True Crime
Yara
Gambirasio
Yara
era nata il 21 maggio 1997 e viveva a Brembate di Sopra, in provincia di
Bergamo. Il suo sport preferito era la ginnastica artistica, che praticava
nella palestra vicino a casa, a circa 700 metri da dove viveva con i suoi
genitori.
Aveva
appena 13 anni quel maledetto 26 novembre del 2010. Era una giornata normale,
come tutte le altre. Non era neanche un giorno in cui si sarebbe dovuta
allenare. Ma ad un certo punto dice di dover andare in palestra, avrebbe dovuto
prestare uno stereo alla sua allenatrice. Arriva alla palestra intorno alle
17.30 e probabilmente, almeno secondo le testimonianze raccolto dagli
inquirenti, ci resta fino le 18.40.
Poi
scompare.
I
suoi genitori si allarmano quando non la vedono arrivare e non risponde al
telefono. Partono subito le ricerche. Gli inquirenti riescono a stabilire che
dopo le 18.40 il cellulare della ragazza, oltre alla cella telefonica che
copriva l’area di Brembate di Sopra, si era agganciata anche alle celle di Ponte
San Pietro e Mapello.
Ma
Yara è scomparsa nel nulla.
Le
ricerche coinvolgono centinaia di volontari in tutta la zona coordinati dai
carabinieri. Vengono anche utilizzati cani molecolari sperando che possano
trovare una traccia della ragazza. Ma passano i giorni senza che succeda nulla.
La ragazza non si trova, e naturalmente con il passare dei giorni la speranza che
venga ritrovata ancora viva diminuiscono sensibilmente.
I
cani seguono le tracce di Yara fino a Mapello, in un cantiere. Il fatto che
proprio da quelle parti fosse stata agganciato il cellulare della ragazza il
giorno della scomparsa, convincono gli inquirenti ad approfondire la questione.
Così mettono sotto intercettazione i telefoni di alcuni operai.
Ad
un certo punto i carabinieri credono di aver trovato un sospetto e arrestano un
ragazzo di 22 anni. Mohammed Fikri è un piastrellista che lavorava in quel
cantiere e viene fermato mentre “scappava” a Tangeri, e lo individuano grazie
ad una intercettazione telefonica. Ma ben presto si scopre che è tutto un
grosso errore. Il ragazzo infatti non stava affatto scappando a Tangeri, anzi,
il biglietto per tornare a casa sarebbe stato acquistato prima della scomparsa
di Yara; invece, la traduzione dell’intercettazione (il ragazzo infatti parlava
in arabo) sarebbe stata errata e lui parlava della fidanzata. Fikri viene
rilasciato poco dopo. E di Yara ancora nessuna notizia.
Le
ricerche finiscono il 26 febbraio 2011, 3 mesi dopo la scomparsa.
A
una decina di chilometri da casa Gambirasio c’è Chignolo d'Isola, un paesotto
di poco più di 3 mila abitanti. Un uomo, in aperta campagna, stava facendo
volare un suo modellino di aereo. Ad un certo punto scorge qualcosa proprio
vicino a dove era atterrato il suo modellino. Era il corpo di una ragazza. La
cosa che colpisce è che quella zona era stata già perlustrata, ma non è stato
mai trovato nulla.
Avevano
ritrovato Yara.
La
ragazza aveva indosso gli stessi vestiti che aveva il giorno della scomparsa,
con il reggiseno slacciato e gli slip lacerati e leggermente abbassati. Erano
anche visibili dei lividi e delle ferite sul corpo.
Naturalmente
viene predisposta subito l’autopsia. I risultati sono sorprendenti. La ragazza infatti
presenta, si, ferite multiple, ha
anche un trauma cranico, un profondo taglio al collo e altre ferite da taglio.
Ma nessuna di queste ferite era mortale,
tanto che la causa della morte era stato attribuito a una combinazione di questi traumi con l’ipotermia.
In pratica Yara fu abbandonata ferita nel campo e morì a causa del freddo durante la
notte. Secondo le conclusioni del medico legale, poi, la ragazza non aveva
ricevuto violenza sessuale.
Ora c’era un
corpo da ridare alla famiglia e si iniziano le indagini per omicidio.
Ma questo
ritrovamento porta anche ad una grande svolta del caso, perché sul corpo della
ragazza verrà trovato anche un profilo genetico che non appartiene alla
famiglia e che i periti denomineranno Ignoto 1.
Proprio
questa traccia di DNA sarà fondamentale per la risoluzione del caso, ma non
solo, farà partire il più importante lavoro scientifico ed investigativo sull’individuazione
del sospettato; infatti, verrà fatto il test del DNA su più di 22 mila persone,
probabilmente la ricerca, almeno in Italia, più importante mai fatta.
Ma non sarà
semplice.
Andiamo con
ordine.
Come abbiamo
detto, i periti trovano questa traccia genetica sul corpo della ragazza e la
confrontano con i parenti di Yara senza trovare però nessuna corrispondenza,
poi inseriscono i risultati del test nella banca dati nazionale, ma anche
questa volta nessun esito.
Per ora quel
profilo è ignoto 1.
Con caparbietà
gli inquirenti predispongono il test ad un campione altissimo, più di 22 mila
uomini della zona e che si trovavano nel presunto orario del rapimento della
ragazza nella zona.
Il primo
risultato arriva. Uno dei test effettuati ha un grado di parentela con il padre
del sospettato.
Viene così
individuato Giuseppe Guerinoni, un ex autista di autobus. Guerinoni ha due
figli. Ma secondo le analisi entrambi sarebbero estranei ai fatti. Guerinoni
avrebbe un figlio illegittimo? Possibile. Ma c’è un problema, lui è morto nel
1999 senza lasciare traccia di un eventuale figlio illegittimo.
Gli
investigatori continuano la ricerca di ignoto 1 e arrivano a individuare la
seconda parte del DNA di Ignoto 1 che apparterrebbe a Ester Arzuffi, madre
biologica di Ignoto 1.
Gli
inquirenti capiscono di trovarsi vicino alla soluzione del caso. Infatti, tre i
figli di Ester c’è Massimo Bossetti, un operaio edile di Mapello. Attraverso un
finto controllo stradale, riescono a procurarsi il DNA di Bossetti. Le analisi
confermano che è lui ignoto 1. Per di più, attraverso alcune telecamere di
sorveglianza, gli investigatori individuano il furgoncino di Bossetti nei pressi
la palestra di Yara anche nel giorno del delitto.
Il 16 giugno
2014 Massimo Bossetti viene arrestato.
Naturalmente
Bossetti si dichiara fin dal suo arresto innocente. Ma la prova del DNA sarebbe
una prova di colpevolezza difficile da contestare. Ma secondo la difesa ci
sarebbe una spiegazione: il sangue di Bossetti si sarebbe trovato su alcuni
attrezzi da lavoro dello stesso Bossetti, attrezzi che gli erano stati però rubati
e poi utilizzati dal “vero” killer per colpire Yara.
La Procura
invece basa proprio sul DNA la sua tesi accusatoria. Altro elemento a carico di
Bossetti, poi, sarebbe la compatibilità di alcune fibre ritrovate sul corpo di
Yara con quelle dei tappetini del furgone di Bossetti stesso. Gli investigatori
avrebbero anche trovato materiale compromettente nel PC della ragazza.
Il 27 aprile
2015 si avvia il processo.
A questo
punto la difesa contesta il fatto di non poter analizzare i campioni di DNA
ritrovati sul corpo della ragazza. Il motivo è molto semplice, il materiale
genetico ritrovato sarebbe scarso e quindi impossibile ripetere gli esami
stessi, l’unica possibilità è lavorare solo sui documenti prodotti dalla
procura.
Il processo si
conclude il 1° luglio 2016 quando la Corte d’Assise di Bergamo condanna Bossetti
all’ergastolo per omicidio aggravato, con la qualificazione di delitto con
tortura e crudeltà nei confronti della vittima minorenne. Sentenza confermata
in appello (nel 2017) e in Cassazione (2018).
Caso finito?
Solo fino ad
un certo punto. Perché anche dal carcere Bossetti continua a proclamarsi
innocente. L’ultimo aggiornamento però c’è stato solo lo scorso novembre quando
gli avvocati della difesa hanno avuto la possibilità di poter accedere a 9 mila
(degli oltre 22 mila) campioni di DNA che sono stati prelevati durante le indagini.
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