Rocco
Schiavone
Nel 2013 esce per la casa
editrice Sellerio Pista nera scritto
da Antonio Manzini. Il libro, come sappiamo, è ambientato ad Aosta ed ha come
protagonista Rocco Schiavone, probabilmente uno dei personaggi letterari e
televisivi meglio riusciti nell’ultimo decennio. Oggi Schiavone è apparso in 15
romanzi (l’ultimo, Sotto mentite spoglie
pubblicato nel 2025) alcuni racconti e dal 2016 anche una serie televisiva Rai.
Schiavone è un vicequestore romano trapiantato
forzatamente ad Aosta come punizione disciplinare. È un uomo scorbutico,
diretto, spesso volgare nei modi, ma estremamente intelligente e intuitivo nel
lavoro investigativo. Detesta il freddo, la montagna e molte delle regole
dell’istituzione che rappresenta, ma nonostante ciò è profondamente legato a un
suo personale senso di giustizia. Fisicamente viene descritto come trasandato,
sempre con il loden addosso, le Clarks ai piedi (che deve cambiare spesso visto
che ad Aosta quando va bene piove e quando va male nevica, clima inadatto per
portare le Clarks) e la sigaretta (e non solo) spesso in mano. Il suo stile è
lontano dall’immagine classica del poliziotto irreprensibile. Spesso per
perquisire fa a meno del mandato magari entrando di notte, scassinando la
serratura. È anche un uomo cinico, ironico e disilluso, ma sotto la scorza dura
nasconde una grande sensibilità.
Nel corso dei libri il suo personaggio cresce e
consociamo sempre più il suo passato. Possiamo anzi dire che ogni volume sia un
capitolo della sua storia. In questi 12 anni e 15 romanzi, a pensarci, vengono
descritti poco più di 3 anni. i libri non sono solo conseguenziali, ma quasi
partono dall’ultimo avvenimento del libro precedente.
Rocco è sicuramente segnato dalla morte della moglie
Marina, evento che lo perseguita costantemente e che contribuisce al suo
atteggiamento malinconico e autodistruttivo. Nei libri spesso vede Marina, con
cui parla e alle volte lo mette anche sulla pista giusta per la risoluzione dei
casi (anche se, con l’andar del tempo, la sua presenza tende a scomparire del
tutto dalla vita del vicequestore).
Ha un rapporto conflittuale con l’autorità (ma anche
qui i suoi superiori, il questore Costa e il PM Baldi, sono due personaggi che
se in un primo momento diffidano di Schiavone, con l’andar del tempo, pur
rimando perplessi sul passato e sui metodi adottati, comunque lo stimano per i
risultati ottenuti), ma è leale con i pochi amici veri e mostra grande empatia
verso le vittime, soprattutto i più deboli.
In poche parole quindi Schiavone rappresenta
l’anti-eroe moderno: non è un poliziotto modello, ma un uomo pieno di difetti
che cerca di fare la cosa giusta in un mondo ingiusto.
Ha anche dei forti legami. In particolare ha 3 amici
romani (diventeranno 2 ma bisogna seguire le avventure di Schiavone) con cui ha
un solidissimo rapporto. Erano amici fin da piccoli e sono rappresentanti della
piccola criminalità di uno dei quartieri più iconici di Roma come Trastevere.
Spesso questi amici sono parte integrante della risoluzione dei casi, quando
Rocco ha bisogno di gente fidata e soprattutto disposta a trasgredire le regole
chiama loro.
Abbiamo detto di diversi personaggi che ruotano
intorno a Schiavone, ma dobbiamo ammettere che Manzini è riuscito a creare un
mondo intero che partecipa ai libri, la sua squadra formata anche da personaggi
surreali come l’abruzzese D’Intino, la sostituta della Scientifica (Michela
Gambino, una grande scienziata con il limite di credere a molte teorie del
complotto), l’anatomopatologo Alberto Fumagalli (un toscanaccio molto legato a
Schiavone), ma anche alcuni personaggi femminili (come l’agente Caterina Rispoli
e la giornalista Sandra Buccellato, donne con cui Rocco ha avuto storie
tormentate).
Ed infine due caratteristiche che alleggeriscono il
personaggio. La prima, Rocco racconta che fin da piccolo era fissato con gli
animali, tanto da conoscere il nome scientifico e le caratteristiche principali
di tutti, bene, questa passione lo porta a vedere somiglianze tra le persone
che incontra (testimoni e sospettati) e gli animali. La seconda, le “rotture di cojoni”, con una personale
scala di rotture (all’ultimo posto l’omicidio, ma dove c’è tutto, dai canti di
natale alle rapine).
La serie di Manzini usa i casi criminali anche come
pretesto per esplorare temi come il dolore, la corruzione, l’amicizia e l’alienazione.
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