che intreccia due vite segnate da un crimine terribile e racconta una storia indimenticabile di amore e vendetta. 

lunedì 16 febbraio 2026

 

Alex Cross

La seconda stagione

 




È disponibile sulla piattaforma Prime Video la seconda stagione di Alex Cross. La serie statunitense, creata da Ben Watkins, ispirata al personaggio di James Patterson che vede, appunto, il detective e profile della polizia di Washington, Alex Cross, alle prese con feroci criminali.

In passato, abbiamo già visto, con alterne fortune, l’adattamento del personaggio sul grande schermo. Nel 1997 il regista Gary Fleder, porta al cinema Il collezionista, basato sull’omonimo romanzo di Petterson uscito nel 1995 (il titolo originale sia del film che del libro è Kiss the Girls). A dare il volto al detective Cross è Morgan Freeman. David Brown e Joe Wizan, produttori de il collezionista, nel 2001 producono l’adattamento cinematografico di Along Came a Spide (in Italiano uscito 1993 con il titolo Ricorda Maggie Rose). Il titolo scelto Nella morsa del ragno (il primo libro scritto da Petterson con protagonista Cross), e anche questa volta il protagonista è Freeman, mentre dietro la cinepresa c’è Lee Tamahori. Se trama ed intreccio sono abbastanza fedeli all’opera di Petterson, forse l’unica vera differenza è la scelta del protagonista. Infatti nei libri Cross sembra un giovane detective che ha ancora la nonna, Freeman è più avanti con l’età e infatti la sceneggiatura è stata adattata molto alla sua età.

Nel 2012 arriva invece Alex Cross - La memoria del killer diretto da Rob Cohen, con Tyler Perry nel ruolo di Cross. Ma questa volta il film ha deluso.

Nel 2024, arriva la prima stagione della serie (per altro rinnovata per la seconda stagione prima ancora della messa in onda). Questa volta però non si vuole adattare nessun libro di Petterson ma si è fatta la scelta di creare intorno ai personaggi delle storie inedite.

Così, nella prima stagione, mentre Cross (Aldis Hodge), che aveva perso la moglie un anno prima e si deve occupare dei figli, è pronto a lasciare la polizia, viene trovato il corpo di un piccolo criminale che si è ripulito, diventato un attivista per i diritti degli afro americani. Apparentemente sembra un suicidio per overdose, ma indagando si scopre che l’uomo è stato ucciso, e non sarà l’unico omicidio. Antagonista di questa stagione e Ryan Eggold (tra i suoi ruoli più riusciti quello del Dottor Maximus "Max" Goodw in New Amsterdam). Ad affiancare Cross il partner e amico John Sampson (Isaiah Mustafa).

Nella seconda stagione Cross ha di fronte una nuova minaccia. Il magnate Lance Durand (Matthew Lillard) viene minacciato e chiede la protezione dell’FBI. L’agenzia chiede la collaborazione di Cross per scoprire chi c’è dietro la minaccia. Ne nasce una caccia al killer che ha una vera e propria lista di uomini da uccidere. Ma da cosa è mossa il killer? Una vendetta? Cosa hanno in comune le vittime?

 

La prova

di Michael Connelly



Questo libro di Connelly segna l’entrata in scena di un nuovo personaggio, il detective Stilwell. Connelly ci ha abituati, nella costruzione dei suoi personaggi, a farli vivere e spesso convivere, a Los Angeles. Il suo Hanry Bosch, detective in pensione della polizia di Los Angeles e ora ammalato, ha collaborato, in passato, con Renée Ballard (altro personaggio di Connelly, protagonista di diversi libri), e lo stesso Bosh è fratellastro di Heller (e i due lavorano spesso insieme), protagonista della serie Lincoln Lawyer. Non sappiamo se vedremo uno di questi personaggi entrare, in un futuro libro, con il detective Stilwell, ma non stupirebbe affatto.

La novità questa volta è l’ambientazione. A differenza degli altri libri di Connelly, infatti, ci troviamo sull’isola di Catalina, una piccola isola ad una trentina di chilometri dalla costa di Los Angeles, che conta poco più di 3500 persone. È qui che è stato spedito il detective Stilwell, allontanato dalla squadra omicidi di Los Angeles, colpevole di aver accusato un suo collega di aver coperto un assassino. Qui, a Catalina Stilwell ha una vita tranquilla, con pochi casi su cui lavorare, affiancato da uomini inesperti per grandi casi eclatanti. Ma la nuova dimensione di “provincia” non preoccupa più di tanto il protagonista che si è calato benissimo in questa nuova realtà.

Le cose cambiano quando viene coinvolto in due indagini: l’omicidio di una donna identificata solo da una ciocca di capelli viola e il cui corpo viene ritrovato in fondo al mare, e l’uccisione di un bufalo. E mentre il caso di bracconaggio lo seguirà da solo, per l’altro caso viene coinvolta l’omicidi della terra ferma e il caso viene affidato proprio a quel collega che Stilwell aveva denunciato e che è motivo del suo esilio nell’isola. E proprio questa, forzata, collaborazione, sarà centrale nella narrazione di Connelly.

L’ambientazione esotica e isolata di Catalina Island dà un tono suggestivo e diverso dalle classiche ambientazioni urbane di Connelly. Come abbiamo detto, infatti, Connelly ci aveva abituato a storie ambientate tutte a Los Angeles. In La prova, cambia tutto. L’ambientazione diventa non lo sfondo alla storia, ma un luogo importante. Non solo tutti si conoscono e tutti sanno chi è forestiero, con lo stesso Stilwell che ha lavorato e non poco per essere considerato uno di loro, ma proprio il vivere isolati e lontani dalla terraferma (termine usato spesso nel corso del libro) da un senso di isolamento e di alterità rispetto alla metropoli con Los Angeles. E poi c’è la presenza del mare: Stilwell è stato un sub e individua lui il corpo in mare, spesso gli spostamenti sono in acqua.

In puro stile Connelly, il romanzo ripercorre bene l’indagine, soffermandosi spesso sulle procedure che gli investigatori devono mettere in atto. Stilwell sembra un personaggio, però, meno ingessato di altri dell’universo Connelly. La storia è sicuramente scritta per dare la possibilità ai personaggi di crescere in un prossimo futuro.

 


martedì 10 febbraio 2026

 In libreria 

Compagni segreti

Xiaolong Qiu



Torna in libreria la pluripremiata serie dell’ispettore Chen al suo tredicesimo episodio, scritto dallo scrittore e traduttore cinese Xiaolong Qiu.

 

Mentre la Cina è scossa da una serie di scandali e da una bolla finanziaria che minaccia di esplodere, l’ex ispettore capo Chen, ora direttore dell’ufficio per la Riforma del sistema giudiziario, riceve una richiesta d’aiuto da Vecchio Cacciatore. L’investigatore privato è alle prese con un incarico affidatogli da una celebre immobiliarista di Shanghai alla disperata ricerca di un certo Xiaohui, più noto come X. In nome dell’antica amicizia che li lega, Chen decide di accettare e, completamente assorto nella nuova indagine, comincia a individuare curiosi parallelismi tra il proprio passato e la storia dell’ex professore di filosofia di cui si sono perse le tracce. Allontanato dall’università dopo i fatti di piazza Tian’anmen, X si nascondeva in una minuscola shikumen di Vicolo della Polvere Rossa, dove si guadagnava da vivere come indovino, interpretando gli ideogrammi seduto su uno sgabello di bambù. Da lì, un giorno, è scomparso. Con l’aiuto di Jin, la sua brillante “piccola segretaria”, Chen farà di tutto per ritrovarlo e permettere così a Mei di salvare l’uomo che la ama in segreto (ricambiato) da quasi quarant’anni. Scoprire che fine ha fatto Xiaohui, che un tempo – proprio come lui – studiava inglese su una panchina del parco del Bund, è per Chen anche un modo di rievocare la propria giovinezza durante la Rivoluzione Culturale. E mentre cerca di ricostruirne la vita, l’ex ispettore capo è preso dall’urgenza non solo di salvare il misterioso X, le cui inclinazioni risuonano sorprendentemente con le sue, ma anche di riscattarsi dai propri errori.

 Serie TV


La sua verità




L’8 gennaio 2026 è uscito sulla piattaforma Netflix la miniserie in 6 episodi La sua verità con Tessa Thompson nella parte di Anna Andrews e Jon Bernthal in quella di Jack Harper.

La sceneggiatura l’adattamento dell’omonimo libro di Alice Feeney (in inglese sia la serie che il libro però si intitolano His & Hers, ovvero lui e lei, che, a mio avviso avrebbe dato ancora di più il senso di questo scontro/incontro tra i due protagonisti).

La storia si apre con l’omicidio brutale di Rachel, un’amica d’infanzia della protagonista Anna. Questo evento riporta Anna nella sua città natale e la costringe a confrontarsi con il suo passato, incluso l’ex marito Jack, ora detective che guida proprio dell’indagine sull’omicidio di Rachel. Sappiamo anche, fin dalle prime battute, che Anna e Jack si sono allontanati circa un anno prima, dopo la prematura morte della loro figlia.

La serie si apre con Anna che torna in un appartamento in piena notte, con una ferita in bocca e bagnata per la pioggia.

La narrazione poi, gioca fin da subito, su piani narrativi differenti, capendo ben presto che la risoluzione del caso va cercata in un passato lontano (quando i protagonisti erano poco più che adolescenti) e con qualche segreto nascosto nel tempo. Altro tema che dà forza alla narrazione e alla trama è il fatto che tutto si svolge in un piccolo paese, un sobborgo di Atlanta, dove tutti si conoscono e dove le vite degli abitanti si intrecciano.

Rachel e Anna erano amiche fin dall’infanzia, come abbiamo detto, e con loro c’era anche la sorella di Jack; lo stesso Jack, lo veniamo a sapere quasi subito, ha una relazione clandestina con Rachel. Tutto si intreccia.

A tutto questo dobbiamo aggiungere che l’interpretazione di Tessa Thompson e Jon Bernthal è un punto di forza della serie, capaci di dare spessore emotivo ai loro ruoli complessi. E poi un grande colpo di scena finale. Quando sembra che tutto sia risolto, che l’assassino venga scoperto, ti accorgi che mancano ancora 20 minuti per la fine della puntata. Io mi sono chiesto: ma cosa dovrà ancora accadere in 20 minuti? E alla fine ti rispondi: deve accadere ancora tutto, perché quella che hai visto fino a quel momento non è la verità. Questo vale il “prezzo” del biglietto. Se la storia e la trama è ben costruita, se la scrittura (se scegliete il libro) o la regia sono all’altezza, vi assicuro che il colpo di scena finale fa la differenza.

La serie rispecchia abbastanza fedelmente la narrazione del libro, anche se ci sono piccolissime differenze. Intanto il libro è ambientato nella campagna inglese (Alice Feeney è cresciuto nell'Essex) mentre la serie, come abbiamo detto, in una cittadina degli USA, questo porta a cambiare la cultura di fondo. Altro cambiamento lo troviamo (poi chissà perché) su alcune identità dei personaggi, per esempio Lexy Jones è l’equivalente della “Cat Jones” del libro.