martedì 3 febbraio 2026

 CINEMA


                                       Sleeping Dogs (2024)













 

In molti, nel corso degli anni, hanno lavorato sul tema della memoria, o per meglio dire, sulla perdita della memoria. Robert Ludlum ha creato uno dei personaggi letterari (e poi cinematografici con Matt Demon) più affascinanti della letteratura come Jason Bourne (un uomo viene recuperato in mare da un peschereccio e al suo risveglio si trova senza memoria), oppure, per tornare in Italia pensiamo a Sandrone Dazieri (in “E’ stato un attimo” il suo personaggio, Santo, si sveglia nel bagno della Scala di Milano, senza ricordare come ci sia finito, anzi, il suo ultimo ricordo è di diversi anni prima). Da un punto di vista narrativo quindi è sicuramente affascinante utilizzare un personaggio che deve ricercare la propria memoria, con il rischio che in quel passato dimenticato ci sia una verità che è meglio non sapere (per tornare a Dazieri appena citato, Santo ha paura di aver commesso un crimine).

Sleeping Dogs prova a continuare la riflessione proprio in questo campo.

Diretto da Adam Cooper il film è tratto dal libro dello scrittore e giornalista britannico di origini rumene Eugen Ovidiu Chirovici, In verità il libro che si intitola The Book of Mirrors (Il libro degli specchi, editato sia in lingua originale che in italiano nel 2017) è il primo libro in lingua inglese dell’autore. 

Il film segue la storia di Roy Freeman, ex detective della omicidi, ormai in pensione e affetto da una forma avanzata di Alzheimer (lo vediamo mentre legge i tanti post-it che si lascia in giro per la casa per ricordare le cose che deve fare, ma anche come si chiama e cosa deve mangiare). Roy Freeman però viene contattato per riesaminare un vecchio caso di omicidio — apparentemente risolto anni prima — e con non poca fatica accetta, consapevole che la sua stessa memoria potrebbe essere tanto la chiave quanto l’ostacolo principale alla verità. La teoria di chi lo contatta è che sia stato arrestato l’uomo sbagliato e che quindi in carcere ci sia un innocente. L’indagine diventa presto un viaggio instabile tra ricordi frammentari, testimonianze contraddittorie e sensi di colpa, in cui nulla è davvero affidabile, nemmeno il protagonista.

Come dicevamo tutto però ruota intorno alla memoria. La malattia di Roy non è solo un elemento narrativo, ma un vero dispositivo tematico: ogni ricordo può essere autentico o falsato. Durante il film il protagonista (per inciso, è Russell Crowe in un’interpretazione magistrale) ha spesso frammenti di ricordi, ma come il protagonista, anche lo spettatore non riesce a capire se l’evento sia avvenuto prima o dopo un altro, una confusione, voluta e dovuta, per esigenze narrative, appunto.

Roy Freeman deve quindi indagare, e con non poca fatica visti i suoi problemi di memoria, non solo su un crimine, ma su sé stesso.

La grande differenza con il libro è che il romanzo è strutturato su tre punti di vista distinti, mentre il film concentra tutto su Roy.

Il film è disponibile per la visione sulla piattaforma Prime Video.


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