La prova
Tra
fiction e true crime. La prova, serie tv su Netflix, è basata sul libro The
Breakthrough, scritto dalla giornalista Anna Bodin e dal genealogista Peter
Sjölund. Come leggiamo dalle primissime immagini della serie, tutto inizia il
19 ottobre 2004, nella cittadina svedese di Linköping, poco più di 100 mila
abitanti. Un duplice omicidio, Mohamed Ammouri, di 8 anni, e Anna-Lena
Svensson, di 56. Un omicidio che sconvolge la piccola comunità svedese, in una
città dove si conoscono tutti. Quel 19 ottobre prende il via una delle più
lunghe e complesse indagini investigative della storia della Svezia. Per il
detective chiamato a risolvere il caso, questo omicidio diventa una vera a
proprio ossessione, anche perché per quasi due decenni il caso non ha un
colpevole. Sulla scena del crimine viene ritrovato sia l’arma del delitto, un
coltello a farfalla, che tracce del DNA che appartengono all’assassino.
Purtroppo, questo profilo genetico non è presente negli archivi della polizia,
e nasce così un’indagine che porterà a fare 5 mila test sui maschi tra i 15 e i
30’anni e ad interrogare 7 mila individui. Per di più anche il delitto sembra
strano, la vittima, il piccolo Mohamed, sembra sia stato scelto a casa e Anna-Lena
sia stata uccisa solo perché ha provato a salvare il bambino, difficile trovare
un movente e un modus operandi, quindi difficile fare un profilo psicologico
dell’assassino, trovare una spiegazione. Difficile trovare l’assassino.
Nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine, per 16 l’indagine non ha
sviluppio, quando arriva la svolta (The Breakthrough, il titolo del libro e
della serie originale, significa appunto la svolta, forse titolo sarebbe stato
più appropriato): il genealogista Peter Sjölund inizia a collaborare con la
polizia e, grazie al suo metodo d’indagine, si arriva ad individuare il
colpevole.
Nella
serie seguiamo il lavoro del detective John (interpretato da Peter Eggers). È
lui ad avere la guida del caso, e capiamo fin da subito che per lui questo caso
diventerà un’ossessione tanto da mettere in crisi il suo matrimonio (la moglie,
incinta, lo lascerà appena nasce il bambino, lamentandosi proprio della sua
assenza). Un’ossessione che dura 16 anni. Nella serie vediamo la prima parte
delle indagini quando poi la polizia non riesce ad andare avanti. Gli anni
passano e quel caso diventa un cold case, una notizia del TG.
Dopo
16 anni, il caso sta per essere archiviato, troppe risorse spese per nulla. A
John sono consessi una manciata di giorni prima di doversi occupare di altro. Ed
è qui che arriva la svolta, John viene a sapere che un genealogista (Mattias
Nordkvist) ha un metodo innovativo per risalire all’identità dell’omicida.
Inizia una corsa contro il tempo per arrivare alla verità.
La
serie, come abbiamo detto, è il racconto di un caso di cronaca che ha colpito
la Svezia, e non solo per la caparbietà delle forze dell’ordine che non hanno
mai smesso di investigare, ma anche per l’utilizzo di tecniche scientifiche sperimentali
ma determinanti per la risoluzione del caso. In qualche modo possiamo trovare
delle analogie con caso di Yara.
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