La canzone di Marinella
Quella di Marinella è
una storia vera, cantava, nel 1964, Fabrizio de Andrè in una delle sue più
belle e famose canzoni.
A raccontarlo lo stesso
Fabrizio de Andrè che, nel 1993, intervistato da Luciano Lanza, disse:
«La Canzone di
Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una
favola d'amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici
anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È
stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro e un
giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l'ha
buttata nel fiume e non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato
di cambiarle la morte. Così è nata "La canzone di Marinella", che se
vogliamo ha anch'essa delle motivazioni sociali, nascostissime. Ho voluto
completamente mistificare la sorte di Marinella. Non ha altra chiave di lettura
se non quella di un amore disgraziato; se tu non racconti il retroscena è
impossibile che uno pensi che all'origine c'era una gravissima problematica
sociale. Certi fatti della realtà, soprattutto quand'ero giovane, mi davano un
grande fastidio, allora cercavo di mutare la realtà.»
Ed effettivamente il
cantautore genovese si ispirò ad una storia realmente accaduta per scrivere la
canzone. È la storia di Maria Boccuzzi.
Maria nasce a Radicena,
allora un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, nell’ottobre del
1920. La sua famiglia di origine era molto umile, così nel 1928 si trasferiscono
a Milano, ma le cose non migliorano, e la giovane Maria fu costretta ad entrare
presto nel mondo del lavoro. A soli 15 anni iniziò a lavorare presso la Regia
Manifattura Tabacchi. È in questo contesto che incontrò un giovane
universitario. Come lei pieno di sogni, ma anche privo di mezzi economici. Un
amore che la portò a scappare giovanissima di casa, per andare a vivere con lui
in una soffitta. Ma le difficoltà economiche ebbero la meglio sull’amore, così
lui ben presto abbandonò Maria. Lei si ritrovò quindi sola e senza un posto
dove stare, costringendola a lavori di fortuna. Iniziò anche a fare la
ballerina di avanspettacolo con il nome d’arte Mary Pirimpo, ma con scarsissimi
risultati.
È in questi teatri che
conobbe Luigi Citti detto Jimmy, un ex ballerino, noto per la vita notturna
milanese, che divenne il suo amante. Ma conobbe anche Carlo Soresi, detto
“Carlone”, un protettore. che introdusse Maria alla prostituzione.
Erano la fine dei sogni
di Maria che iniziò a prostituirsi nelle case chiuse.
Sognava di fuggire e
tornare ad una vita lontana dalla prostituzione, ma tutto finì il 28 gennaio
1953. Quella mattina il suo corpo venne ritrovato nel fiume Olona, a
Milano, uccisa da 6 colpi di pistola. Il suo corpo venne portato subito
all’obitorio e vennero avviate le indagini.
I primi sospettati
furono, naturalmente, Luigi Citti e Carlo Soresi, ma non c’erano elementi
incriminanti nei loro confronti.
Dopo un anno, con il
coinvolgimento anche dell’Interpol, le indagini non portarono a nulla e il caso
si raffreddò. E ancora oggi è uno dei casi irrisolti italiani.
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