La
sezione Q
Nel
2007 in Danimarca esce “Kvinden i buret” dello scrittore Jussi
Adler-Olsen. Adler-Olsen, classe 1950, è cresciuto nelle cliniche
psichiatriche, ma non perché malato, più semplicemente il padre era un medico
psichiatra. Prova diversi lavori, prova anche a seguire le orme del padre, ma alla
fine sarà con Kvinden i buret che si presenta al grande pubblico. Libro arriva
in Italia nel 2011, edito da Marsilio, con il titolo: La donna in gabbia.
Il
libro ha un discreto successo e ne nasce una serie (da noi è appena uscito il
10 capitolo della saga dal titolo
Sette
metri quadri).
In
La donna in gabbia inizia quindi la serie della Sezione Q, una
squadra mal assortita della polizia di Copenaghen che ha il compito di indagare
sui casi irrisolti. A guidare la squadra è l’ispettore Carl Mørck. Carl ha un
recente passato burrascoso: una sparatoria all’interno di un appartamento dove
lui e alcuni colleghi stavano facendo un sopralluogo. Le conseguenze sono
nefaste, Carl ne uscirà con una grave ferita (e non solo fisica), un collega
morto ed un altro, per altro amico dello stesso Carl, un grave problema alla
spina dorsale. Quando riprende il lavoro viene marginalizzato dai colleghi e
per trovargli un posto gli creano proprio la Sezione Q, con uffici nei
sotterranei della centrale e come unico aiutante, Assad, un giovane immigrato.
Queste
sono le premesse di una squadra pronta al fallimento.
Il
primo caso a cui lavorano è quello di Merete Lynggaard. Lei era un parlamentare
in rampa di lancio che un giorno, semplicemente, scompare. Era in viaggio, ma
non scenderà mai dal traghetto su cui viaggiava. Che fine ha fatto?
Merete
Lynggaard è scomparsa da cinque anni quando Carl riapre il caso. In verità Merete
Lynggaard è chiusa da qualche parte e l’unico contatto con il mondo esterno, in
quei cinque anni, è una voce metallica che le chiede di rispondere ad una
semplice domanda: “perché sei qui?”.
Fin
da subito quindi sappiamo che dietro alla scomparsa della parlamentare c’è
qualcosa di personale e di profondo, anche se lei non riesce a dare una
risposta. Adler-Olsen riesce, per altro, a dare, nella scrittura, quel senso di
claustrofobia che ci aspetteremo di provare se fossimo rinchiusi un cono
metallico.
Carl,
con il suo nuovo collega, riesce a ripercorrere le indagini.
Da
La donna in gabbia nascono due trasposizioni: un film e una serie
televisiva.
Nel
Film, uscito nel 2013, in Danimarca mantenendo il titolo del libro, mentre in
Italia il titolo è diventato Carl Mørck - 87 minuti per non morire, interpretato da Nikolaj Lie Kaas (Carl) e Fares
Fares (Assad), troviamo le stesse ambientazioni che troviamo nel libro. E anche
la narrazione è molto fedele all’originale.
Nel
2025 viene trasmesso per la piattaforma Netflix Dept. Q - Sezione casi
irrisolti. La prima stagione della serie tv è proprio tratta da La donna in
gabbia. Qualche differenza la troviamo tra libro e serie tv. Intanto è
ambientata ad Edimburgo, in Scozia e non in Danimarca. La vittima è la procuratrice Merritt Lingard,
non più una politica (rampante come la politica, ma la differenza è evidente),
e al posto di Assad troviamo il più maturo Akram Salim, un poliziotto di
origine siriana (le differenze con questo personaggio sono molte, Akram Salim
infatti ha tanta esperienza nel campo investigativo a differenza di Assad). Infine
anche la risoluzione del caso è differente tra il libro e la serie (io
personalmente preferisco quello originale).
Nessun commento:
Posta un commento