lunedì 23 febbraio 2026

 

La sezione Q


Nel 2007 in Danimarca esce “Kvinden i buret” dello scrittore Jussi Adler-Olsen. Adler-Olsen, classe 1950, è cresciuto nelle cliniche psichiatriche, ma non perché malato, più semplicemente il padre era un medico psichiatra. Prova diversi lavori, prova anche a seguire le orme del padre, ma alla fine sarà con Kvinden i buret che si presenta al grande pubblico. Libro arriva in Italia nel 2011, edito da Marsilio, con il titolo: La donna in gabbia.

Il libro ha un discreto successo e ne nasce una serie (da noi è appena uscito il 10 capitolo della saga dal titolo Sette metri quadri).

In La donna in gabbia inizia quindi la serie della Sezione Q, una squadra mal assortita della polizia di Copenaghen che ha il compito di indagare sui casi irrisolti. A guidare la squadra è l’ispettore Carl Mørck. Carl ha un recente passato burrascoso: una sparatoria all’interno di un appartamento dove lui e alcuni colleghi stavano facendo un sopralluogo. Le conseguenze sono nefaste, Carl ne uscirà con una grave ferita (e non solo fisica), un collega morto ed un altro, per altro amico dello stesso Carl, un grave problema alla spina dorsale. Quando riprende il lavoro viene marginalizzato dai colleghi e per trovargli un posto gli creano proprio la Sezione Q, con uffici nei sotterranei della centrale e come unico aiutante, Assad, un giovane immigrato.

Queste sono le premesse di una squadra pronta al fallimento.

Il primo caso a cui lavorano è quello di Merete Lynggaard. Lei era un parlamentare in rampa di lancio che un giorno, semplicemente, scompare. Era in viaggio, ma non scenderà mai dal traghetto su cui viaggiava. Che fine ha fatto?

Merete Lynggaard è scomparsa da cinque anni quando Carl riapre il caso. In verità Merete Lynggaard è chiusa da qualche parte e l’unico contatto con il mondo esterno, in quei cinque anni, è una voce metallica che le chiede di rispondere ad una semplice domanda: “perché sei qui?”.

Fin da subito quindi sappiamo che dietro alla scomparsa della parlamentare c’è qualcosa di personale e di profondo, anche se lei non riesce a dare una risposta. Adler-Olsen riesce, per altro, a dare, nella scrittura, quel senso di claustrofobia che ci aspetteremo di provare se fossimo rinchiusi un cono metallico.

Carl, con il suo nuovo collega, riesce a ripercorrere le indagini.

Da La donna in gabbia nascono due trasposizioni: un film e una serie televisiva.

Nel Film, uscito nel 2013, in Danimarca mantenendo il titolo del libro, mentre in Italia il titolo è diventato Carl Mørck - 87 minuti per non morire,  interpretato da Nikolaj Lie Kaas (Carl) e Fares Fares (Assad), troviamo le stesse ambientazioni che troviamo nel libro. E anche la narrazione è molto fedele all’originale.

Nel 2025 viene trasmesso per la piattaforma Netflix Dept. Q - Sezione casi irrisolti. La prima stagione della serie tv è proprio tratta da La donna in gabbia. Qualche differenza la troviamo tra libro e serie tv. Intanto è ambientata ad Edimburgo, in Scozia e non in Danimarca.  La vittima è la procuratrice Merritt Lingard, non più una politica (rampante come la politica, ma la differenza è evidente), e al posto di Assad troviamo il più maturo Akram Salim, un poliziotto di origine siriana (le differenze con questo personaggio sono molte, Akram Salim infatti ha tanta esperienza nel campo investigativo a differenza di Assad). Infine anche la risoluzione del caso è differente tra il libro e la serie (io personalmente preferisco quello originale).

 

 

 

 


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