mercoledì 25 febbraio 2026


 

La prova

 

Tra fiction e true crime. La prova, serie tv su Netflix, è basata sul libro The Breakthrough, scritto dalla giornalista Anna Bodin e dal genealogista Peter Sjölund. Come leggiamo dalle primissime immagini della serie, tutto inizia il 19 ottobre 2004, nella cittadina svedese di Linköping, poco più di 100 mila abitanti. Un duplice omicidio, Mohamed Ammouri, di 8 anni, e Anna-Lena Svensson, di 56. Un omicidio che sconvolge la piccola comunità svedese, in una città dove si conoscono tutti. Quel 19 ottobre prende il via una delle più lunghe e complesse indagini investigative della storia della Svezia. Per il detective chiamato a risolvere il caso, questo omicidio diventa una vera a proprio ossessione, anche perché per quasi due decenni il caso non ha un colpevole. Sulla scena del crimine viene ritrovato sia l’arma del delitto, un coltello a farfalla, che tracce del DNA che appartengono all’assassino. Purtroppo, questo profilo genetico non è presente negli archivi della polizia, e nasce così un’indagine che porterà a fare 5 mila test sui maschi tra i 15 e i 30’anni e ad interrogare 7 mila individui. Per di più anche il delitto sembra strano, la vittima, il piccolo Mohamed, sembra sia stato scelto a casa e Anna-Lena sia stata uccisa solo perché ha provato a salvare il bambino, difficile trovare un movente e un modus operandi, quindi difficile fare un profilo psicologico dell’assassino, trovare una spiegazione. Difficile trovare l’assassino. Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, per 16 l’indagine non ha sviluppio, quando arriva la svolta (The Breakthrough, il titolo del libro e della serie originale, significa appunto la svolta, forse titolo sarebbe stato più appropriato): il genealogista Peter Sjölund inizia a collaborare con la polizia e, grazie al suo metodo d’indagine, si arriva ad individuare il colpevole.

Nella serie seguiamo il lavoro del detective John (interpretato da Peter Eggers). È lui ad avere la guida del caso, e capiamo fin da subito che per lui questo caso diventerà un’ossessione tanto da mettere in crisi il suo matrimonio (la moglie, incinta, lo lascerà appena nasce il bambino, lamentandosi proprio della sua assenza). Un’ossessione che dura 16 anni. Nella serie vediamo la prima parte delle indagini quando poi la polizia non riesce ad andare avanti. Gli anni passano e quel caso diventa un cold case, una notizia del TG.

Dopo 16 anni, il caso sta per essere archiviato, troppe risorse spese per nulla. A John sono consessi una manciata di giorni prima di doversi occupare di altro. Ed è qui che arriva la svolta, John viene a sapere che un genealogista (Mattias Nordkvist) ha un metodo innovativo per risalire all’identità dell’omicida. Inizia una corsa contro il tempo per arrivare alla verità.

La serie, come abbiamo detto, è il racconto di un caso di cronaca che ha colpito la Svezia, e non solo per la caparbietà delle forze dell’ordine che non hanno mai smesso di investigare, ma anche per l’utilizzo di tecniche scientifiche sperimentali ma determinanti per la risoluzione del caso. In qualche modo possiamo trovare delle analogie con caso di Yara.

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