Gli
adepti
Ingar
Johnsrud
L’esordio di Ingar Johnsrud è
sicuramente un romanzo potente. Gli adepti viene pubblicato in Italia da
Einaudi nel 2016 e ha tutti i tratti del thriller scandinavo cupo e denso, come
abbiamo imparato ad apprezzare da autori come Jo Nesbø. (Da noi arriverà, nel
2017, anche I cacciatori, secondo capitolo con protagonista il detective
Fredrik Beier).
La storia vede l’ispettore Fredrik
Beier impegnato nella scomparsa di una giovane ragazza. Ma non è un caso come
tutti gli altri, intanto perché a sparire è la figlia di un politico di primo
piano del partito di governo, ma anche perché la ragazza è un membro di una
setta cristiana: La luce di Dio.
La polizia di Oslo scopre che la
setta vive in una villa. ma nella villa viene consumata una strage e tutti i
membri muoiono. Intervenuta sul luogo la polizia scopre anche che nei sotterranei
della villa c’è un laboratorio ma non capiscono l’utilizzo.
Ad indagare viene chiamato appunto Fredrik
Beier affiancato da una giovane collega musulmana, Kafa Iqbal.
La paura della popolazione, molto
assecondata dai giornali, è che ci sia un gruppo terrorista pronto a colpire in
Norvegia, ma Beier e Iqbal capiscono ben presto che la verità va cercata nel
passato.
Naturalmente la storia si colloca,
come abbiamo accennato, nel filone del Nordic noir, ma con una dimensione
complottistica ed esoterica: una setta religiosa, e misteri che arrivano dalla Seconda
guerra mondiale e dal nazismo austriaco, fanatismo cristiano e corruzione.
I due protagonisti si integrano
alla perfezione, con Beier uomo tormentato molto lontano dall’eroe tradizionale
e Iqbal importante anche per le sue origini musulmana. E la scrittura alterna
lunghe descrizioni di azione con dialoghi pieni di sottintesi psicologici.
Se la trama multilivello (il
presente ed il passato storico) ci aiuta ad arrivare gradualmente alla verità, ma
la complessità della struttura ti obbliga a seguire con attenzione il
susseguirsi dei fatti.