venerdì 6 febbraio 2026

 In Libreria

                                                        L’impronta del lupo





Minneapolis, 2016. Quando un mercante d’armi legato alle gang è vittima di un attentato, gli indizi sembrano puntare verso un suo vicino, Tomas Gomez, che però tutti descrivono come tranquillo e perbene. Eppure Tomas Gomez potrebbe essere il misterioso Lobo, un assassino prezzolato che negli anni Novanta aveva scosso il mondo della criminalità locale con la sua ferocia. Adesso sembra tornato, deciso a regolare vecchi conti in sospeso. Bob Oz è un detective con un passato doloroso e un problema con l’alcol e le donne, che compensa la mancanza di talento non arrendendosi mai. Il caso Gomez lo affascina, suo malgrado. E indagando, contro tutto e tutti, capisce che Lobo – il lupo – non è in cerca di vendetta, ma di giustizia.

(Dal sito dell’Einaudi)  


 True Crime


Cristina Mazzotti la verità dopo cinquant'anni







Il 4 febbraio 2026 la Corte d'Appello di Como ha scritto un altro pezzo di una storia iniziata più di cinquant’anni fa, la sera del 30 giugno 1975.

Cristina Mazzotti era nata nel giugno del 1957 e viveva in una zona esclusiva di Milano (anche se lei era nata a Losanna). Il padre, Elios, era un ricco industriale, e proprio i successi del padre avevano trasformato la ragazza in obiettivo sensibile nel periodo dei sequestri di persona per fini estorsivi. 

Il 30 giugno 1975, Cristina, che aveva da pochissimi giorni compiuto 18’anni, era uscitaper festeggiare la sua maggiore età e la recente promozioni. Con la sua amica, Emanuela Lusari, e il suo fidanzato, Carlo Galli, salirono sulla Mini di Carlo e andarono a fare festa.

Su La Stampa del 2 luglio leggiamo: “Il programma è di trascorrere la serata incontrando un po’ di amici. I tre vanno ad Erba, nel bar «Bosisio» dove trovano un gruppo di ragazzi che li attendono. Alle 22 escono e partono in otto con due auto per un giro in Brianza. Questi giovani hanno una fitta rete di amicizie disseminate per le molte ville; amicizie ravvivate di weekend in weekend. All’una e mezzo la Mini sta per far ritorno alla villa Mazzotti, dopo che gli altri amici, con la seconda auto, se ne sono andati già alle loro abitazioni. La vetturetta, lasciata la Valassina, imbocca la stradina che da Eupilio porta a Galliano”.

A poca distanza da casa, però, la Mini guidata da Carlo viene fermata da quattro uomini a bordo di una Giulia e una Fiat 125. Ma la banda voleva solo Cristina. Quindi legarono Carlo ed Emanuela e li portarono dalle parti di Appiano Gentile. Per Cristina invece era previsto un destino completamente diverso.

La ragazza venne rinchiusa in una buca dentro un garage e poteva respirare solo attraverso un tubo di plastica. Veniva nutrita con un paio di panini al giorno. Per le gravi condizioni in cui viveva Cristina morì tra il 30 luglio e il 1º agosto.

I sequestratori chiesero un riscatto di 5 miliari di lire (poi scesi a poco più di uno). Il riscatto venne pagato, ma a quel punto Cristina era già morta. Il suo corpo venne ritrovato solo agli inizi di settembre.

Le indagini partono a rilento, anzi in una prima fase sembrano non portare a niente. Poi la svolta inaspettata. Libero Ballinari, era un uomo dai legami oscuri e legato alla criminalità. Si reca in una banca Svizzera per provare a ripulire la sua parte del bottino dal sequestro. Ma il fatto destò l’interesse di un’impiegata zelante che avvisò subito la polizia elvetica dell’anomalo versamento. La polizia federale, a sua volta, passò le informazioni ai colleghi italiani che nel giro di poco arrestarono Ballinari. Una volta in carcere a Ballinari ci volle poco per iniziare a collaborare con gli inquirenti. E così fece i nomi di tutti i componenti della banda.

Inizia il processo per 22 imputati davanti al tribunale di Novara. La sentenza di primo grado è nel maggio 1977 e si conclude con 13 condanne di cui 8 ergastoli. La cassazione confermò però solo 4 ergastoli, altri 2 imputati vennero condannati a 30 anni e 5 a più di 20.

Ma la storia non è affatto finita.

Un colpo di scena, inatteso, arriva nel gennaio del 1994. Antonio Zagari era un ‘ndranghetista, figlio del boss Giacomo Zagari. All’inizio degli anni 80 iniziò a collaborare con la giustizia soprattutto per la sua avversione per i sequestri dell’Anonima dell’Aspromonte. Dalle sue dichiarazioni partì l’Operazione Isola Felice, una maxi operazione che portò in carcere diversi esponenti della malavita del varesotto. Tra le altre cose, Antonio Zagari aveva dichiarato che c’era proprio la ‘ndrangheta dietro al sequestro di Cristina. Secondo Zagari però il padre aveva sì organizzato il sequestro ma si era poi tirato indietro, mentre altri affiliato all’Anonima vennero processati. Era la prova che dietro a quel sequestro ci fosse la criminalità organizzata.

Ma la storia non è ancora finita.

Una nuova svolta nelle indagini arriva nel 2007 quando la scientifica riesce ad attribuire al calabrese Demetrio Latella alcune impronte digitali raccolte dalla polizia nel 1975. Latella ammise quindi il suo coinvolgimento nel sequestro. Ma nel 2012 gli imputati (Latella mise in mezzo altre due persone, Giuseppe Calabrò e Antonio Talia) vennero prescritti per sequestro di persona e omicidio volontario.

Dobbiamo aspettare altri 3 anni. Nel 2015 la Corte di Cassazione stabilisce che le pene la cui condanna arriva all’ergastolo è in pratica imprescrivibile, quindi l’omicidio volontario (pena minima 21 anni) con le aggravanti poteva avere come risultato, appunto l’ergastolo.

Fabio Repici, il nuovo avvocato della famiglia Mazzatti, presenta un nuovo esposto contro la prescrizione di Latella, Calabrò e Talia. Si riaprono le indagini condotte da Stefano Civardi, sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Milano, che vengono concluse il 9 novembre 2022 e parte un nuovo processo davanti la Corte d’Assise di Como.

Ora siamo alla stretta cronaca. Il 4 febbraio 2026 viene emessa la sentenza contro Latella, Calabrò e Talia. I primi due vengono condannati all’ergastolo per aver fatto parte del commando che sequestrò la ragazza, mentre viene assolto Talia.

Oltre a far definitivamente luce su questo caso, è da segnalare in particolare la condanna di Calabrò. Alessandra Dolci, coordinatrice della DDA di Milano, definisce Calabrò “personaggio autorevole nel mondo calabrese”. Calabrò ha collezionato diverse condanne ma, nonostante i sospetti, non si era mai riusciti ad affermare la sua affiliazione alla criminalità organizzata. Il suo nome era anche emerso dall’inchiesta “Doppia curva” sulle infiltrazioni della mafia nelle curve milanesi, ma non si era proceduto a nessuna incriminazione.

Ora una condanna all’ergastolo pesantissima.

 

giovedì 5 febbraio 2026

 

Il ritorno di Michael Haller



Doppia uscita per l’avvocato della Lincoln. Infatti, mentre esce in libreria per le edizioni Piemme Nessuna via d’uscita, Netflix manda in onda la quarta stagione di Avvocato di difesa – The Lincoln Lawyer.

 

Nessuna via d’uscita

L'avvocato Haller torna con un caso più attuale che mai: una causa contro un colosso dell'Intelligenza Artificiale, che potrebbe essere responsabile dell'omicidio di una ragazzina. Dopo il suo percorso di "rinascita", Mickey Haller prende una nuova direzione e si dedica a un caso d'interesse pubblico, intentando una causa civile contro una società di Intelligenza Artificiale il cui chatbot avrebbe suggerito a un sedicenne di uccidere la sua ex ragazza perché lo aveva tradito. Rappresentando la famiglia della vittima, Mickey esplora il mondo dell'IA, in rapida espansione e in gran parte non regolamentato. Durante il processo, lo affianca il giornalista Jack McEvoy che vorrebbe assistere in silenzio per scrivere un libro sul caso. Ma Mickey lo mette subito al lavoro, affidandogli l'analisi della montagna di documenti emersi durante la fase di ricerca delle prove. Le indagini di McEvoy portano alla scoperta del testimone chiave: un informatore che fino ad allora aveva avuto troppa paura per parlare. Il caso è estremamente pericoloso, perché in gioco ci sono miliardi di dollari. Si dice che le macchine abbiano superato l'intelligenza umana nel 1997, quando il Deep Blue dell'IBM ebbe la meglio sul maestro di scacchi Garry Kasparov con una mossa chiamata "il sacrificio del cavallo". Haller adotterà una strategia simile in tribunale per cercare di sconfiggere le immense forze dell'industria dell'IA schierate contro di lui e i suoi clienti (la sinossi dal sito della casa editrice).


Avvocato di difesa – The Lincoln Lawyer

 

In onda dal 5 febbraio, questa stagione, formata da 10 episodi, è tratta dal romanzo di Connell La legge dell'innocenza uscito nel 2013. Questa volta Heller deve affrontare il caso più difficile ed importante di tutta la sua carriera, perché ad essere sotto processo è lui, accusato di omicidio. Alla fine della terza stagione, infatti, mentre tornava a casa a bordo della sua Lincoln, Heller era stato fermato da un poliziotto per un controllo (la sione, e il finale della quarta ci presenta già un nuovo personaggio interpretato da Cobie Smulders (famosa come Robin Scherbatsky in How I Met Your Mother).




martedì 3 febbraio 2026

 In Libreria

                                                                        Darkness



Dopo il successo di Butterfly (Longanesi 2025) la scrittrice finlandese Martta Kaukonen torna in libreria con un altro romanzo che prova ad indagare nella mente dei protagonisti del libro.

La giovane Ira lavora ad Helsinki nel giornale più popolare della Finlandia insieme al padre Arto, con il quale ha da poco riallacciato i rapporti. La sua vita scorre tranquilla, finché un ricordo sconvolgente non riaffiora nella sua mente: ha ucciso un uomo con un’ascia.

 È solo un’allucinazione o un terribile incubo che è accaduto davvero? Il dubbio inizia a

 perseguitarla e si fa ancora più acuto quando il direttore le affida un caso di cronaca nera che ha troppi punti in comune con ciò che è convinta di ricordare. A indagare sull’omicidio c’è anche l’ispettrice Kerttu, una mente affilata che è pronta ad assicurare un ultimo criminale alla giustizia prima di andare in pensione. Ma la vittima che si trova davanti e che è stata uccisa con violenza inaudita è anche la custode di un diario. Un diario scritto senza alcun dubbio dal killer e che lascia intuire una verità agghiacciante: quell’omicidio non è stato il primo, e non sarà l’ultimo.


 CINEMA


                                       Sleeping Dogs (2024)













 

In molti, nel corso degli anni, hanno lavorato sul tema della memoria, o per meglio dire, sulla perdita della memoria. Robert Ludlum ha creato uno dei personaggi letterari (e poi cinematografici con Matt Demon) più affascinanti della letteratura come Jason Bourne (un uomo viene recuperato in mare da un peschereccio e al suo risveglio si trova senza memoria), oppure, per tornare in Italia pensiamo a Sandrone Dazieri (in “E’ stato un attimo” il suo personaggio, Santo, si sveglia nel bagno della Scala di Milano, senza ricordare come ci sia finito, anzi, il suo ultimo ricordo è di diversi anni prima). Da un punto di vista narrativo quindi è sicuramente affascinante utilizzare un personaggio che deve ricercare la propria memoria, con il rischio che in quel passato dimenticato ci sia una verità che è meglio non sapere (per tornare a Dazieri appena citato, Santo ha paura di aver commesso un crimine).

Sleeping Dogs prova a continuare la riflessione proprio in questo campo.

Diretto da Adam Cooper il film è tratto dal libro dello scrittore e giornalista britannico di origini rumene Eugen Ovidiu Chirovici, In verità il libro che si intitola The Book of Mirrors (Il libro degli specchi, editato sia in lingua originale che in italiano nel 2017) è il primo libro in lingua inglese dell’autore. 

Il film segue la storia di Roy Freeman, ex detective della omicidi, ormai in pensione e affetto da una forma avanzata di Alzheimer (lo vediamo mentre legge i tanti post-it che si lascia in giro per la casa per ricordare le cose che deve fare, ma anche come si chiama e cosa deve mangiare). Roy Freeman però viene contattato per riesaminare un vecchio caso di omicidio — apparentemente risolto anni prima — e con non poca fatica accetta, consapevole che la sua stessa memoria potrebbe essere tanto la chiave quanto l’ostacolo principale alla verità. La teoria di chi lo contatta è che sia stato arrestato l’uomo sbagliato e che quindi in carcere ci sia un innocente. L’indagine diventa presto un viaggio instabile tra ricordi frammentari, testimonianze contraddittorie e sensi di colpa, in cui nulla è davvero affidabile, nemmeno il protagonista.

Come dicevamo tutto però ruota intorno alla memoria. La malattia di Roy non è solo un elemento narrativo, ma un vero dispositivo tematico: ogni ricordo può essere autentico o falsato. Durante il film il protagonista (per inciso, è Russell Crowe in un’interpretazione magistrale) ha spesso frammenti di ricordi, ma come il protagonista, anche lo spettatore non riesce a capire se l’evento sia avvenuto prima o dopo un altro, una confusione, voluta e dovuta, per esigenze narrative, appunto.

Roy Freeman deve quindi indagare, e con non poca fatica visti i suoi problemi di memoria, non solo su un crimine, ma su sé stesso.

La grande differenza con il libro è che il romanzo è strutturato su tre punti di vista distinti, mentre il film concentra tutto su Roy.

Il film è disponibile per la visione sulla piattaforma Prime Video.


lunedì 2 febbraio 2026

 TRUE CRIME


CAROL MALTESI, IN LINEA CON L'ASSASSINO




Quante volte ci siamo imbattuti, nel mondo letterario, nel classico giornalista investigatore? Pensiamo a Mikael Blomkvist, inventato da Stieg Larsson e protagonista della serie Millennium, o a Jack McEvoy di Michael Connelly, e, per restare in Italia, a Saverio Lamanna di Gaetano Savatteri, protagonista dei romanzi ambientati a Màkari e diventati anche una serie TV. E quando una storia che sembra uscita da un libro diventa realtà? In questa storia gli ingredienti ci sono tutti, anche il giornalista investigatore.

Ma andiamo con ordine.

Il 20 marzo del 2022 un uomo sta camminando spensierato lungo una strada di montagna in provincia di Brescia. Ad un certo punto scorge quattro sacchi, quelli per la spazzatura per intenderci, in un dirupo. È infastidito più che arrabbiato. Non era infatti la prima volta che quel dirupo veniva scambiato per una discarica da qualche vandalo che passava nella zona. Siamo a Borno, un paesotto di neanche 2500 persone a quasi mille metri di altezza sul livello del mare. L’uomo decide di andare a vedere cosa ci fosse in quei sacchi. Ma quello che scopre è raccapricciante: lì dentro c’è un corpo smembrato.

Intervengono subito le forze dell’ordine. Ma il lavoro non è semplice. Il corpo, come abbiamo detto, era stato smembrato, e probabilmente anche tenuto in un congelatore, e in questo modo sarà difficile capire quando è avvenuto l’omicidio. Ma il problema principale è anche dare un mone a quel corpo.

E qui entra in scena il nostro giornalista/investigatore.

Andrea Tortelli è il direttore del giornale online BsNews.it, un piccolo giornale locale, e appena saputa la notizia Tortelli la copre con alcuni servizi. Parla dei tatuaggi, 11 in tutto, e li descrive sul suo giornale. I lettori commentano la notizia apparsa on-line, ma alcuni fanno qualcosa di più, contattano Tortelli e gli segnalano che quei tatuaggi sono simili a quelli di una certa Charlotte Angie, una ragazza di 26 anni, attrice hard, il cui vero nome, scoprirà in pochi minuti Tortelli, è Carol Maltesi. Possibile quindi che il corpo ritrovato nel dirupo sia quello di Carol? Andrea decide di approfondire e scopre che da un po' di tempo la ragazza sembra scomparsa, tanto che non posta, sui suoi social, da un po' di tempo.

Trova il suo numero di telefono e la chiama, ma la ragazza non risponde. Così le manda un messaggio. Inaspettatamente però al messaggio ha una risposta. Così Andrea inizia ad avere uno scambio di messaggi.

Intervistato da Vanity Fair Tortelli spiega: «Dopo qualche ora di indagine mi era già chiaro che le coincidenze tra il cadavere ritrovato a pezzi a Borno e l’attrice hard Charlotte Angie erano troppe», e prosegue «C’era una possibilità su milioni che, nell’arco di qualche centinaio di chilometri, esistessero due donne con medesimo peso, altezza, età e numerosi tatuaggi coincidenti in punti precisi del corpo. Ma, di fronte quell’unica possibilità, ho deciso, per dovere, di fare l’ultima verifica, prendendo contatto diretto con l’utenza telefonica di Carol». Tornelli, che cercava conferme alla morte della ragazza, alla fine aveva iniziato a chattare con una persona, e se all’inizio pensava che la ragazza fosse viva e stesse comunicando con lui, ad un certo punto aveva chiaro che a rispondergli era, probabilmente, l’assassino. A quel punto era davanti ad un dilemma: scrivere l’articolo della vita oppure prendere tutto il materiale raccolto e andare dalle forze di polizia e denunciare la cosa?

«Quando ho capito che a rispondere era lui - invece di scrivere subito un articolo con i nomi oppure indagare ancora e addirittura presentarmi sotto casa sua - mi sono fermato, ho deciso di mettere in ordine tutti gli elementi che avevo a disposizione e, quindi, di andare in caserma, facendo prevalere la tutela delle persone che stavano intorno a Carol e l’interesse della Giustizia al mio».

Da quell’esperienza Andrea Tortelli ha scritto il libro “Sulla tua pelle” edito da Giunti.

 

Ma cosa era successo?

Carol Maltesi era nata nel 1995, era una giovane di Busto Arsizio, madre di un bambino piccolo. Aveva iniziato a lavorare come commessa in un negozio ma era scoppiata la pandemia del Covid e, come molti, aveva perso il proprio lavoro. I pochi soldi che guadagnava con il sostegno al reddito non erano sufficienti per vivere, così si è avvicinata al mondo del cinema per adulti e della piattaforma OnlyFans, dove era conosciuta, come abbiamo visto, con lo pseudonimo di Charlotte Angie.

Carol abitava a Rescaldina, in provincia di Milano. Qui incontra Davide Fontana, un bancario e foodbloger, un suo vicino di casa. Con lui ha una relazione. E con lui, Carol, gira anche diversi filmati per il suo pubblico. Anche dopo la fine della loro storia il rapporto tra i due rimane cordiale, e alle volte continuano a girare video insieme.

Nell’ultimo periodo della sua vita, però, Carol aveva deciso di trasferirsi e lasciare la provincia di Milano. Il suo desiderio era quello di andare a vivere nel veronese, dove viveva il figlio.

Ma tutto finisce l'11 gennaio 2022.

Secondo la ricostruzione processuale, Fontana convince Carol a girare un video bondage. In verità, secondo quanti dimostrato in sede processuale, lo stesso Fontana aveva creato diversi profili falsi su OnlyFans e con uno di questi, aveva commissionato un video particolare dove lui avrebbe dovuto legare e incappucciare la ragazza. Davide quindi segue quelle istruzione, quelle che in pratica aveva dato lui stesso, e lega la donna ad un palo che era nella stanza da letto. Si fa anche dare il pin per sbloccare il telefono. Mentre la donna è legata e incappucciata, Fontana la colpisce ripetutamente alla testa con un martello e successivamente le infligge una coltellata alla gola. Uccidendola.

Nel leggere la ricostruzione processuale delle ore dopo l’omicidio, sembra vedere un uomo che si muove con estrema lucidità e organizzazione. Il suo pensiero, a quel punto, è quello di occultare il corpo della ragazza. Prova a bruciarlo, ma senza riuscirci. A quel punto lo seziona in 15 parti e ripone i resti in un congelatore acquistato appositamente su Amazon.

Ma non solo, nei mesi successivi (ricordiamo che l’omicidio dovrebbe essere stato compiuto l’11 gennaio e il corpo è stato ritrovato a marzo inoltrato) Fontana cerca in tutti i modi di farsi passare per Carol. Due mesi di inganni nel quale utilizza il cellulare di Carol per rispondere ai messaggi di amici, parenti e del padre di suo figlio, fingendo che lei stia bene e che si sia trasferita all'estero (per lavoro andava spesso a Praga per esibizioni dal vivo o voglia cambiare vita. ma non solo, continua a pagare le bollette e l'affitto della casa di Carol utilizzando il conto corrente della stessa ragazza.

Come abbiamo visto il 22 marzo viene trovato il corpo e pochi giorni dopo Tortelli scoprirà che la ragazza ritrovata era Carol.

In breve tempo i carabinieri individuano Fontana che confessa l’omicidio.

 L’iter processuale

Fontana viene condannato a 30 anni di reclusione. La Corte d'Assise di Busto Arsizio esclude l'aggravante della crudeltà e dei motivi abietti. Nelle motivazioni, i giudici definiscono Carol Maltesi come una donna "disinibita", suggerendo che Fontana avesse agito perché si sentiva "usato" da lei. Queste parole scatenano un'ondata di indignazione pubblica per quello che viene percepito come un colpevolismo verso la vittima. Un parziale colpo di scena anche nel processo arriva però con la Corte di Cassazione che aveva parzialmente annullato la sentenza di secondo grado chiedendo di stabilire se ci fossero le aggravanti per la premeditazione dell’omicidio. Nel secondo processo d’appello i giudici hanno quindi riconosciuto le aggravanti condannando Fontana all’ergastolo.