giovedì 19 febbraio 2026

 

Rocco Schiavone




Nel 2013 esce per la casa editrice Sellerio Pista nera scritto da Antonio Manzini. Il libro, come sappiamo, è ambientato ad Aosta ed ha come protagonista Rocco Schiavone, probabilmente uno dei personaggi letterari e televisivi meglio riusciti nell’ultimo decennio. Oggi Schiavone è apparso in 15 romanzi (l’ultimo, Sotto mentite spoglie pubblicato nel 2025) alcuni racconti e dal 2016 anche una serie televisiva Rai.

Schiavone è un vicequestore romano trapiantato forzatamente ad Aosta come punizione disciplinare. È un uomo scorbutico, diretto, spesso volgare nei modi, ma estremamente intelligente e intuitivo nel lavoro investigativo. Detesta il freddo, la montagna e molte delle regole dell’istituzione che rappresenta, ma nonostante ciò è profondamente legato a un suo personale senso di giustizia. Fisicamente viene descritto come trasandato, sempre con il loden addosso, le Clarks ai piedi (che deve cambiare spesso visto che ad Aosta quando va bene piove e quando va male nevica, clima inadatto per portare le Clarks) e la sigaretta (e non solo) spesso in mano. Il suo stile è lontano dall’immagine classica del poliziotto irreprensibile. Spesso per perquisire fa a meno del mandato magari entrando di notte, scassinando la serratura. È anche un uomo cinico, ironico e disilluso, ma sotto la scorza dura nasconde una grande sensibilità.

Nel corso dei libri il suo personaggio cresce e consociamo sempre più il suo passato. Possiamo anzi dire che ogni volume sia un capitolo della sua storia. In questi 12 anni e 15 romanzi, a pensarci, vengono descritti poco più di 3 anni. i libri non sono solo conseguenziali, ma quasi partono dall’ultimo avvenimento del libro precedente.

Rocco è sicuramente segnato dalla morte della moglie Marina, evento che lo perseguita costantemente e che contribuisce al suo atteggiamento malinconico e autodistruttivo. Nei libri spesso vede Marina, con cui parla e alle volte lo mette anche sulla pista giusta per la risoluzione dei casi (anche se, con l’andar del tempo, la sua presenza tende a scomparire del tutto dalla vita del vicequestore).

Ha un rapporto conflittuale con l’autorità (ma anche qui i suoi superiori, il questore Costa e il PM Baldi, sono due personaggi che se in un primo momento diffidano di Schiavone, con l’andar del tempo, pur rimando perplessi sul passato e sui metodi adottati, comunque lo stimano per i risultati ottenuti), ma è leale con i pochi amici veri e mostra grande empatia verso le vittime, soprattutto i più deboli.

In poche parole quindi Schiavone rappresenta l’anti-eroe moderno: non è un poliziotto modello, ma un uomo pieno di difetti che cerca di fare la cosa giusta in un mondo ingiusto.

Ha anche dei forti legami. In particolare ha 3 amici romani (diventeranno 2 ma bisogna seguire le avventure di Schiavone) con cui ha un solidissimo rapporto. Erano amici fin da piccoli e sono rappresentanti della piccola criminalità di uno dei quartieri più iconici di Roma come Trastevere. Spesso questi amici sono parte integrante della risoluzione dei casi, quando Rocco ha bisogno di gente fidata e soprattutto disposta a trasgredire le regole chiama loro.

Abbiamo detto di diversi personaggi che ruotano intorno a Schiavone, ma dobbiamo ammettere che Manzini è riuscito a creare un mondo intero che partecipa ai libri, la sua squadra formata anche da personaggi surreali come l’abruzzese D’Intino, la sostituta della Scientifica (Michela Gambino, una grande scienziata con il limite di credere a molte teorie del complotto), l’anatomopatologo Alberto Fumagalli (un toscanaccio molto legato a Schiavone), ma anche alcuni personaggi femminili (come l’agente Caterina Rispoli e la giornalista Sandra Buccellato, donne con cui Rocco ha avuto storie tormentate).

Ed infine due caratteristiche che alleggeriscono il personaggio. La prima, Rocco racconta che fin da piccolo era fissato con gli animali, tanto da conoscere il nome scientifico e le caratteristiche principali di tutti, bene, questa passione lo porta a vedere somiglianze tra le persone che incontra (testimoni e sospettati) e gli animali. La seconda, le “rotture di cojoni”, con una personale scala di rotture (all’ultimo posto l’omicidio, ma dove c’è tutto, dai canti di natale alle rapine).

La serie di Manzini usa i casi criminali anche come pretesto per esplorare temi come il dolore, la corruzione, l’amicizia e l’alienazione.

 

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