Quello che non uccide
David Lagercrantz
Quella che è stata affidata a David
Lagercrantz non era impresa facile, e se proprio non ci fosse riuscito a
portarla a termine, credo che ci sia andato vicinissimo.
Stieg Larsson, uno dei migliori
autori svedesi contemporanei, ci lascia, prematuramente, nel 2004. Giornalista investigativo
(si era occupato in particolare di gruppi di estrema destra nel suo paese),
aveva un sogno nel cassetto, diventare uno scrittore di gialli. Nel 2004, l’anno
della sua morte, contatto un editore per consegnare i primi tre capitoli di
quella che lui aveva pensato come una saga di una decina di volumi. Larsson non
vedrà mai pubblicato il suo capolavoro, ma la trilogia Millenium diventerà un
caso letterario mondiale con milioni di volumi venduti. Creando anche non poche polemiche tra la compagna
dello stesso Larson e la sua famiglia di origine per l’eredità letteraria.
Dopo 7 anni dalla pubblicazione
dell’ultimo libro firmato (e dopo che i libri avevano già avuto una loro trasposizione
cinematografica, e addirittura un remake americano oltre agli originali svedesi)
viene chiesto a David Lagercrantz di portare avanti la serie.
Nel 2015 esce così “Quello che non
uccide”.
La storia prosegue da dove avevamo
lasciato i nostri protagonisti. Mikael Blomkvist è alla ricerca di un nuovo
scoop, soprattutto perché la sua rivista non naviga in ottime acque e lui e la
sua socia, Eika, hanno venduto alcune quote della rivista ad un network editoriale
norvegese che vorrebbe trasformare e rendere la rivista più “patinata”. Lisbeth
Salander invece continua a vivere chiusa nel suo appartamento, lontana da
tutti. Siamo nel 2015 e vediamo i primi tentativi dell’utilizzo dell’intelligenza
artificiale. Uno dei più grandi esperti della materia, dopo essere tornato in
Svezia dagli Stati Uniti per prendersi cura del figlio autistico
"savant", entra in contatto con Blomkvist. L'uomo sostiene di avere
informazioni esplosive ma viene ucciso davanti gli occhi del figlio autistico e
dello stesso Blomkvist. Lisbeth, che si era intrufolata nel sistema dell’NSA
americana, vuole aiutare il bambino che è diventato testimone oculare dell’omicidio.
Sicuramente ci troviamo davanti ad
un’operazione commerciale (e non sarebbe la prima del genere), ma ben riuscita.
Infatti, il libro è piacevole e scorre bene, con un buon ritmo e un intreccio
narrativo che regge il paragone dell’opera di Larson, e i personaggi principali
ci sembrano ricalcare molto quelli dello stesso Larson.
Magari mancano le digressioni del padre
di Millenium che ci aveva abituati anche a pagine di denuncia sociali e lunghe
descrizioni che qui un pochino mancano.
Notizia di questi ultimi tempi,
invece, stanno per iniziare le riprese di una serie televisiva sul primo volume
della trilogia. Sceneggiatura e produzione sono affidate a Steve Lightfoot e
Angela LaManna per Sky Original, e da quello che sappiamo la serie, che verrà
girata in Lituania, sarà composta da otto episodi.
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