giovedì 16 aprile 2026

 

La canzone di Marinella

 

Quella di Marinella è una storia vera, cantava, nel 1964, Fabrizio de Andrè in una delle sue più belle e famose canzoni.

 

A raccontarlo lo stesso Fabrizio de Andrè che, nel 1993, intervistato da Luciano Lanza, disse:

 

«La Canzone di Marinella non è nata per caso, semplicemente perché volevo raccontare una favola d'amore. È tutto il contrario. È la storia di una ragazza che a sedici anni ha perduto i genitori, una ragazza di campagna dalle parti di Asti. È stata cacciata dagli zii e si è messa a battere lungo le sponde del Tanaro e un giorno ha trovato uno che le ha portato via la borsetta dal braccio e l'ha buttata nel fiume e non potendo fare niente per restituirle la vita, ho cercato di cambiarle la morte. Così è nata "La canzone di Marinella", che se vogliamo ha anch'essa delle motivazioni sociali, nascostissime. Ho voluto completamente mistificare la sorte di Marinella. Non ha altra chiave di lettura se non quella di un amore disgraziato; se tu non racconti il retroscena è impossibile che uno pensi che all'origine c'era una gravissima problematica sociale. Certi fatti della realtà, soprattutto quand'ero giovane, mi davano un grande fastidio, allora cercavo di mutare la realtà.»

 

Ed effettivamente il cantautore genovese si ispirò ad una storia realmente accaduta per scrivere la canzone. È la storia di Maria Boccuzzi.

Maria nasce a Radicena, allora un piccolo comune in provincia di Reggio Calabria, nell’ottobre del 1920. La sua famiglia di origine era molto umile, così nel 1928 si trasferiscono a Milano, ma le cose non migliorano, e la giovane Maria fu costretta ad entrare presto nel mondo del lavoro. A soli 15 anni iniziò a lavorare presso la Regia Manifattura Tabacchi. È in questo contesto che incontrò un giovane universitario. Come lei pieno di sogni, ma anche privo di mezzi economici. Un amore che la portò a scappare giovanissima di casa, per andare a vivere con lui in una soffitta. Ma le difficoltà economiche ebbero la meglio sull’amore, così lui ben presto abbandonò Maria. Lei si ritrovò quindi sola e senza un posto dove stare, costringendola a lavori di fortuna. Iniziò anche a fare la ballerina di avanspettacolo con il nome d’arte Mary Pirimpo, ma con scarsissimi risultati.

È in questi teatri che conobbe Luigi Citti detto Jimmy, un ex ballerino, noto per la vita notturna milanese, che divenne il suo amante. Ma conobbe anche Carlo Soresi, detto “Carlone”, un protettore. che introdusse Maria alla prostituzione.

Erano la fine dei sogni di Maria che iniziò a prostituirsi nelle case chiuse.

Sognava di fuggire e tornare ad una vita lontana dalla prostituzione, ma tutto finì il 28 gennaio 1953. Quella mattina il suo corpo venne ritrovato nel fiume Olona, a Milano, uccisa da 6 colpi di pistola. Il suo corpo venne portato subito all’obitorio e vennero avviate le indagini.

I primi sospettati furono, naturalmente, Luigi Citti e Carlo Soresi, ma non c’erano elementi incriminanti nei loro confronti.

Dopo un anno, con il coinvolgimento anche dell’Interpol, le indagini non portarono a nulla e il caso si raffreddò. E ancora oggi è uno dei casi irrisolti italiani.

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