giovedì 9 aprile 2026

 Serial killer

John J. Joubert

 




Nato nel luglio del 1963 a Lawrence (Massachusetts), la sua infanzia è stata segnata dal divorzio dei suoi genitori quando aveva appena 6 anni e nel 1974, con la sorellina e la madre si trasferirono in un piccolo appartamento a Portland, nel Maine. In questo periodo avrebbe voluto continuare a vedere il padre, ma non gli fu permesso, e continuò a crescere con la madre autoritaria.

E se a casa il rapporto con la madre era teso, a scuola le cose non andavano certo meglio. Infatti, mentre i suoi voti erano buoni avendo anche diversi interessi extrascolastici (suonava nella banda musicale della scuola, correva nella squadra di atletica e frequentando gli Scout), era diventato il bersaglio di alcuni ragazzi che lo bullizzavano.

Forse proprio come risposta a tutto questo che ha iniziato ad avere pulsioni sadiche, sognando anche di uccidere perfetti sconosciuti.

A 13 anni il suo primo atto di violenza, quando provò ad accoltellare una ragazzina con una matita, mentre il giorno successivo, con una lametta da barba, ferì un'altra ragazza. Atti che però non portarono a nessuna incriminazione.

Le cose cambiarono il 22 agosto 1982, quando Richard Stetson, un ragazzino di appena undici anni, uscì di casa per fare jogging, senza però fare ritorno. Siamo a Portland, nel Maine. I suoi genitori avvertirono prontamente le forze dell’ordine ed iniziarono le ricerche. Ma il corpo del ragazzino fu rinvenuto il giorno dopo la scomparsa sul ciglio della Interstate 295.

Il corpo di Richard era stato trovato con segni dell’aggressione, era stato spogliato e l’aggressore l’aveva accoltellato e strangolato. E lo aveva anche morso.

Per l’omicidio di Richard venne arrestato un uomo che passò in carcere circa un anno e mezzo prima di essere scagionato completamente, infatti, il confrontato la sua dentatura con il calco del morso su Richard non corrispondeva.

Poco più di un anno dopo la scomparsa di Richard, nel settembre del 1983, una nuova vittima: Danny Joe Eberle, di 13 anni. Danny consegnava i giornali porta a porta e scomparve il 18 settembre 1983 a Bellevue, in Nebraska. Danny fi ritrovato 3 giorni.  Anche lui era sta spogliato e come Richard sul corpo erano presenti diverse ferite da taglio. Le indagini sulla scomparsa di Danny (prima del ritrovamento del cadavere quindi) furono affidate all’FBI, competente per questo genere di reati. Vennero seguite diverse piste e anche in questo caso venne individuato un sospettato, ma rilasciato poco dopo perché non corrispondeva al profilo criminale elaborato dai federai.

Il 2 dicembre 1983, scomparve Christopher Walden, un ragazzino di 12 anni. Il suo corpo venne ritrovato due giorni dopo. Questo crimine aveva alcuni aspetti in comune alla morte di Danny (l’arma del delitto, il profilo geografico), ma anche alcune differenze: in questo caso, il ragazzo, non era stato legato.

Nella zona si era creato il panico e la polizia aveva iniziato a seguire diverse piste e segnalazioni, come quella di un insegnate di suola media che aveva visto aggirarsi, nei pressi della sua scuola, una vettura sospetta. Aveva segnalato la targa alle autorità che, quando la controllarono, scoprirono che era una vettura presa a noleggio da John Joubert. Proseguendo le indagini scoprono anche che John Joubert aveva una macchina compatibile con quella descritta da diversi testimoni oculari. L’FBI ha quindi perquisito l’abitazione di Joubert trovando una corda compatibile a quella usata per immobilizzare Danny.

Joubert venne quindi arrestato.

Un poliziotto del Meine lesse la notizia e si incuriosì. Questo poliziotto aveva lavorato all’omicidio del piccolo Richard e aveva notato alcune similitudini tra il suo caso e i due in Nebraska. Chiese il confronto tra i denti di Joubert e il calco sul corpo di Richard. I due morsi erano uguali.

Joubert, a questo punto, di dichiarò colpevole dell’omicidio dei due ragazzini del Nebraska. Una perizia psichiatrica lo descriveva come affetto da disturbo ossessivo-compulsivo, tendenze sadiche e disturbo schizoide di personalità, ma, secondo la perizia, era in gradi di intendere e volere nell’atto di compiere i delitti.

Fu condannato a morte per i due omicidi del Nebraska. Venne anche processato nel Maine e condannato all’ergastolo per l’omicidio di Richard (il Maine ha abolito la pena di morte).

Joubert fu giustiziato il 17 luglio 1996.

mercoledì 8 aprile 2026

 In libreria


Titolo: L’inquilina

Autore Freida McFadden

Casa editrice: Newton Compton Editori

Pubblicazione: 8 aprile 2026

Trama: Blake Porter sta vivendo il momento migliore della sua vita: una brillante carriera, una recente promozione e un futuro tutto da costruire con la sua fi danzata, Krista. Finché, all’improvviso, tutto cambia. Accusato ingiustamente di aver danneggiato la sua azienda, Blake viene licenziato e si ritrova con una reputazione distrutta. E così, incapace di pagare il mutuo del nuovo appartamento dove vive con Krista, è costretto a trovare un modo per tirare avanti. Ed ecco che arriva Whitney. Bella, affascinante, alla mano, e in cerca di una stanza in affitto. Sembra la soluzione perfetta per Blake. O forse no. Perché qualcosa non torna. I vicini iniziano a comportarsi in modo strano. Un odore di decomposizione invade la casa, nonostante le pulizie. Rumori inquietanti lo svegliano nel cuore della notte. E Blake comincia a temere che qualcuno conosca i suoi segreti più oscuri… Il pericolo si nasconde tra le mura di casa, e quando se ne rende conto è troppo tardi. La trappola è già scattata.

martedì 7 aprile 2026

 

Matlock

 

 


Sulla piattaforma Paramount è disponibile la serie tv Matlock, ispirato al celebre legal-drama degli anni '80. La serie originale, andata in onda dal 1986 al 1995, vedeva come protagonista Andy Griffith nel ruolo dell'astuto avvocato difensore Ben Matlock, di Atlanta, famose per le sue arringhe finali e le indagini private volte a scagionare il proprio cliente.

La nuova versione di Matlock è però un’operazione brillante perché, pur citando la vecchia serie in ogni puntata, se ne distacca per ambientazione, e mescola il fascino dei classici procedurali con un tocco moderno.

La serie si apre con Madeline "Mat" Matlock (interpretata da Kathy Bates), un avvocato settantenne, che si intrufola in una riunione nello studio legale Jacobson Moore alla ricerca di un lavoro. Lei, che racconta di essere stata un avvocato nella sua città natale ma che non esercita più, da poco vedova di un uomo che la tradiva e che aveva sperperato tutti i loro soldi, con un nipote da accudire, ha bisogno di rientrare al lavoro per guadagnare soldi (il suo scopo dichiarato è quello di poter lavorare nel campo del diritto farmaceutico proprio perché in quell’ambito girano più soldi). E oltre la bravura nel campo legale mette a disposizione anche un aspetto da nonnina innocua che spesso passa inosservato (come ha dimostrato riuscendo ad introdursi nello studio). Riesce così a farsi assumere. La serie segue quindi l’evoluzione di una trama orizzontale ma con casi penali per ogni puntata. Ed è proprio la missione di Metlock a tenerci incollati alla tv.

Ma alla fine della prima puntata scopriamo il vero motivo che l’ha portata a farsi assumere proprio in quel prestigioso studio di New York, e non è pagare le bollette, ma qualcosa di molto personale. 

L’interpretazione di Kathy Bates e grandiosa e il personaggio sembra scritto apposta per lei. Riesce ad essere una vecchietta indifesa e un’abile stratega nel giro di poche scene.

Ma insieme a lei vengono ben sviluppati tanti personaggi. Molto bello, nella prima stagione, il rapporto tra Metlock e il suo superiore, Olympia Lawrence (interpretato da Skye P. Marshall) un avvocato rampante e a tratti arrivista che spesso fa trasparire il suo lato umano, un rapporto che si inclina nella seconda stagione facendo aumentare la tensione narrativa. La squadra di Olympia, oltre a Metlock, ha altri due giovanissimi praticanti Billy Martinez (David Del Rio) e Sarah Franklin (Leah Lewis). Giovani e amici, sono diversissimi tra loro, il primo empatico e pronto ad aiutare tutti, l’altra fredda arrivista. Personaggi non comprimari ma fondamentali nella narrazione.

 In libreria

Le madri bugiarde

Katherine Faulkner


 

Quando una giovane tata viene trovata morta in circostanze misteriose, il caso attira l’attenzione di Tash, in cerca di una storia per lanciare la sua carriera di giornalista freelance. Ma, oltre che di uno scoop, c’è anche un’altra cosa di cui Tash sente il bisogno: nuovi amici che la aiutino ad affrontare la maternità.
Pensa di poterli trovare tra i genitori dei compagni di suo figlio. In particolare le altre madri. Un gruppo di donne sofisticate che vivono in un quartiere di viali alberati e splendide case. Tutto quello che Tash vorrebbe essere. Quando la accolgono nella loro cerchia, Tash scopre la vita che ha sempre sognato: le eleganti abitazioni a schiera londinesi sono ben lontane dalla sua casetta subissata dalle bollette. E così viene velocemente trascinata nel loro ricco mondo fatto di caffè, cocktail e cene eleganti.
Ma quando è rinvenuto un altro corpo senza vita, in lei cresce il sospetto che, sotto la sfavillante superficie, la comunità nasconda inquietanti segreti. Più Tash indaga, più si ritrova a disagio vicino alle altre madri. Queste donne sono davvero sue amiche? O c’è un’altra ragione più pericolosa per cui è stata accettata così rapidamente nel loro mondo esclusivo? Chi, esattamente, sta indagando su chi?

venerdì 3 aprile 2026

 

L’uomo dagli occhi tristi

Pierluigi Pulixi




 

L’esordio del commissario Vito Strega (uno dei personaggi preferiti da Pulixi) è del 2015 con Il canto degli innocenti (Edizioni E7O ripubblicato nel 2025 da Rizzoli). Ora torna, nell’ottavo volume della saga, con L’Uomo dagli occhi tristi (anche se in questa storia Strega ha un ruolo marginale). Anche in questo caso però la bravura di Piergiorgio è di inserire un complesso caso da risolvere nella vita vera dei protagonisti del romanzo, che, oltre ad affrontare l’indagine devono lottare con i propri demoni.

Siamo, naturalmente, in Sardegna, nella zona dell’Alta Ogliastra. Qui, sopra un’imbarcazione che va alla deriva in un lago, viene trovato il corpo di un giovane, particolarità, il ragazzo è travestito da donna. Vista la poca preparazione delle forze dell’ordine locali, ad indagare sull’omicidio vengono chiamate le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce (le due fidate collaboratrici di Strega). Il loro compito però è quello di chiude il caso senza clamore. C’è infatti il rischio che questo caso vada a danneggiare una grossa inchiesta portata avanti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della regione al cui centro c’è la figura di Daniele Enna. Enna non solo è il proprietario del motoscafo dove è stato ritrovato il corpo, ma è anche un politico in rampa di lancio, ex sindaco proprio di quelle zone, poi consigliere regionale e pronto alla candidatura come presidente della regione, ma soprattutto un politico amato dalla sua gente. Il sospetto degli inquirenti è che dietro la sua immagine pubblica si nasconda una rete di interessi e ricatti (Enna punta molto sul tema delle rinnovabili). Ma le due ispettrici devono anche combattere con i loro problemi personali. Mara, infatti, si trova al centro di un brutto divorzio con l’ex marito che vuole toglierle la possibilità di stare con sua figlia, mentre Eva deve affrontare un fantasma del passato di cui nessuno è a conoscenza. E se non bastasse le due donne sono seguite da qualcuno che ha mire di vendetta nei loro confronti.

Pulixi riesce ad alternare momenti di pura adrenalina con pagine più riflessive ma senza far venire meno la tensione. E, come spesso accade nei suoi romanzi, la Sardegna diventa quasi un personaggio aggiuntivo e non solo un palcoscenico dove si muovono i protagonisti. Le sue descrizioni fanno vedere una bellezza mozzafiato, ma non rinuncia mai a raccontare anche la Sardegna lontana dal turismo e rurale.

Il finale ci fa anche intuire di aspettarci un nuovo capitolo della storia, infatti, mentre il crimine viene risolto, i problemi di Mara Rais ed Eva Croce sono tutt’altro che risolti e coinvolgeranno anche Strega.

giovedì 2 aprile 2026

 

L'omicidio di Piersanti Mattarella

Miguel Gotor




 

6 gennaio 1980 il presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, esce da casa e sala sulla sua auto. Insieme alla moglie, Irma Chiazzese, sarebbero andate alla messa per l’Epifania. Sta per partire, aspetta qualche ritardatario che da casa doveva andare con loro.

Un giovane si avvicina alla vettura e fa fuoco. Irma prova a proteggere il marito facendo scudo con il proprio corpo, senza successo, Mattarella muore.

Miguel Gotor, politico (è stato deputato e assessore al comune di Roma) è uno storico che si occupa in particolare della storia degli anni 70 del 900. Diverse le sue pubblicazioni in ambito storico (l memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e La passione non è finita dove raccoglie gli scritti di Enrico Berlinguer) prova a fare luce su un fatto di cronaca politico- giudiziaria tutt’altro che conclusa con la pubblicazione appunto di L’omicidio di Piersanti Mattarella (Einaudi 2025).

La biografia del politico siciliano tratteggiata appunto da Gotor ci fa conoscere meglio Piersanti. Figlio di Bernardo, un politico della DC più volte ministro e deputato fin dalla prima legislatura, Piersanti prende le redini del padre in Sicilia all’indomani della morte di Bernardo. Quella di Bernardo è un’eredità pesante che Piersanti però porta a testa alta, allargando anche la base elettorale del padre e diventando un punto di riferimento per molti sull’isola, tanto che si vociferava per lui come futuro vicesegretario del partito. Era, per altro, molto legato alla figura di Aldo Moro. Ma soprattutto, e questo Gotor lo sottolinea con precisione nella sua analisi, in contrasto con Vito Ciancimino, già sindaco di Palermo e poi punto di riferimento della mafia palermitana.

Sicuramente Mattarella sarà, da presidente della Regione, un punto di riferimento della lotta alla mafia, e il suo omicidio si può ascrivere a quel filone di omicidi eclatanti che stava investendo la Sicilia in quegli anni (Boris Giuliano è stato ucciso a Palermo il 21 luglio 1979; Pio La Torre il 30 aprile 1982; il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa ucciso a Palermo il 3 settembre 1982). Per questo omicidio il 12 aprile 1995 vennero condannati all'ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

Quindi solo un delitto di Mafia? E se sappiamo con certezza (giudiziaria) che dietro l’omicidio ci sono dei boss mafiosi, chi ha, materialmente, sparato?

È una domanda che Gotor si pone. E per rispondere deve prima però partire da una riflessione su come si può cercare la verità (una pagina molto interessante del libro che può ricordare il famoso articolo Io so, di Pasolini). Infatti, se non abbiamo una verità giudiziaria sugli esecutori materiali di quel delitto, possiamo provare, attraverso le analisi storica di quell’avvenimento e di quegli anni, una supposizione storica. Vennero accusati, ma prosciolti i terroristi di desta Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, due nomi tutt’altro che estranei alla storia recente italiana, pensiamo al loro coinvolgimento alla bomba alla stazione di Bologna (scoppiata 8 mesi dopo l’omicidio Mattarella il 2 agosto 1980).

Infatti, quell’omicidio non si può leggere se non si guarda ad un contesto molto più ampio, pensando al coinvolgimento dell’eversione nera (gente come appunto Fioravanti e Cavallini che testimonianza collocavano a Palermo proprio all’inizio del 1980), ma anche alla massoneria deviata (la P2 di Gelli), la trattativa tra stato e mafia.

Gotor traccia una descrizione vivida di quegli anni dando al lettore tutte le informazioni per farsi un’opinione.

mercoledì 1 aprile 2026

 In Libreria

Finché durerà la terra

Giovanni Grasso





 

Autoironico e colto, ma irrimediabilmente maldestro, Noè Simenoni è un uomo irrisolto per colpa del destino che gli ha giocato brutti scherzi. Ex seminarista, conduce una vita dimessa, tenuta insieme con fatica, fatta di frustrazioni, conti che non tornano e responsabilità familiari: una sorella scapestrata, Valeria, e una nipotina gravemente malata, Greta, che per lui è una figlia a tutti gli effetti. Quando un potente cardinale lo convoca in Vaticano e gli propone un compito rischioso, ma ben retribuito, capisce che la sua esistenza e quella dei suoi cari potrebbe essere a un punto di svolta. Dovrà infiltrarsi in una misteriosa comunità, guidata da due improbabili veggenti, e ossessionata da un nuovo Diluvio, attorno alla quale ruotano e si intrecciano sentimenti genuini e condizionamenti psicologici, misticismo e interessi molto terreni. Nei panni di agente segreto al servizio di Sua Santità, sarà costretto a fingere e mentire, ad accettare continui compromessi con la sua coscienza e finirà per cacciarsi in un mare di guai. Giovanni Grasso dà vita a una storia avvincente e a personaggi umanissimi, mettendo a nudo il cortocircuito tra la religiosità autentica e uno spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di arricchimento. Finché durerà la terra è un romanzo che diverte, commuove e inquieta. Un'indagine profonda e insieme scanzonata che ci interroga sul bisogno di credere e sulla necessità di dubitare.