martedì 7 aprile 2026

 

Matlock

 

 


Sulla piattaforma Paramount è disponibile la serie tv Matlock, ispirato al celebre legal-drama degli anni '80. La serie originale, andata in onda dal 1986 al 1995, vedeva come protagonista Andy Griffith nel ruolo dell'astuto avvocato difensore Ben Matlock, di Atlanta, famose per le sue arringhe finali e le indagini private volte a scagionare il proprio cliente.

La nuova versione di Matlock è però un’operazione brillante perché, pur citando la vecchia serie in ogni puntata, se ne distacca per ambientazione, e mescola il fascino dei classici procedurali con un tocco moderno.

La serie si apre con Madeline "Mat" Matlock (interpretata da Kathy Bates), un avvocato settantenne, che si intrufola in una riunione nello studio legale Jacobson Moore alla ricerca di un lavoro. Lei, che racconta di essere stata un avvocato nella sua città natale ma che non esercita più, da poco vedova di un uomo che la tradiva e che aveva sperperato tutti i loro soldi, con un nipote da accudire, ha bisogno di rientrare al lavoro per guadagnare soldi (il suo scopo dichiarato è quello di poter lavorare nel campo del diritto farmaceutico proprio perché in quell’ambito girano più soldi). E oltre la bravura nel campo legale mette a disposizione anche un aspetto da nonnina innocua che spesso passa inosservato (come ha dimostrato riuscendo ad introdursi nello studio). Riesce così a farsi assumere. La serie segue quindi l’evoluzione di una trama orizzontale ma con casi penali per ogni puntata. Ed è proprio la missione di Metlock a tenerci incollati alla tv.

Ma alla fine della prima puntata scopriamo il vero motivo che l’ha portata a farsi assumere proprio in quel prestigioso studio di New York, e non è pagare le bollette, ma qualcosa di molto personale. 

L’interpretazione di Kathy Bates e grandiosa e il personaggio sembra scritto apposta per lei. Riesce ad essere una vecchietta indifesa e un’abile stratega nel giro di poche scene.

Ma insieme a lei vengono ben sviluppati tanti personaggi. Molto bello, nella prima stagione, il rapporto tra Metlock e il suo superiore, Olympia Lawrence (interpretato da Skye P. Marshall) un avvocato rampante e a tratti arrivista che spesso fa trasparire il suo lato umano, un rapporto che si inclina nella seconda stagione facendo aumentare la tensione narrativa. La squadra di Olympia, oltre a Metlock, ha altri due giovanissimi praticanti Billy Martinez (David Del Rio) e Sarah Franklin (Leah Lewis). Giovani e amici, sono diversissimi tra loro, il primo empatico e pronto ad aiutare tutti, l’altra fredda arrivista. Personaggi non comprimari ma fondamentali nella narrazione.

 In libreria

Le madri bugiarde

Katherine Faulkner


 

Quando una giovane tata viene trovata morta in circostanze misteriose, il caso attira l’attenzione di Tash, in cerca di una storia per lanciare la sua carriera di giornalista freelance. Ma, oltre che di uno scoop, c’è anche un’altra cosa di cui Tash sente il bisogno: nuovi amici che la aiutino ad affrontare la maternità.
Pensa di poterli trovare tra i genitori dei compagni di suo figlio. In particolare le altre madri. Un gruppo di donne sofisticate che vivono in un quartiere di viali alberati e splendide case. Tutto quello che Tash vorrebbe essere. Quando la accolgono nella loro cerchia, Tash scopre la vita che ha sempre sognato: le eleganti abitazioni a schiera londinesi sono ben lontane dalla sua casetta subissata dalle bollette. E così viene velocemente trascinata nel loro ricco mondo fatto di caffè, cocktail e cene eleganti.
Ma quando è rinvenuto un altro corpo senza vita, in lei cresce il sospetto che, sotto la sfavillante superficie, la comunità nasconda inquietanti segreti. Più Tash indaga, più si ritrova a disagio vicino alle altre madri. Queste donne sono davvero sue amiche? O c’è un’altra ragione più pericolosa per cui è stata accettata così rapidamente nel loro mondo esclusivo? Chi, esattamente, sta indagando su chi?

venerdì 3 aprile 2026

 

L’uomo dagli occhi tristi

Pierluigi Pulixi




 

L’esordio del commissario Vito Strega (uno dei personaggi preferiti da Pulixi) è del 2015 con Il canto degli innocenti (Edizioni E7O ripubblicato nel 2025 da Rizzoli). Ora torna, nell’ottavo volume della saga, con L’Uomo dagli occhi tristi (anche se in questa storia Strega ha un ruolo marginale). Anche in questo caso però la bravura di Piergiorgio è di inserire un complesso caso da risolvere nella vita vera dei protagonisti del romanzo, che, oltre ad affrontare l’indagine devono lottare con i propri demoni.

Siamo, naturalmente, in Sardegna, nella zona dell’Alta Ogliastra. Qui, sopra un’imbarcazione che va alla deriva in un lago, viene trovato il corpo di un giovane, particolarità, il ragazzo è travestito da donna. Vista la poca preparazione delle forze dell’ordine locali, ad indagare sull’omicidio vengono chiamate le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce (le due fidate collaboratrici di Strega). Il loro compito però è quello di chiude il caso senza clamore. C’è infatti il rischio che questo caso vada a danneggiare una grossa inchiesta portata avanti dalla Direzione Distrettuale Antimafia della regione al cui centro c’è la figura di Daniele Enna. Enna non solo è il proprietario del motoscafo dove è stato ritrovato il corpo, ma è anche un politico in rampa di lancio, ex sindaco proprio di quelle zone, poi consigliere regionale e pronto alla candidatura come presidente della regione, ma soprattutto un politico amato dalla sua gente. Il sospetto degli inquirenti è che dietro la sua immagine pubblica si nasconda una rete di interessi e ricatti (Enna punta molto sul tema delle rinnovabili). Ma le due ispettrici devono anche combattere con i loro problemi personali. Mara, infatti, si trova al centro di un brutto divorzio con l’ex marito che vuole toglierle la possibilità di stare con sua figlia, mentre Eva deve affrontare un fantasma del passato di cui nessuno è a conoscenza. E se non bastasse le due donne sono seguite da qualcuno che ha mire di vendetta nei loro confronti.

Pulixi riesce ad alternare momenti di pura adrenalina con pagine più riflessive ma senza far venire meno la tensione. E, come spesso accade nei suoi romanzi, la Sardegna diventa quasi un personaggio aggiuntivo e non solo un palcoscenico dove si muovono i protagonisti. Le sue descrizioni fanno vedere una bellezza mozzafiato, ma non rinuncia mai a raccontare anche la Sardegna lontana dal turismo e rurale.

Il finale ci fa anche intuire di aspettarci un nuovo capitolo della storia, infatti, mentre il crimine viene risolto, i problemi di Mara Rais ed Eva Croce sono tutt’altro che risolti e coinvolgeranno anche Strega.

giovedì 2 aprile 2026

 

L'omicidio di Piersanti Mattarella

Miguel Gotor




 

6 gennaio 1980 il presidente della Regione Sicilia, Piersanti Mattarella, esce da casa e sala sulla sua auto. Insieme alla moglie, Irma Chiazzese, sarebbero andate alla messa per l’Epifania. Sta per partire, aspetta qualche ritardatario che da casa doveva andare con loro.

Un giovane si avvicina alla vettura e fa fuoco. Irma prova a proteggere il marito facendo scudo con il proprio corpo, senza successo, Mattarella muore.

Miguel Gotor, politico (è stato deputato e assessore al comune di Roma) è uno storico che si occupa in particolare della storia degli anni 70 del 900. Diverse le sue pubblicazioni in ambito storico (l memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e La passione non è finita dove raccoglie gli scritti di Enrico Berlinguer) prova a fare luce su un fatto di cronaca politico- giudiziaria tutt’altro che conclusa con la pubblicazione appunto di L’omicidio di Piersanti Mattarella (Einaudi 2025).

La biografia del politico siciliano tratteggiata appunto da Gotor ci fa conoscere meglio Piersanti. Figlio di Bernardo, un politico della DC più volte ministro e deputato fin dalla prima legislatura, Piersanti prende le redini del padre in Sicilia all’indomani della morte di Bernardo. Quella di Bernardo è un’eredità pesante che Piersanti però porta a testa alta, allargando anche la base elettorale del padre e diventando un punto di riferimento per molti sull’isola, tanto che si vociferava per lui come futuro vicesegretario del partito. Era, per altro, molto legato alla figura di Aldo Moro. Ma soprattutto, e questo Gotor lo sottolinea con precisione nella sua analisi, in contrasto con Vito Ciancimino, già sindaco di Palermo e poi punto di riferimento della mafia palermitana.

Sicuramente Mattarella sarà, da presidente della Regione, un punto di riferimento della lotta alla mafia, e il suo omicidio si può ascrivere a quel filone di omicidi eclatanti che stava investendo la Sicilia in quegli anni (Boris Giuliano è stato ucciso a Palermo il 21 luglio 1979; Pio La Torre il 30 aprile 1982; il Generale Carlo Alberto dalla Chiesa ucciso a Palermo il 3 settembre 1982). Per questo omicidio il 12 aprile 1995 vennero condannati all'ergastolo i boss mafiosi Salvatore Riina, Michele Greco, Bernardo Brusca, Bernardo Provenzano, Giuseppe Calò, Francesco Madonia e Nenè Geraci.

Quindi solo un delitto di Mafia? E se sappiamo con certezza (giudiziaria) che dietro l’omicidio ci sono dei boss mafiosi, chi ha, materialmente, sparato?

È una domanda che Gotor si pone. E per rispondere deve prima però partire da una riflessione su come si può cercare la verità (una pagina molto interessante del libro che può ricordare il famoso articolo Io so, di Pasolini). Infatti, se non abbiamo una verità giudiziaria sugli esecutori materiali di quel delitto, possiamo provare, attraverso le analisi storica di quell’avvenimento e di quegli anni, una supposizione storica. Vennero accusati, ma prosciolti i terroristi di desta Valerio Fioravanti e Gilberto Cavallini, due nomi tutt’altro che estranei alla storia recente italiana, pensiamo al loro coinvolgimento alla bomba alla stazione di Bologna (scoppiata 8 mesi dopo l’omicidio Mattarella il 2 agosto 1980).

Infatti, quell’omicidio non si può leggere se non si guarda ad un contesto molto più ampio, pensando al coinvolgimento dell’eversione nera (gente come appunto Fioravanti e Cavallini che testimonianza collocavano a Palermo proprio all’inizio del 1980), ma anche alla massoneria deviata (la P2 di Gelli), la trattativa tra stato e mafia.

Gotor traccia una descrizione vivida di quegli anni dando al lettore tutte le informazioni per farsi un’opinione.

mercoledì 1 aprile 2026

 In Libreria

Finché durerà la terra

Giovanni Grasso





 

Autoironico e colto, ma irrimediabilmente maldestro, Noè Simenoni è un uomo irrisolto per colpa del destino che gli ha giocato brutti scherzi. Ex seminarista, conduce una vita dimessa, tenuta insieme con fatica, fatta di frustrazioni, conti che non tornano e responsabilità familiari: una sorella scapestrata, Valeria, e una nipotina gravemente malata, Greta, che per lui è una figlia a tutti gli effetti. Quando un potente cardinale lo convoca in Vaticano e gli propone un compito rischioso, ma ben retribuito, capisce che la sua esistenza e quella dei suoi cari potrebbe essere a un punto di svolta. Dovrà infiltrarsi in una misteriosa comunità, guidata da due improbabili veggenti, e ossessionata da un nuovo Diluvio, attorno alla quale ruotano e si intrecciano sentimenti genuini e condizionamenti psicologici, misticismo e interessi molto terreni. Nei panni di agente segreto al servizio di Sua Santità, sarà costretto a fingere e mentire, ad accettare continui compromessi con la sua coscienza e finirà per cacciarsi in un mare di guai. Giovanni Grasso dà vita a una storia avvincente e a personaggi umanissimi, mettendo a nudo il cortocircuito tra la religiosità autentica e uno spregiudicato uso del sacro come fonte di potere e di arricchimento. Finché durerà la terra è un romanzo che diverte, commuove e inquieta. Un'indagine profonda e insieme scanzonata che ci interroga sul bisogno di credere e sulla necessità di dubitare.

martedì 31 marzo 2026

 True Crime

Albert DeSalvo

 


Tra il giugno 1962 e il gennaio 1964 Boston è stata paralizzata dalla paura. Erano gli anni in cui si aggirava nella città lo Strangolatore di Boston.

Albert DeSalvo nasce in Massachusetts il 3 settembre 1931. Figlio di due migranti, il padre di origine italiana mentre la madre dall’Irlanda. Il padre era un violento che picchiava la moglie (fu anche arrestato per le violenze) e costringeva il figlio ad assistere mentre lui aveva dei rapporti con delle prostitute.

Crescendo in questo contesto il giovane DeSalvo iniziò ben presto a torturare gli animali e compiere piccoli furti fino al 1943 quando fu arrestato proprio per furto con scasso, entrando per la prima volta in riformatorio (Albert aveva appena 12 anni). Uscito nell'ottobre 1944, iniziò a lavorare come ragazzo delle consegne. Ma già nell'agosto 1946 venne nuovamente arrestato, sempre per furto.

Scontata la pena, provò a cambiare vita arruolandosi nell’esercito. Venne inviato in Germania dove sposò una ragazza del posto. Finì il suo servizio con l’esercito nel 1958 quando fu congedato con onore.

Tonato alla vita civile, però, le cose non andarono bene e il 17 marzo 1960 venne arrestato per furto e condannato a due anni di carcere, scontando 11 mesi in carcere con la concessione della libertà condizionata.

Tornato in libertà viene fuori l’istinto violento di DeSalvo.

 

Tra il giugno 1962 e il gennaio 1964 tredici donne, di età compresa tra i 19 e gli 85 anni, furono trovate morte nelle loro case. Le vittime venivano violentate e strangolate, spesso con i propri indumenti (calze di seta o foulard), che l'assassino annodava intorno al collo con macabri fiocchi decorativi.

La firma del killer era psicologicamente devastante: non c'erano segni di scasso. L'assassino riusciva a farsi aprire la porta, convincendo le vittime della sua affidabilità e una volta dentro gli appartamenti, dava sfogo alla sua violenza

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Ma DeSalvo non fu subito sospettato per questi omicidi. Anzi.

Nello stesso periodo DeSalvo aveva compiuto diverse aggressioni sessuali, tanto da merita il soprannome di The Measuring Man (l’uomo delle misure) e The Green Man (l’uomo in verde). Nel primo caso perché si introduceva nelle case di giovani donne spacciandosi per un talent alla ricerca di future star e di voler controllare, appunto, le loro misure. Nel secondo caso invece, perché portava un vestito da lavoro verde, così da spacciarsi per un operaio quando si introduceva in casa di queste donne.

Nonostante questa scia di violenze, la polizia non collegò le violenze agli omicidi dello Strangolatore.

 

DeSalvo fu arrestato nel 1964 per le violenze dell’uomo in verde e rinchiuso nell'ospedale psichiatrico di Bridgewater. Qui aveva come compagno di cella George Nassar, anche lui un omicida psicopatico, al quale confessò, almeno secondo la testimonianza dello stesso George Nassar, di essere lo Strangolatore di Boston. Una confessione particolarmente dettagliata nella quale descriveva dettagli delle scene del crimine che solo l'assassino poteva conoscere. Tuttavia, molti rimasero scettici e non credevano fosse lui lo Strangolatore.

 

Il processo a DeSalvo si svolse nel 1967 e lo condannarono all’ergastolo, ma solo per le violenze sessuali del Green Man (non si è neanche sicuri del numero effettivo delle vittime, alcuni sostengono addirittura che fossero 2000 le donne aggredite). Contro di lui, a parte la testimonianza di George Nassar, non c’erano prove che fosse lo Strangolatore e il caso è, per molti anni, considerato aperto.

Albert DeSalvo morirà in carcere, nel 1973, accoltellato al cuore, non si troverà mai il suo assassino.

Con la sua morte, sembrava che la verità sugli omicidi di Boston fosse destinata a restare un mistero.

Ma nel 2013 una svolta nel caso dello Strangolatore grazie anche alle nuove tecnologie.

Infatti, la polizia conservava alcuni campioni di DNA prelevati dall’ultima vittima riconducibile allo Strangolatore, la diciannovenne Mary Sullivan.

Gli investigatori, dopo averlo confrontato con un nipote di DeSalvo e trovato una corrispondenza, decidono di riesumare il corpo di Albert per un confronto diretto. I test non lasciano dubbi, il DNA di DeSalvo era sulla scena dell'omicidio Sullivan.

Un caso chiuso?

Non esattamente. Infatti, ad oggi, sappiamo con certezza solo che DeSalvo è collegato all’ultima vittime, ma non siamo certi che sia lui l’autore degli altri delitti.

lunedì 30 marzo 2026

 In libreria

Il sangue degli architetti

Diego Lama



 

 

È lunedì mattina – maledetto, pensa Veneruso, come tutti quelli che Dio manda in terra – e il commissario ne ha già le tasche piene della vita e pure della morte quando bussano alla porta del suo ufficio: qualcuno ha ucciso l’architetto Lester Young, rovesciandogli addosso un busto di marmo dal Palazzo delle Belle Arti. Il colpevole si nasconde per forza nell’edificio, e il movente è chiaro: quel giorno si stava per assegnare l’appalto di un importante progetto cittadino, e Young era il vincitore annunciato. Veneruso concentra quindi le attenzioni sugli avversari della vittima… ma il quadro si complica in fretta, tra donne misteriose, faccendieri pieni di segreti e altri, pirotecnici assassinii. Chi c’è dietro al mistero? E qual è il movente? Veneruso scopre che la sua Napoli sta per scomparire, travolta da una trasformazione che prevede l’annullamento di interi quartieri e la costruzione di nuove aree, un orizzonte che per lui, allergico al cambiamento, equivale a un terremoto. Man mano che l’indagine proseguirà, sul palcoscenico si alterneranno amori infranti, rimpianti mai sopiti, eterni sogni di futuri più o meno possibili e tanta dolente tenerezza, tutti a consumarsi all’altare del Grande Nemico, il Tempo, che gira, gira, gira e gira, e forse, questa volta, presenterà il conto più temuto.